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Contrordine: della tal esercitazione non se ne faceva più niente, ma ci si era, ormai, già attivati, per quella manifestazione in armi, significativa della presenza militare a Brescia, alla fine dell’Ottocento.

Quell’anno, cominciava con il sommario ed anche ironico resoconto di una esercitazione in notturna, circa quanto era stato raccolto, nel capoluogo bresciano di quei giorni, dall’edizione del periodico socialista “Brescia Nuova” del primo gennaio 1898: “L’esperimento del generale Queirazza. Verso il tocco della notte del 24 dicembre, il comandante la nostra divisione militare, generale Queirazza, faceva dare l’allarme a tutte le caserme della nostra guarnigione, per un esperimento sulla prontezza delle nostre truppe; quindi, ordinava che i reggimenti, in pieno assetto di guerra, si portassero in piazza d’armi. Era intenzione del generale, dicesi, fare eseguire una esercitazione tattica: ma non essendo stata possibile in causa della intensa nebbia, fece ritornare le truppe nei singoli quartieri. Che per fare un esperimento a delle truppe, da un burlone di generale si sia scelta una notte di dicembre, non ci meraviglia. Tutto è possibile con il militarismo. Quello che, invece, ci stupisce, per la sua ridicolaggine, si è che il generale Quierazza solo si sia accorto che vi era la nebbia fitta, quando i soldati erano già in piazza d’armi!. Questo inutile allarme notturno, del resto, è una delle tante delizie del militarismo; albero che rigogliosamente fiorisce col sangue e col denaro dei lavoratori, ad esclusivo vantaggio di piccole camarille borghesi. Fino a quando esisteranno eserciti permanenti, per la cui compagine è necessaria una disciplina ferrea che dell’individuo fa un automa, sarà sempre possibile che generali, i quali contano per nulla la vita degli uomini, per un mero capriccio facciano svegliare di soprassalto, in una fredda notte di dicembre, migliaia di giovani, nel momento in cui la traspirazione dei corpi è resa più intesa, per farli andare in una piazza d’armi esposta a tutte le brezze con pericolo di buscarsi una polmonite che può mandarli all’altro mondo”.

A carico del comandante Federico Queirazza, l’ambito militare rimanda, oltre che ad una sua lunga carriera maturata nelle truppe alpine, ad una comunque avvalorata letteratura di settore, nell’essere stato autore del testo “Guida pratica per l’educazione del soldato in armonia ai tempi e allo spirito dei regolamenti d’istruzione” del 1874.

Tempo qualche settimana, da quell’insolito evento, pure prestatosi ad essere motivo per una riflessione, ed un altro spunto, era offerto, nel tema, da ciò che, analogamente, si riferiva alla radicata compresenza delle truppe di vari reparti dell’esercito, in una città anche istituzionalmente addobbata a festa, per una ricorrenza civile, come lo era quella dell’introduzione dello “Statuto Albertino”, cadente il 4 marzo, nel rifarsi al 1848, che pare sia andata ad ispirare, alla medesima testata giornalistica, un’ulteriore riflessione, ancora più ideologicamente legata alla propria impostazione di contenuti, argomentati ad effetto.

Un contributo espresso anche a sintomo, non solo del pensiero politico e culturale di tale organo di informazione, ma pure degli aspetti emergenti dal confronto in atto, nella società del tempo, trovandosi pubblicato, in “Brescia Nuova” del 5 marzo 1898, con alcuni riferimenti alla guerra coloniale, mediante l’articolo testualmente indicativo del dato di fatto che: “La rivista militare. Ieri, festa dello statuto, sul Corso del Teatro, sfilò la guarnigione della città davanti ai generali e alle autorità. Inutile dirlo, vi fu uno scintillio d’armi e d’uniformi che mestamente faceva riflettere i contribuenti intelligenti sul bell’impiego che si fa dei loro denari. Tutto manca agli operai ed ai contadini, ma agli eleganti ufficialetti non mancava un bottone. L’esercito quando va a rastrellare il fieno od a mungere le vacche, sul cremonese, per combattere i contadini scioperanti, o quando caccia del piombo agli affamati di Troina e di Modica, rende dei buoni servizi alla classe dirigente; è naturale, quindi, che essa mentre lascia morire d’inedia i pellagrosi od i vecchi inabili al lavoro, abbia per gli ufficiali, che sono la spina dorsale dell’esercito, tutte le cure possibili ed immaginabili. I vincitori….di Abba Garima sono passati tronfi e pettorati ieri sul corso, caracollando superbamente davanti alle signore e signorine estasiate da tanta eleganza e….bravura. Poveri noi che dobbiamo mantenere gli uni e le altre!”.

Farina del proprio sacco era stato pure il pronunciamento, similmente pubblicato da “Brescia Nuova” il 26 novembre 1898, nel proprio ampio bacino di diffusione territoriale, allargato in modo ulteriore a “compagni” altrove militanti, divulgandolo, in coerenza con le difficoltà del momento, compromesse anche da forti tensioni sociali, al punto che, come è noto, era stata, tra l’altro, notizia di quel periodo, la sanguinosa repressione dei moti popolari milanesi, esercitata dal generale Bava Beccaris, nel maggio precedente, a proporzione del ruolo dell’esercito, lontano dai campi di battaglia, ma istituzionalmente impiegato per l’ordine pubblico, nell’ottica, meramente operativa, di un suo ristabilimento: “Lo stato d’assedio legalizzato. Fra le varie leggi reazionarie che il sig. Pelloux presenterà alla Camera, havvi il disegno sullo stato d’assedio. Questo disegno, confezionato da una commissione di giuristi per uso e consumo dei Bava e degli Heusch, ai quali sarà reso più facile raccogliere a buon mercato larga messe di allori, consiste di una quindicina di articoli che, una volta approvati, legalizzeranno tutte le violenze commesse sin qui arbitrariamente e metteranno l’Italia sotto il dominio della durlindana. Per convincersi che ciò asserendo non esageriamo, basta solamente leggere il primo articolo di questo disegno: – Il governo del re è autorizzato ad applicare lo stato d’assedio di cui nella presente legge a quelle città e province nelle quali sia accaduto o si reputi imminente un grave turbamento dell’ordine pubblico, da mettere in pericolo la sicurezza del Regno – . Come si vede, basta l’accenno di un possibile disordine, di uno sciopero, ovvero bastano alcuni di quei complotti inventati dalle questure, perché il governo del re possa applicare lo stato d’assedio. Gli intrighi delle camorre moderate, esageranti ad arte i fatti per potersi disfare da avversari politici, la fantasia dei poliziotti tormentati dalla brama di farsi strada, le paure d’un prefetto, possono facilmente far prevedere come lo stato d’assedio potrà essere applicato per un nonnulla, e la libertà individuale messa continuamente in pericolo. A garanzia della difesa, con la legge in discorso, agli imputati è accordato il diritto di farsi difendere, innanzi ai tribunali militari, da avvocati professionali. Concessione questa ridicola, quando nei recenti processi si è visto negare ad imputati la facoltà di provare il proprio alibi. E questa legge, destinata ad empire le patrie prigioni di persone, soltanto colpevoli di voler pensare a modo proprio, è presentata da un ministero di sinistra sostenuto dai liberali!”.

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