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Brescia. Con “Forma di donna”, la Galleria dell’Incisione propone dal 1 giugno il lavoro della fotografa Carla Cerati, importante figura nel panorama della fotografia italiana e internazionale che dagli anni Sessanta ha ritratto un’Italia in pieno cambiamento sociale e culturale. La mostra resterà aperta al pubblico sino al 21 luglio. La mostra partecipa alla terza edizione del Brescia Photo Festival “Donne”.

Sono presenti in mostra alcuni scatti tratti da due famose serie che mostrano aspetti diversi della sua personalità: l’ironia sulla “Milano da bere” con gli scatti della serie Mondo Cocktail (1974) e il suo grande talento plastico nelle fotografie appartenenti alla serie Nudi (1973-74).Le sue parole a corollario di questa serie testimoniano l’approccio inconsueto al tema in un momento, gli anni Settanta, in cui il nudo era uno dei meno frequentati tra i generi fotografici: “Mi resi conto che quel corpo per me aveva cessato di appartenere a una persona: non era altro che un oggetto tridimensionale con una sua capacità di assorbire o riflettere o respingere la luce. Tutto si svolse in meno di un’ora, poiché ormai l’idea era uscita dal caos nebuloso che l’avvolgeva da anni. Stampai tutta la notte, provando un’autentica felicità ogni volta che la foto era davanti a me esattamente come l’avevo pensata”.

Nella serie Mondo cocktail, nata per caso in seguito ad un servizio per conto del giornale l’Espresso, si concretizza invece l’interesse della fotografa-scrittrice per la narrazione, per le manifestazioni del cambiamento sociale, per l’incessante metamorfosi delle comunità, dei corpi e dei volti di una Milano degli anni Settanta ricca di personaggi in cerca d’autore.

“…la mia intenzione era di dare un’occhiata critica su quella parte della nostra società, ma mi dovetti correggere, poiché questo avrebbe lasciato supporre la presunzione di non farne parte io stessa, e invece ero come il bambino allo zoo davanti alla gabbia delle scimmie: le osserva e si diverte mentre altri lo osservano e si divertono del suo divertimento.”

Carla Cerati (Bergamo 1926 – Milano 2016) è stata una figura di fondamentale importanza nel panorama della cultura e della fotografia italiana e internazionale. Scrittrice prolifica, con al suo attivo numerosi testi, comincia a lavorare come fotografa di scena con il regista teatrale Franco Enriquez nel 1960, dopo una breve esperienza al Circolo Fotografico Milanese.

Ben presto allarga il suo campo di interessi impegnandosi in inchieste su temi di rilevanza sociale e culturale con fotografie che, lungo l’arco di tre decenni, danno vita a numerosi libri e mostre oltre a comparire su riviste e quotidiani come L’Illustrazione Italiana, Vie Nuove, L’Espresso, La Fiera Letteraria, Du, Leader, il New York Times, L’Express, Time – Life, Die Zeit.

Del 1965 è una sua ricerca sul paesaggio confluita in Nove paesaggi italiani, cartella con 9 fotografie realizzata in 25 esemplari, curata da Bruno Munari con prefazione di Renato Guttuso. Per il celebre lavoro sugli ospedali psichiatrici, pubblicato da Einaudi nel 1969, con il libro Morire di classe, le viene assegnato il Premio Palazzi Reportage.

È di questi anni, dal 1960 al 1980, l’interesse e l’amore per Milano, fotografata a più riprese nei suoi diversi aspetti e nei momenti di forte cambiamento sociale, culturale, politico. Documenta la condizione degli intellettuali spagnoli sotto il regime di Franco, dal 1969 al 1975. All’inizio degli anni Novanta decide di lasciare il mestiere di fotografa e si dedica prevalentemente alla scrittura. Sue opere sono conservate al MoMA di New York, al CSAC dell’Università di Parma, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo.

Dal febbraio 2018 l’Archivio di Carla Cerati è stato affidato, per volontà della figlia Elena, in comodato gratuito al Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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