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«Come è la stirpe delle foglie, così è anche quella degli uomini. Le foglie, alcune il vento ne versa a terra, altre il bosco in rigoglio ne genera, quando giunge la stagione della primavera: così una stirpe di uomini nasce, un’altra s’estingue». Omero, Iliade.

Attinge dall’antico canto omerico la XIV edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, che si svolgerà, come di consueto in Lombardia, lungo il Fiume Oglio dal 4 giugno al 21 luglio, coinvolgendo le provincie di Brescia, Cremona e Bergamo. Sempre in veste itinerante quest’anno il tema intorno a cui ruoterà l’intera edizione sarà quello del “Generare”. Un concetto che apre a una ricca serie di significati dai quali potranno nascere e fiorire molteplici approfondimenti, tra cui le implicazioni etiche che attengono la sfera dell’agire.

A declinare il concetto di “Generare” 27 tra i maggiori pensatori e studiosi contemporanei, italiani e stranieri, che si confronteranno in un lungo e proficuo ciclo di incontri serali, aperti al pubblico, e che negli anni hanno sempre registrato un’affluenza crescente di spettatori.

“Crediamo – dice Francesca Nodari – che mai come in questa temperie storica sia necessario offrire una proposta culturale capace di fornire un nutrimento di ordine superiore. Questa è la missione del nostro Festival che si fa fecondo di riflessioni, di piste d’indagine e, in linea di continuità con le precedenti edizioni, il Festival quest’anno pone al centro un tema strettamente connesso all’esistenza di ciascuno”

Allacciandosi al tema del “Condividere”, al centro della passata edizione, il Festival vuole focalizzare la propria attenzione su quanto la società di oggi sia sterile, intrisa di incertezza, indifferenza e cecità morale, e quanto sia importante che la filosofia scenda in campo offrendo il proprio contribuito senza mai abbassare la guardia, in modo che la società non abbia paura di condividere e di accogliere.

Riflettere sulla “generatività” vuol dire avvertire l’urgenza e la responsabilità di discutere di temi quali etica, bioetica e soprattutto solitudine, pregiudizio, dignità dell’altro, che riguardano ciascuno di noi, diventati dei consumatori anche nelle relazioni interpersonali. “Tendiamo a strumentalizzare gli altri e anestetizzare le relazioni” – dice Francesca Nodari – “viviamo in un mondo in cui vige la regola del Homo Homini Lupus”.

Fare un focus sul “generare” significa anche riflettere e capire le trasformazioni della società contemporanea, le utopie e i pregiudizi sociali. Si parlerà della generazione che ha vissuto le due guerre mondiali e la violenza dei totalitarismi, come anche di quelli nati dopo la guerra, nel boom economico per capire con occhio critico gli snodi della nostra società. Chiedersi cosa è accaduto negli anni 60 e 70 significa chiedersi cosa è avvenuto dopo con chi è cresciuto di televisione commerciale e reality show, ma anche cosa ha comportato il fiorire delle biotecnologie fino all’esplosione delle nuove tecnologie digitali e le derive dei social network.

Analizzare le declinazioni del “generare” è anche riflettere sulla forte denatalità che si registra non solo nel nostro paese ma in tutta Europa, nel Nord America e in Australia e che, di concerto all’impoverimento diffuso, ha messo in questione il ruolo della famiglia che diventa l’ammortizzatore principale degli effetti negativi provocati dall’abbassamento del welfare state, dalle crisi economiche e finanziarie e dalla mancanza di lavoro, soprattutto per i giovani.

Il programma.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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