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La caccia con le aquile è di tradizione antichissima per l’etnia kazaka che abita la regione mongola di Bayan-Ulghii, al confine con il Khazakhistan e la Cina. E’ una zona remota (4-5 giorni di jeep da Ulaan Baatar), tra le più affascinanti della Mongolia.

Le montagne dell’Altai si estendono per oltre 600 chilometri di piccole colline, cavità, laghi blu, ghiacciai, pareti a strapiombo e picchi di oltre 4.000 metri. E’ un paesaggio incantato di una natura primitiva che stordisce il viaggiatore come un tuffo nel principio del mondo. Non a caso su queste montagne lontane si sono rifugiati gli ultimi esemplari dello splendido e ormai rarissimo Leopardo delle nevi.

Ai primi di Ottobre si svolgono due manifestazioni, una tradizionale nella città di Olgi , (1 e 2 Ottobre), l’altra di più recente introduzione (Golden Eagle Festival) che di solito è programmata per il 6-7 Ottobre.

Da ogni parte della regione convergono i cacciatori nei loro abiti tradizionali, possono essere oltre 200, e mentre si avvicinano al galoppo al campo di gara è tutto un balenare di cappelli rossi sugli abiti scuri.

Quando scendono da cavallo, reggendo l’aquila sul braccio avvolto da una spessa guaina di pelle, lo spettacolo è identico a quello che ha descritto Marco Polo. A quei tempi la caccia con l’aquila era praticata dai regnanti come esibizione di potere, migliaia di falconieri accompagnavano il Kublai Khan per la caccia alla selvaggina minuta.

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