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Mantova – Instancabile mecenate, Arianna Sartori prosegue nella sua galleria mantovana il ciclo di mostre dedicate ad artisti del territorio e no. Sabato è la volta della personale di Marco Piccinelli accompagnata da uno scritto di Maria Gabriella Savoia.

“Marco Piccinelli affronta la sua prima mostra personale con l’entusiasmo del ‘giovane’ artista che è in lui – spiega Savoia – Ciò che finalmente lo ha portato a maturare la decisione di mostrare i suoi lavori, è stato il desiderio di confrontarsi con il pubblico, …con l’altro, …con lo sconosciuto, per avere, forse, conferme al proprio percorso di ricerca.

Ricco di cultura, l’artista trasporta su carte i soggetti delle sue ispirazioni fantastiche e fantasiose, eseguiti prevalentemente con un disegno veloce e sicuro, determinato da un unico segno eseguito a pennarello, usando un grigio ardesia; mentre le forme chiuse che determina, sono precisate e colorate con l’uso dell’acqua sporcata con la lavatura dei pennelli, in realtà Piccinelli realizza dei monocromi.

E dalla osservazione di queste figure bidimensionali che ci riportano alla mente certa pop-art, emerge palesemente la sua forte urgenza di stendere sulla carta e di concludere velocemente ogni singolo foglio; non un ripensamento, non un’incertezza, come se ad ogni foglio corrispondesse un singolo pensiero che deve essere comunque subito esplicitato e palesato.

Nei suoi lavori, molti sono gli elementi che compaiono e si rincorrono, a volte strutture architettoniche, memorie della sua attività professionale, altre volte motivi con interventi optical, che stimolano e coinvolgono l’osservatore inducendolo in uno stato di instabilità percettiva.

E poi come in un teatro barocco una sovrabbondanza di oggetti famigliari, o d’arredo, lampade e candelabri, tridenti, sedie, tavoli, pianoforti, violoncelli, bilance e clessidre, oggetti simbolici che nel loro uso rituale, riportano alla mente l’insinuante ossessione della magia.


Figure mute, asessuate, emblematiche e diafane, definite dalla sola linea della silhouette, appaiono come spiriti nudi, ricoperti da tessuti che li avvolgono e avvinghiano, imprigionandoli strettamente con le loro significative e limitanti cuciture; anime o spiriti che vagano in uno spazio senza luogo e senza tempo alla ricerca di una loro significativa collocazione e liberazione.

Parrebbe si volesse parlare di palese rappresentazione di sogni, piuttosto di incubi, così utilizzando le stesse parole di Freud: “tutto il materiale che costituisce il contenuto del sogno deriva in qualche modo da ciò che abbiamo vissuto e viene riprodotto, ricordato nel sogno”.

In un percorso comunque, che non ‘appare’ rasserenante, l’artista sceglie di raffigurare anche animali tradizionalmente selvatici, serpenti, fenicotteri ed elefanti, aquile, che ci guidano nella sua immaginazione al pensiero e forse alla speranza che la sua arte possa cambiare la realtà delle cose, che componga insomma una sorta di incantesimo, quasi che le sue immagini non siano solo immagini, ma atti di scaramantica magia.

Così per una lettura più simbolica possiamo suggerire che all’aquila si lega lo spirito che vince sul corpo, mentre i serpenti, nel loro cambiare pelle assumono il simbolo di rinnovamento e rinascita che può portare all’immortalità e, gli elefanti, sono emblematicamente memori di potenza, saggezza, temperanza e amore; i fenicotteri, poi, rappresentano l’armonia dei 4 elementi naturali: aria, acqua, fuoco e terra con il significato di amore, sensibilità, indipendenza, positività, fascino, eleganza ed equilibrio.

Ma nel frattempo i suoi lavori si sono fatti più complessi, le forme diventano numerose e appaiono come disegnate su quinte sovrapposte, soggetti e situazioni, quindi si sommano gli uni agli altri assumendo significati sempre diversi e opinabili.

Per capire i lavori di Piccinelli bisogna partire proprio dalla comprensione di ciò che appare, ovvero dalle riflessioni latenti che emergono dalla figurazione stessa, quasi in un gioco di associazioni libere, con l’esplicitazione figurata dei propri pensieri, in modo da creare delle catene associative tra le figure da lui disegnate.

Mi viene il dubbio che le trasparenze e le intuizioni, in Piccinelli siano comunque, davvero, gli elementi di un gioco, un incredibile problem-solving, che si pone come unico obiettivo il puro divertimento dell’artista”.

Marco Piccinelli, bresciano, frequenta il Liceo Artistico a Lovere (Bergamo), quindi si laurea al Politecnico di Milano in Architettura. Sposatosi, svolge la sua professione tutta la vita, oggi si dedica con passione al design d’arredo e di oggetti d’uso.

Marco Piccinelli è tra gli artisti inseriti nel catalogo “Artisti italiani 2021 catalogo Sartori d’arte moderna e contemporanea”.