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Roma. “G124” può, a prima vista, sembrare una sigla anonima se non la si legge come una sorta di acronimo, in cui “G” sta per Palazzo Giustiniani, edificio del XVI° secolo sede di rappresentanza del Senato; “1” sta per il primo piano del palazzo e “24” l’aula assegnata al Senatore a Vita: l’architetto Renzo Piano.

G124 è impresso su una targa in ottone a lato della porta dell’aula, che il Senatore Renzo Piano ha letto prendendo possesso dopo la nomina. Un “passo dopo l’entrata” G124 è divenuto un progetto, nato immediatamente da una delle geniali intuizione del più famoso architetto del Mondo. Un progetto dove Renzo Piano devolve il suo stipendio da senatore in 12 borse di studio annue assegnate a neolaureati in architettura per la realizzazione di progetti da concretizzarsi in zone delle città, quartieri, luoghi, edifici, sparsi sul territorio nazionale, con criticità sociali, quelle per intenderci che passano sotto l’appellativo di periferie.

Ma non finisce qui. Per ottenere le borse di studio ai neolaureati non basta candidare un progetto, un’idea e uno studio di fattibilità, il progetto deve essere portato termine in breve tempo, cioè i canditati devono mettersi all’opera e in gioco fisicamente, coinvolgendo in primis gli atenei, poi gli abitanti del territorio, i colleghi, le istituzioni. In poche parole per concretizzare l’opera, progettata in buona parte quasi a costo zero, bisogna “sporcarsi le mani” per realizzarla. I progetti mettono in campo parole come riuso, economia circolare e bene comune, intesa come equilibrio e intersezione fra la dimensione sociale, economica ed ambientale ed il relativo impatto generato sul territorio di riferimento.

Il senatore Renzo Piano non si limita a divenire un semplice mecenate, i progetti scelti vengono discussi e concretizzati presso gli spazi della Fondazione Renzo Piano a Genova, messa a disposizione dei candidati, dibattuti e stesi sotto la supervisione del Senatore.

Affascinato, e in qual modo stupito, da questa inconsueta maniera di interpretare una onorificenza della Presidenza della Repubblica, volevo intervistare e imbastire un articolo su uno dei progetti: quello concepito e realizzato dai candidati del Politecnico di Milano, ma l’idea ha avuto un epilogo diverso. Per farla breve ho dovuto lasciare penna, taccuino e macchina fotografica in cambio di trapano, cacciavite e attrezzi da lavoro vari.

A Milano l’equipaggio salpato sulla rotta del G124 è stato tutto al femminile con le neolaureate: Maria Giulia Atzeni, Alessia Cerri, Sara Sapone, al timone la professoressa Raffaella Neri, professore in Composizione architettonica e urbana. La vela aperta su un quartiere di Milano, quello di Niguarda, che fa capo al Municipio 9 e conta 190.000 abitanti, una piccola città in periferia. A bordo un’altra donna l’assessore del Municipio 9, Deborah Giovanati, che ha seguito con entusiasmo l’evolversi del progetto.

La scelta del team è caduta su una scuola, da tempo dismessa, che ad oggi ospita in alcune aule sodalizi che lavorano in campo sociale, ma che lamentano una mancanza di condivisione degli spazi, spesso sottoutilizzati, tra cui un grande giardino in stato di semi abbandono. Renderlo un luogo fruibile da tutti è stato lo scopo primario dell’intervento che, in pochi mesi e tanto lavoro del gruppo, ha rivestito e trasformato un settore della vecchia scuola in centro di aggregazione aperto all’intero quartiere, con spazi comuni e un teatro polifunzionale.

foto Alessandro Lana

La rigenerazione del giardino con panche e tavoli auto costruiti e cassoni a uso orto comune. I materiali usati sono stati recuperati nei magazzini del Comune, gran parte dismessi dopo l’Expo, nell’ottica del recupero, riuso e valorizzazione nel dare nuova vita alle cose. L’ala rinnovata ha preso il nome: “Casa di Quartiere Ciriè 9”.

Giovedì 28 novembre, presso la sala Zuccari di palazzo Giustiniani, alla presenza del Senatore Renzo Piano e della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, sono stati presentati i vari progetti del G124, che oltre a Milano, sono stati realizzati a Roma nel carcere di Rebibbia, a Padova in una parrocchia e a Siracusa in un quartiere periferico.

Si tratta di piccole cose che portano con sé i valori dell’assoluto” le parole del senatore Renzo Piano che ha usato la parola “rammendare” nell’esprimere il concetto di recupero di edifici e luoghi che creano un rinnovato dialogo con il territorio e i suoi abitanti. Piccole cose che divengono esempio e stimolo per le istituzioni, i progetti veicolano un messaggio che può trasformarsi in una logica che preveda sempre più una co-progettazione articolata di beni e servizi in cui tutti gli attori siano parte attiva e che possano, a effetto domino, portare a nuovi scenari di bene comune per l’intera comunità di riferimento.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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