Gazzo, Verona – C’era una volta la moda del castorino. La pelliccia più indossata qualche decennio fa, fino a quando, come si sa, le mode passano.

Ma quelle signore forse non ricordano che portavano addosso il pelo delle nutrie. Creature oggi odiate, schifate, disprezzate. Che dopo il loro viaggio dall’America Latina all’Europa, per finire negli allevamenti e trasformarsi in una grassa e conveniente fonte di reddito, sono risultate improvvisamente inutili.

Ma poi, coi nuovi diktat della moda e nuovi animali da sfruttare e scuoiare, le nutrie
sono diventate un ‘peso’. E visto che il rimpatrio sarebbe stato troppo costoso, sono state
lasciate in libertà, invadendo e colonizzando le nostre campagne. Ma non per scelta loro.

Un disastro provocato dall’uomo, dunque, e che continua ad avere conseguenze. Come il
disastro ambientale di Gazzo Veronese, scoperto lo scorso lunedì, dove sono morti
centinaia di animali a causa del mais avvelenato sparso da un agricoltore per eliminare le
nutrie.

Il signore in questione non ha valutato che quel mais sarebbe finito, magari, nello stomaco
di altri animali? Non si è posto alcun problema? O forse, ipotesi terribile, non gli importava
affatto? Nei suoi e nei campi vicini i cacciatori sparano alle volpi, forse uniche predatrici
naturali della nutria.

C’è da stupirsi dunque se prolificano? E le volpi che riescono a scamparla, e fuggono ai cacciatori, magari hanno mangiato le carcasse di animali morti per avvelenamento, morendo a loro volta. E così via.

Fa rabbia pensare che la soluzione, per molti, sia sempre la più semplice: avveleno,
uccido, elimino il problema. Insomma, la morte, sempre e comunque. Eppure le alternative
ci sarebbero.

Come è stato ricordato nel comunicato stampa di Oipa all’indomani della tragedia: la normativa prevede che si possa procedere al contenimento delle nutrie con un
piano di sterilizzazione ed eventuale spostamento, metodo alternativo all’eliminazione
cruenta purtroppo attuata da alcune Amministrazioni.

“Le aree dove sono presenti le nutrie, possono prendere esempio da Torino. La Città
Metropolitana di Torino nel 2018 ha attuato un progetto, al quale la stessa Oipa ha
partecipato insieme ad altre associazioni animaliste, che ha evitato l’abbattimento delle
nutrie”, ricorda Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa Italia.

“La volontà comune di trovare strategie non cruente per il contenimento degli animali ha portato all’attuazione della proposta elaborata dal Centro animali non convenzionali (Canc) della facoltà di Medicina veterinaria dell’Università di Torino.  E così gli esemplari sono stati sterilizzati inlaparoscopia direttamente sul posto con un furgone attrezzato da clinica veterinaria mobile”.

Adesso quindi Oipa, insieme alle altre associazioni di tutela ambiente e animali,
suggerisce e auspica che si proceda alla sterilizzazione dei “castorini”, laddove la loro
presenza possa causare danni alle coltivazioni.

Il Piano di gestione della nutria (Myocastor coypus)  redatto dal Ministero dell’Ambiente e dall’Ispra, nella parte dedicata al controllo della riproduzione, non esclude interventi condotti mediante cattura, sterilizzazione chirurgica e successiva liberazione.

Quanto al disastro di Gazzo Veronese, la denuncia è stata fatta e l’iter è iniziato. Ma nessuna condanna potrà restituire la vita a quegli animali, che vivevano in un terreno così prezioso al punto che proprio lì, ai confini con Ostiglia, sorge l’oasi del Busatello.

Spezza il cuore vedere seminare la morte in un’oasi protetta, nei campi vicini, nella natura. Senza ragionare sulle responsabilità umane che stanno a monte.