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E’ giunta in queste ore alla redazione di Popolis una lettera, firmata e scritta da mano e animo femminile, che mette in evidenza un inquietante svago ludico: il “softair”, guerra simulata.

Sdoganata dal paese del Sol Levante, dilaga nel Bel Paese la domenica mattina, saccheggiando il tempo al tennis, al jogging, alla bici, al pallone, segnando a tabellone un punteggio di migliaia di appassionati in continua crescita. Adulti, maggiorenni. Guerrieri per gioco.

Leggendo, però, le parole cariche di angoscia riportate dalla lettera, pubblicata a seguito e intitolata: “Lezioni di armi ai bambini, nel parco pubblico di Cigole” una riflessione sale spontanea quando ad imbracciare “finte” armi da guerra sono i bambini in una festa di paese, tra giochi gonfiabili, bancarelle, schiamazzi e tante delizie da gustare. Accompagnati dai genitori.

Cosa succede nella mente di un bambino che imbraccia un’arma da guerra, seppur finta? E spara! Supera quel rischioso confine tra il virtuale e la realtà, tra il gioco sul divano dinnanzi alla play station e il rumore inquietante di colpo di mitra contro una sagoma umana? In un “vero gioco di guerra”?

La guerra non è un gioco! E’ la più aberrante piaga che infetta il genere umano. Ma questo succede sull’altra facciata del softair: quello reale.

In uno scambio epistolare tra Albert Einstein e Sigmund Freud sul ”perché la guerra?”, Freud chiudeva con la frase:Nel frattempo possiamo dirci: tutto ciò che promuove l’evoluzione civile lavora anche contro la guerra.”

La lettera

Buongiorno,

le scrivo per segnalarle un increscioso fatto accaduto durante la manifestazione dedicata alle famiglie e ai bambini denominata “Festa di Primavera”, organizzata da un sedicente Comitato Genitori e svoltasi domenica 15 maggio nel parco comunale di un paese limitrofo al mio, Cigole, nella bassa bresciana.

Durante la giornata, nell’area adiacente ai giochi gonfiabili è stata allestita una zona dedicata all’esposizione e a lezione di armi “softair”, disciplina che prevede l’utilizzo di fucili e pistole a gas.

Un’inaccettabile lezione sull’uso delle armi che credo non creino aggressività, ma sono sicuramente un mezzo per esprimerla.

Io credo che questi “genitori” dovrebbero essere più preoccupati di quanta violenza e aggressività i bambini vivono e vedono attorno a loro, perché questo sì può realmente incidere nel loro comportamento futuro. I piccoli modellano il loro comportamento sulla base delle esperienze osservate e vissute.

Li consiglio di stimolare i loro bambini a costruire con fantasia i loro giocattoli. Manipolare i materiali, trasformarli e farli diventare altro, recuperare prodotti di scarso valore per ampliare fantasia e creatività, stimolando il pensiero divergente.

A cosa può servire una lezione di tiro con un arma del tutto simile a quelle che uccidono migliaia di persone ogni secondo nel mondo?

A cosa può servire postare sui social immagini di minorenni in un magnifico parco verde che imbracciano fucili d’assalto e con sullo sfondo enormi e colorati giochi gonfiabili?

Lettera firmata.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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