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Ragazzola di Roccabianca (Parma) – Sabato 24 marzo alle ore 21.15, presso il Teatro del Sole di Roccabianca, si potrà assistere allo spettacolo “Forse non sarà domani – vita e canzoni di Luigi Tenco”, con Rocco Papaleo, e con Arturo Valiante al pianoforte, Guerino Rondolone al contrabbasso, Davide Savarese alla batteria e percussioni, Marco Sannini alla tromba. Soggetto e testo di Stefano Valanzuolo.

Un racconto della vita e delle opere di Luigi Tenco attraverso canzoni, frammenti di interviste e lettere che vede Rocco Papaleo protagonista e, allo stesso tempo, spettatore della vita del cantautore morto suicida cinquanta anni fa. Accompagnato da ottimi musicisti, Papaleo si fa voce narrante e cantante muovendosi tra ricordi e dialoghi diretti col pubblico, non senza quella ironia sorniona che lo caratterizza.

Senza manierismi o affettazioni ma con la semplicità elegante di chi a Tenco ha voluto bene, di chi con la sua musica ha intrecciato momenti della propria vita, di chi è stato suo fan, e che ora ne diventa testimone sulla scena, in una condivisone collettiva con la platea, Papaleo con questo spettacolo riesce ad esprimere i pensieri e le emozioni del cantante attraverso brani come “Cara maestra“, “Un giorno dopo l’altro“, “Lontano lontano“, “Uno di questi giorni ti sposerò“, “Ciao amore ciao“.

Il risultato è un giusto omaggio ad un artista eccezionale e vero che, a differenza di quanto sostenuto da molti, amava profondamente la vita e il pubblico. Il suo ricordo e le emozioni sono vive e nonostante sia impossibile chiuderle in una rigida struttura scenica, la scelta autoriale di dividere in quadri gli snodi principali della poetica artistica e umana di Tenco risulta chiara ed efficace attraverso l’associazione di una canzone del suo repertorio a ciascuno dei temi affrontati dallo spettacolo: l’amore, la famiglia, o ancora la musica, i media o l’odiato Festival di Sanremo.

Risulta naturale che l’attore entri ed esca dal suo personaggio in un continuum impercettibile e che gli spettatori durante lo spettacolo vengano invitati a cantare rime che di certo avrebbero ripetuto sottovoce se non gli si fosse stata data l’opportunità di riportarle alla memoria in coro diretti dallo stesso Papaleo.

Arrangiate in chiave beat o sotto forma di ballate jazz, le musiche originali corrono attraversando un tempo, quello degli anni ‘60, nostalgico a molti, e di cui sembra naturale sentirsi parte anche per chi anagraficamente non lo ha vissuto, ma che delle storie che lo hanno attraversato, dei personaggi che lo hanno abitato, e delle vicende politiche e sociali che lo hanno segnato ha conoscenza, quasi per innata empatia.

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