Casa. È questa la sensazione repentina di Mona, appena messo piede in Ghana. Il suo primo viaggio in Africa la segna di più della missione in Ecuador, perché la riporta all’India della sua infanzia, al vivere semplice in simbiosi con la natura.

Mona Singh, originaria di Khanna, nella regione del Punjab, dipendente di Cassa Padana dal 2010, ha fatto parte di un gruppo di dipendenti, soci e amministratori della banca che è andato a fine dicembre in Ghana, nei luoghi dove si stanno avviando progetti di cooperazione.

È una povertà dignitosa quella delle tante comunità visitate nella regione di Jomoro. Qui un porticciolo fa da confine con la Costa d’Avorio, la foresta offre il necessario per sfamarsi e la vita di queste popolazioni, trascorsa tra la spiaggia, la raccolta dei frutti e la pesca, ha la serenità del paradiso per pensionati.

Certo, i problemi di acqua potabile assieme alla carenza di strutture sanitarie e scuole sono sotto gli occhi di tutti, ma il popolo ghanese sa comunque dare più peso a quanto non gli manca. È questa spensieratezza di saper vivere alla giornata che colpisce Mona. Forse questo è il germe del mal d’Africa.

Il microcredito è una terra ancora da esplorare qui in Ghana. Perché i crediti vengono spesso percepiti come donazioni, forse perché sovente distribuiti per fini clientelari. Ma il potenziale economico del paese balza agli occhi non solo dei cinesi. In questa missione, Cassa Padana ha incontrato l’ambasciatrice italiana Laura Carpini ottenendo la promessa di un filo diretto con l’addetto commerciale. E ha stipulato con la Fondazione Nkrumah – presieduta da Samia Nkrumah, figlia del padre del panafricanesimo Kwame Nkrumh – un accordo per un’ampia collaborazione sia nel campo del microcredito che in quello commerciale.