Insegnante, preside, giornalista e sindaco, come, anche, alpino, in guerra, della divisione “Monterosa”, ed, in pace, fra i reduci del Secondo Conflitto Mondiale, iscritto alla sezione “Monte Suello”, non di meno che, a tutto tondo, insignito dei titoli onorifici di “cavaliere”, “cavaliere ufficiale” e “commendatore”, sul coincidente sfondo di un ruolo pubblico, pure interpretato come esponente istituzionale della “Comunità Montana della Valle Sabbia“.

Gilberto Vallini (1925 -1993) di Bione è il protagonista di un libro che lo ricorda diffusamente, nella sua poliedrica personalità, attestata a vari livelli di servizio nella società.

Figura emblematica che sostanzia, in una ampia caratura di eclettica versatilità, gli evocativi riscontri memorialistici a più voci che si avvicendano in poco meno di un centinaio di pagine, attraverso una serie di testimonianze, sviluppate sul crinale di una composita rappresentatività.

La pubblicazione, edita dalla “Grafo edizioni”, per la serie “Profili e testimonianze” della “Biblioteca Valsabbina”, è per la stampa delle “Officine Grafiche Staged” su iniziativa della “Comunità Montana di Valle Sabbia”, al tempo della realizzazione del libro, presieduta da Gian Antonio Girelli che, fra altre sue considerazioni espresse a presentazione di quest’opera biografica, spiega del bresciano Gilberto Vallini che “(…) tutta la sua vita si è sviluppata in una attenta lettura della realtà che lo circondava e in un impegno diretto, sia professionale, nel mondo della scuola, sia politico amministrativo, nelle realtà locali, teso a migliorare le situazioni, a cambiare le cose che riteneva ingiuste. (…)”.

Il libro è a cura di Alfredo Bonomi, pure autore di un contributo di memorie, inserito in un’estemporanea esposizione analitica, insieme ad altri scritti, pubblicati per mezzo dei personali apporti di contenuti, utilmente proposti da “A.C”., da Angelo Aime, da don Antonio Andreassi, da Andrea Barbiani, da Egidio Bonomi, da don Luigi Bresciani, da Fabiano De Zan, da mons. Antonio Fappani, da Giuliano Fusi, da Pino Greco, da Oreste Luigi Mottinelli e da don Gian Mario Tisi, mentre i disegni, posti a corredo della sezione conclusiva del volume, sono a firma di Giovanni Tabarelli.

Disegno di Giovanni Tabarelli

Quest’ultima parte, graficamente illustrata, è dedicata ai racconti pubblicati sul quotidiano “Giornale di Brescia” da Gilberto Vallini, nel contesto di una porzione dei suoi “pezzi”, da lui realizzati durante la lunga collaborazione intercorsa con la redazione di tale affermato e perdurante mezzo di informazione, per altro, pure coltivata, in una diversificata ed in una laboriosa missione giornalistica, anche sul settimanale diocesano bresciano “La Voce del Popolo”, secondo uno stile narrativo che, in questo libro, è qui esemplificato dalla pubblicazione di quanto rispettivamente era, a suo tempo, apparso, pagina per pagina, con il titolo: “Pane e…vino” (gennaio 1956), “Il toro geloso” (20 ottobre 1956), “Orazio e il camoscio” (1 novembre 1956), “I formaggi sono salvi” (9 novembre 1956), “Caccia grossa” (9 dicembre 1956), “Smentita profumata” (7 febbraio 1957), “Il palo” (28 febbraio 1957), “Il muro dei battista” (28 marzo 1957), “Uomini e lepri” (4 maggio 1957), “L’asino artista” (21 maggio 1957), “L’amore e i calli” (6 luglio 1957), “Eccesso di zelo” (19 settembre 1957), “Prega il medico di non curarlo” (17 ottobre 1957), “Cliente di riguardo” (4 ottobre 1958), “Delitto e castigo” (2 dicembre 1958), “Il passero in classe” (9 gennaio 1959), “Le marie” (29 marzo 1959), “Ciucia” il fachiro della Valsabbia” (7 giugno 1959), “Il cloro annacquato” (23 agosto 1959), “Arrivano quelli della tv a vedere Levrange che sgombra” (9 dicembre 1959) e “L’avventura di Pacì. (Come il commerciante-contadino vestonese fu morso da una volpe e come se la cavò a buon mercato)” (13 luglio 1983).

Una antologia di racconti, ispirati a resoconti di cronaca piegati ad un personale stile narrativo, che, unitamente ad altri di questo compianto giornalista valsabbino, ha anche un nome, nella denominazione coeva di “Il sacco del pellegrino”, quasi a resa metaforica della propositiva immagine di una peregrinazione capace di accogliere e di dare voce ad un’umanità pure caricaturale, tra gli altri aspetti, percepibili nelle contingenze del tempo, come tale prospettiva risultava nascosta dietro ai fatti, anche minimi, ma pur sempre significativi, di una dimensione evocativa della corrispondenza stilistica di narratori, non per nulla anche scrittori, oltre che giornalisti, come, ad esempio, Dino Buzzati (1906–1972) e Mario Soldati (1906–1999).

Di questa mediazione letteraria con la realtà, scrive, fra l’altro, Giuliano Fusi: “(…) Del suo lavoro, rimane oggi un resoconto pudico della vita minuta e quotidiana dove la gente si muove con misurata, ma intensa partecipazione. Come osservatore e protagonista degli anni trascorsi, è diventato una delle voci predilette della curiosità quotidiana e ha offerto ritratti della valle popolare lasciandoci un materiale prezioso per capire l’evoluzione della società valsabbina e diventando egli stesso personaggio popolarissimo. (…)”.

I disegni di Giovanni Tabarelli, intervengono a cogliere l’efficacia di questo pittoresco focalizzarsi di situazioni, dando corpo visivo a curiose esternazioni, sottolineate dall’autore, e scelte per questo libro postumo, analogamente ad una serie di immagini fotografiche messe a disposizione dalla stessa famiglia Vallini.

Famiglia, pure ricordata nel corso dei tratti biografici evidenziati dal medesimo Giuliano Fusi, nello scrivere, a margine della accennata e feconda carriera professionale scolastica, che “(…) Il primo incarico gli viene assegnato a Lumezzane a decorrere dal primo ottobre 1953, l’anno seguente a Pompiano, poi a Gazzane. Nel 1955 vince il concorso magistrale ed è assegnato a Capovalle. E’ lassù che conosce la sua Anna, collega nella medesima scuola, che sposerà il 16 giugno dell’anno successivo. Dalla loro unione nasceranno Eliana nel 1957, Ubaldo nel 1961 e Nunzia nel 1965, rispettando – per usare la sua stessa espressione – un piano quadriennale di concepimento. Ubaldo e Nunzia hanno seguito le orme del padre come giornalisti. (…)”

Disegno Giovanni Tabarelli

L’intento dell’edizione di questo libro appare spiegata da Alfredo Bonomi, fra le note del curatore: “(…) è come se fosse tutt’ora presente perchè il suo sguardo buono ad acuto segue i molti che l’hanno conosciuto e che hanno condiviso con lui molte esperienze e accadimenti locali. L’idea di predisporre una pubblicazione ricordo, lontana da ogni intento celebrativo, ha preso corpo come un dovere valligiano verso una persona che ha dato molto alla sua terra o, per meglio dire, le ha dato la voce attraverso innumerevoli articoli che ne hanno seguito le vicende tristi e felici per più di quarant’anni (…)”.

Di Gilberto Vallini ne esce un ritratto che sembra sempre attuale, nel modo in cui appare fra le considerazioni evidenziate da Andrea Barbiani, anch’egli, politico della Democrazia Cristiana, come lo è stato lo stesso suo amico, qui commemorato, nell’affermare pure che “(…) La sua autentica laicità che, al quasi bigotto poteva suonare e apparire rasente l’eresia, era, a mio parere, e sovente glielo facevo notare, la tensione viva e costante alla trascendenza. La sua ragione nella sostanza coltivava il senso del divino, tormentata dal dubbio incalzante. (…)”.

Fabiano De Zan, senatore della medesima forza politica d’ispirazione cristiana, aveva anch’egli ritenuto di, in parte, ricondursi a quest’aspetto, nello spiegare, mediante il suo contributo, intitolato “Un impegno politico sincero e leale”, anch’esso riportato in questo volume, che “(…) Vallini politico suo malgrado. Aveva aderito alla Democrazia Cristiana in modo non conformista, da spirito libero, avendo come riferimento principale Luigi Sturzo, l’emblema degli spiriti liberi, delle “schiene dritte”, dell’intransigenza morale. (…)”.

Nello seguire la traccia del servizio offerto ad un impegno civile, mediante la gestione della “cosa pubblica”, è pure messa in risalto quella sensibilità che, secondo Pino Greco, si è manifestata in Gilberto Vallini in un’immagine di rimando dalla sua persona per la quale il poter pure scrivere che “(…) Ad ogni buon conto, il bilancio del Vallini leader, democristiano atipico, aperto al confronto, in tempi non sospetti, perfino con le salamine delle feste de “l’Unità”, appare largamente positivo. Un riconoscimento per la sua generosità intellettuale, per l’istinto solidaristico ed il ripudio di ogni forma di integralismo. (…)”.

Di questo “retroterra” morale ne riferisce anche mons. Antonio Fappani, presidente della “Fondazione Civiltà Bresciana”, ricordandolo nel ruolo di collaboratore de “La Voce del Popolo”: “(…) una figura di una umanità tutta bresciana, ricca di valori e di passione religiosa e civile, ora sempre più rare”.

Oltre al ricordo come stimato giornalista, la memoria verso la figura di pedagogo: l’educatore non meno apprezzato, secondo la testimonianza, fra le altre tributategli, di Alfredo Bonomi, nel rivolgergli un’ammirata attestazione di stima: “(..) Uomo di scuola nel vero senso della parola, hai gustato fino in fondo la problematicità del rapporto educativo, anteponendolo ad ogni altra incombenza. (..)”.