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Ningbo. Da pochi giorni sono operativo al presidio di promozione economica italo-cinese realizzato con Dedalo grazie alla felice intuizione di Cassa Padana. La realtà cinese, nella quale sto vivendo questa nuova esperienza lavorativa e umana, mi è parsa da subito per certi versi davvero molto, molto simile alla nostra.

Mattei_cina2In centro città, se non fosse per gli ideogrammi utilizzati su alcune insegne, passeggiando tra Mc Donald, Starbucks, negozi griffati e giovani vestiti alla moda occidentale si avrebbe la sensazione di trovarsi in una qualsiasi delle città europea. Il potere e il fascino (perverso?) della globalizzazione qui lo si tocca con mano.

Per non soccombere di fronte a questa apparente somiglianza, come per il gioco “aguzzate la vista” della nostrana Settimana Enigmistica, nel quale le due immagini affiancate paiono a prima vista uguali e il lettore viene invitato ad individuarne le differenze, così per gioco, proverò a svelarvi alcune differenze che ho, per il momento, colto con la Cina. Iniziando dalle più evidenti.

Per raggiungere l’obiettivo con il tipico entusiasmo del neofita ho iniziato a mescolarmi nel contesto lasciandomi contaminare. Con al mio fianco Lorenzo, fidato collaboratore di Dedalo (per chi viene al presidio Lorenzo, soprattutto nei primi giorni, è un poco come Virgilio per Dante, ovvero una guida indispensabile in questo aldilà), abbiamo già macinato chilometri in lungo e in largo per diversi quartieri. A piedi, in bicicletta e in taxi.

Primissimo riscontro: rispetto a noi i cinesi sono tanti ma tanti di più. Dal punto di vista fisico ho colto con attenzione indagatrice di “lombrosiana” memoria alcune sfumature, meno evidenti rispetto agli “occhi a mandorla”, che trovo interessante condividere.

Il sovrappeso non è un problema diffuso tra i cinesi. La cucina cinese quindi incassa un importante punto a suo favore confermandosi equilibrata, povera di grassi, zuccheri e carboidrati. E nonostante ciò, molto variegata e per la mia sperimentazione anche gustosa (ma si sa i gusti sono personali… come le opinioni del resto). O almeno così è per il momento.

A giudicare infatti dalla rapida crescita dei fast food, frequentati soprattutto dai giovani, c’è da pensare che presto o tardi questa virtù cinese possa essere messa a dura prova dal richiamo tentatore (ricordate le sirene di Ulisse…) delle ammaliatrici e subdole calorie “occidentali”.

Anche la calvizie, infame piaga che affligge il cuoio capelluto tipicamente maschile, in Cina è un fenomeno raro. Come rarissimi sono i cinesi baffuti. I barbuti non sono nemmeno pervenuti. Solo grandi personaggi storici cinesi hanno potuto vantare baffi e prodromi di barbe e qui sono veneratissimi. Io con il mio pizzetto magari non farò un figurone… comunque mi faccio notare al punto che qualcuno per strada mi ha già chiesto il “selfie”.

I cinesi quindi hanno i capelli e pochissimi peli. Breve pausa per il “gioco della verità”: chi di Voi (e mi rivolgo agli uomini) potendo scegliere non ci metterebbe la firma? Mi viene poi da pensare che tra cucina e bulbi piliferi ci possa essere una correlazione che merita di essere approfondita, ma che non mi compete. In merito se fra i lettori ci fossero endocrinologi e dietisti sappiano che la Cina potrebbe rivelarsi terreno fertile per studi e analisi.

Altra differenza sostanziale i bambini, o meglio intendo dire il numero di bambini che si incontrano per strada. Sebbene in Italia ci sia da anni la crisi delle nascite (scrive uno che di figli ne ha “solo” 4 e che ha fatto la sua parte per invertire la tendenza), da noi i bambini si vedono regolarmente, perlopiù accompagnati da genitori, nonni o tutt’al più dalla baby sitter.

Nei nostri, sempre troppo pochi, parchi pubblici li si può vedere riuniti in piccoli branchi mentre giocano e si azzuffano festosi. Nessuno di noi avvertirebbe la loro presenza come un fattore anomalo o degno di nota. Consulto Wikipedia. A Ningbo risultano ben 7.605.700 abitanti dal dato storicizzato al 2010. Siamo nel 2015. Mi informo meglio e riscontro che il “dato” acquisito dal sito è, come temevo, troppo “datato” (voilà… mi è riuscito un piccolo gioco di parole).

Ad oggi a Ningbo dovrebbero effettivamente abitare più di 10 milioni di persone. In pratica l’intera Lombardia. Va considerato che in Cina ogni famiglia può avere in genere un solo figlio anche se su questo capitolo il Governo cinese sta rivedendo in parte la politica demografica in un senso meno vincolante. Anche tenendo conto di questa particolarità, il risultato matematico, molto approssimativo e volutamente arrotondato al ribasso, farebbe ritenere che almeno 500 mila bambini in età scolare e prescolare possano vivere in questa metropoli. Risultato pratico. I bambini effettivamente incontrati li conto davvero sulle dita di due mani (non esagero… parola di scout), inserendo nel novero anche Kewin e Cosimo, però nati in Italia, ovvero i figli di Yanting e Linda di Dedalo che mi hanno accolto al mio arrivo a Ningbo.

In questi primi giorni poi non ho ancora visto un solo cane o un solo gatto per strada. Questa circostanza, per quanto possa risultare gradita quando si cammina per strada (qui si può infatti camminare a testa alta, guardandosi attorno senza particolari pensieri e senza correre il rischio che le scarpe incappino in spiacevoli… incontri ravvicinati del terzo tipo), lascia spazio a diversi dubbi: ma ci sono animali domestici a Ningbo? in caso affermativo, dove sono? vengono tenuti in casa? non escono mai?

Per lo scoop confido nel fine settimana. Sabato e domenica potrò infatti passeggiare in orari diversi rispetto a quelli dei giorni lavorativi e favorito dalla chiusura degli asili e delle scuole, potrei riuscire nell’impresa di immortalare, genitori permettendo, qualche bambino. E padroni permettendo forse anche qualche cane e gatto.

In merito per il momento mi viene da pensare che i bambini cinesi nel tempo libero, per difendersi dallo smog, restino a casa a giocare con gli animali domestici e quando vanno all’asilo e a scuola ci portano anche i loro “pets”. Questa è un immagine serena e confortante che ne scaccia altre ben più inquietanti. E con l’immagine bucolica di una perfetta simbiosi tra bambini e animali domestici cinesi per il momento vi lascio alle vostre “occidentali” incombenze.

A presto e ni hao (ciao…in cinese).

 

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Giuseppe Mattei
Valtrumplino. Laureato in giurisprudenza, prima ancora bancario. Vanta velleità letterarie e artistiche, infatti scrive e scolpisce (legno) solo a tempo perso... Coniugatosi nel secolo scorso è padre di quattro figli: Serena, Letizia, Michele e Luca. Ovvero i soli "pezzi unici" davvero ben riusciti.

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