Soncino, Cremona. Sculture ed opere su carta dialogano intensamente, nella creazione artistica di Ida Rosa Scotti nella mostra allestita al Museo della Stampa sino al 6 gennaio. L’amore per la materia e l’esigenza di soluzioni più plastiche la spingono negli anni 2000 ad affrontare il linguaggio scultoreo. Argilla refrattaria sulla cui superficie interviene aggiungendo ossidi e pigmenti e cellulosa sono i principali mezzi utilizzati durante i primi anni della sua ricerca.

​Nel 2008 Ida Rosa Scotti incontra la pietra frequentando l’atelier degli scultori Annamaria Miglietta e Giacomo Sparasci, originari di Lecce, ai quali deve l’apprendimento del “levare”. Le pietre arenarie sono divenute, da allora, il mezzo principale della sua ricerca favorendo il ricorso ad una maggiore sintesi nelle forme.

​Non si tratta di rispondere ad una visione ancillare del disegno rispetto alla scultura, o considerare il disegno in funzione semplicemente preparatoria. Non vi è alcuna ipotesi di subordinazione, alcuna ipotesi che legittimi la costituzione di una impropria scala di valori. Le opere, ciascuna, hanno propria autonomia, esplorano valori e relazioni, definiscono riflessi sulla sensibilità delle materie, nella direzione di costituire idee di spazialità, attraverso un’intersecazione fra le opere che forma rimandi costanti, fra l’impeto della tridimensionalità e la creazione – attraverso il segno – di uno spazio complesso, che si apre con una intensa idea – un’aspirazione – di dinamicità.

Graffiare e levigare: il segno si sensibilizza, come nel trattare una materia che avverte delle asperità, che le conferma e le rende evidenti. Vedere i contrasti nella spazialità che si crea man mano, valutare le contraddizioni nelle dinamiche profonde fra materia e forma, interrogarsi sui processi che si susseguono: alludere diviene un modo di evidenziare, esplorando l’incerta concretezza delle cose, segni e materie.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.