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Legnago (Verona) – Scende dall’Alto Adige il fiume alpino che disegna la grande pianura veronese. Dalla sorgente – a quota 1550 metri vicino al lago di Resia – il fiume attraversa la Val Venosta profumata di mele, a Merano disegna la Val d’Adige e a Trento scorre nella Val Lagarina fra i vigneti di Marzemino.

A Verona entra dalla diga di Ceraino, attraversa la città, esce nelle campagne verso sud est, raggiunge Albaredo e prosegue verso il mare Adriatico in quel Porto Fossone che sta tra le foci del Brenta e del Po.

La forza motrice della Bassa veronese è sempre stata l’acqua dei fiumi. Dell’Adige e di quelli minori. Un’acqua che serviva per irrigare, allagare le risaie e far girare le pale dei mulini. Nel Quattrocento di mulini se ne contavano sette in questa zona: il primo alla Camara di Buttapietra l’ultimo a S. Zeno di Cerea.

Adige
Lungo l’Adige

Se un tempo fu una grave minaccia per le popolazioni, oggi l’ Adige, imbrigliato a dovere e con argini possenti, vede sfruttate le sommità da piste ciclabili, pedonali ed equestri, tutte rigorosamente chiuse al traffico motorizzato.

Anche alcuni corsi d’acqua minori, quelli che la Bassa dei mulini amava e utilizzava – Bussè, Menago, Tione, Tartaro – hanno subìto un’analoga riconversione. Ovvio che sia la bicicletta la regina di questa terra.

La ciclabile che corre sull’argine porta da Legnago a Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, e raggiunge la foce dell’Adige. In tutto 160 chilometri di argine, di volta in volta sterrato e asfaltato, dove generosi agriturismo e bed&breakfast accolgono il viaggiatore per qualche notte di riposo.

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La mappa della ciclovia

La ciclovia lambisce anche i confini dell’agriturismo Tre Rondini, alle porte di Legnago. Un’oasi incontaminata con una casa padronale d’altri tempi, un grande giardino, un’area gioco per i bambini, gli animali della fattoria (pony e asinelli compresi) e una cucina che grazie alla maestria della famiglia Menghini e della creatività insaziabile della signora Cinzia, sforna marmellate casalinghe, conserve di verdure, bigoli, preziose verdure. Tutto coltivato e prodotto nell’area dell’agriturismo.

Ma il valore aggiunto delle Tre Rondini va scoperto in un giovane bosco. Uno di quelli di cui vanno fiere queste Valli Grandi, interrotto e immenso spazio di 15-20mila ettari di bonifica agricola priva di insediamenti industriali e contesti urbanistici pesanti. Un unicum nella pianura padana della galassia metropolitana.

La scoperta è un progetto “a pieni polmoni” nato grazie all’allora Banca Veneta 1896 (dal 1 gennaio 2012 confluita in Cassa Padana) proprio per ricreare qui un bosco di pianura, a vantaggio dell’ambiente e di chi ci abita.

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Il bosco cresce…

Ogni albero piantato, e ormai sono centinaia, alcuni già molto grandi, permette l‘abbattimento di una quantità stimata di circa 700 kg di CO2. Le piante che qui stanno crescendo, sul terreno delle Tre Rondini, sono di varie specie, dal noce alla farnia, dal ciliegio al tiglio, con un ciclo di vita che va dai 20 ai 30 anni.

L’area veneta di Cassa Padana con questo progetto, non a caso chiamato il Bosco di Kyoto, si è imposta come esempio sul territorio per trascinare nuovi insediamenti produttivi a contribuire alla riforestazione in un ottica di sviluppo ecosostenibile. E a fare delle Valli Grandi un elemento d’attrazione per il turismo lento e consapevole.

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