Nel 1989 Francis Desandré, allora poco più che ventenne, era in attesa del suo primo figlio ed era un operatore di escavatori. Un giorno stava dirigendo da terra dei lavori per spostare dei tubi quando il mezzo ha sobbalzato a causa del terreno irregolare e gli è passato sopra un piede. Lui nel frattempo si è buttato di lato per evitare la caduta dei tubi.

“Lì per lì neanche si è reso conto di cosa era successo – racconta il fratello Romuald – fatto sta che alla fine gli hanno dovuto amputare una gamba, per evitare che la cancrena lo uccidesse. All’epoca, non esisteva il supporto psicologico che c’è oggi, gli è stata molto vicino la famiglia all’inizio, riprendere a lavorare lo ha aiutato perché gli ha ridato l’autonomia, e alla fine lo sport: è un istinto primordiale, secondo me, la competizione ti sprona a fare meglio”.

Proprio Romuald, che da subito ha supportato il fratello anche grazie al suo lavoro nella comunicazione, ha dato il via alla campagna di crowdfunding su Produzionidalbasso.it che mira a raccogliere 8.000 euro per la realizzazione di un documentario, intitolato Gamba in spalla – storie di disabilità”.

Gamba in spalla, storie di di(ver)sabilità – Teaser from romuald on Vimeo.

Lo scopo è raccontare la staffetta sull’Alta Via n.1 (TotDret 2018) che Francis e altri 4 sportivi disabili – Moreno, Fabienne, Lino e Massimo – correranno dall’11 al 13 settembre prossimi e, con l’occasione, di mostrare come questi protagonisti riescono a vivere positivamente e con energie la realtà quotidiana, mescolando nella narrazioni stralci di vita di ognuno.

“Nel 2014 mio fratello ha deciso di partecipare alla Tor del Giantsuna delle più importanti e difficili gare di trail running (corsa praticata in ambiente naturale) che si svolge in Valle d’Aosta – ma abbiamo scoperto che non esistono normative per i disabili.

Lo stesso Comitato paralimpico non è di aiuto in questi casi: spinge per far pubblicità agli sport in carrozzina, ma molte persone amputate potrebbero fare comunque attività con l’aiuto delle protesi”, commenta Romuald.

I due fratelli iniziano allora una campagna di comunicazione che faccia luce sul problema e lanciano una petizione su Change.org che raccoglie molte firme in pochissimo tempo, riuscendo così a trasmetterla all’ex Sottosegretario alle politiche sociali Luigi Bobba.

“Non abbiamo ancora dei segnali dal fronte ministeriale, ma nel frattempo abbiamo fatto campagna di sensibilizzazione sull’argomento in ogni modo, e per fortuna gli organizzatori delle gare leggono i giornali: hanno permesso a mio fratello di fare alcune prove e hanno visto che andava molto bene, così siamo riusciti a mettere in piedi questa staffetta”.

L’attività di Francis e del fratello sta risultando utile anche per creare degli standard di categoria affinché in futuro altri atleti disabili non si trovino a dover affrontare i loro stessi ostacoli.

“Abbiamo conosciuto gli altri atleti tramite la rete: ho già passato due giorni con Lino che fa la guida ambientale escursionistica in Sardegna, per girare una parte del documentario, e ti assicuro che va come una locomotiva – dice Romuald – A prescindere da quanti soldi riusciremo a raccogliere, il documentario si farà e dovrà essere diffuso il più possibile, il guadagno non ci interessa: questo progetto è praticamente la nostra vita, e non permetterò che finisca in un nulla di fatto”. 

Redattore Sociale
Il Network di Redattore sociale raggruppa diverse iniziative di informazione, documentazione e formazione sui temi sociali. A promuoverle è la Comunità di Capodarco di Fermo, dal 1966 una delle organizzazioni italiane più attive nell’intervento a favore di persone in difficoltà e oggi diffusa in varie regioni. Motore di questa rete è la redazione dell’Agenzia giornalistica quotidiana Redattore sociale, nata nel febbraio 2001 ed oggi attiva su un portale web riservato agli abbonati.