“Io vivo qua: nel luogo fatto di campagne piatte, strade bianche e desolate.
II posto delle grandi case che resistono al tempo, dove la nebbia, l’afa e la neve annullano ogni colore.
Questo è il mio sogno a km zero; una strana utopia visiva, un lamento sussurrato di una terra carica di forza e fragilità.
E’ il mondo che in realtà non esiste ma c’è dentro di noi, dobbiamo solo avere il coraggio di pensarlo, sognarlo e restituirlo al futuro.”

Brescello, Reggio Emilia. Introduce con queste parole Francesca Artoni la mostra Futopia Emilia – Fotografie e sogni a km zero,  allestita presso la Sala Espositiva del Museo “Brescello e Guareschi, il Territorio e il Cinema”, in Via Cavallotti 24. L’inaugurazione è prevista per sabato 11 gennaio alle ore 17. La mostra rimarrà aperta fino all’8 febbraio con ingresso libero. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione “Paese di Don Camillo e Peppone” e dal Comune di Brescello.

Nella presentazione Monica Benassi scrive: “C’era una volta una nonna che in una stalla di una via non ben precisata della bassa reggiana narrava storie surreali e fantastiche fatte di bestie nere e strane ,di mondi fantastici popolati da animali parlanti che, per mezzo

della fiaba raccontavano al piccolo Paolo, seduto a piedi della nonna, le grandi verità da tramandare di generazione in generazione.

Francesca non era nata, ma, queste fiabe le ha fatte sue con la scrittura che meglio le si appropria fatta di luce e fantasia, in un mondo ordinario che attraverso le sue parole visive diventa straordinario. L’amore per la sua terra si legge potente e forte come un grido in ogni tavola visiva da lei costruita.

Non poteva con solo l’elemento naturale raccontarci ciò che aveva dentro, non bastava ,era troppo grande quello che voleva dire e cosi come tanto tempo fà è ricorsa all’immaginifico del mondo surreale padano ripercorrendo ,senza saperlo, frasi che il grande scrittore Cesare Zavattini lasciava per gli amici più intimi nel suo rapporto d’amore con una terra mai dimenticata.

La terra soffre, la sfruttiamo, ne inscatoliamo i frutti ,ne inquiniamo i corsi d’acqua e quando lei grida il suo dolore ,spaventati, cerchiamo di arginarla senza renderci conto che siamo noi la prima causa di un male che può e deve essere fermato.

Nella utopia visiva che l’autrice ci propone è tutto evidente, lo fa con garbo e delicatezza, sussurrando lamenti e fragilità di una terra di famiglia che l’ha vista crescere e formarsi donna sensibile e sognatrice come è.

Grazie Francesca ,il tuo sogno a km zero ci dimostra che un altro mondo c’è,dentro di noi, dobbiamo solo avere il coraggio di pensarlo, sognarlo e restituirlo al mondo stesso
perché diventi suo e il domani sarà un futuro migliore per tutti noi.”