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«Cogli uomini sfilarono le partigiane, in abiti maschili, e qui qualcuno tra la gente cominciò a mormorare “Ah, povera Italia!”, perché queste ragazze avevano delle facce e un’andatura che i cittadini presero tutti a strizzar l’occhio. I comandanti, che su questo punto non si facevano illusioni, alla vigilia della calata avevano dato ordine che le partigiane restassero assolutamente sulle colline, ma quelle li avevano mandati a farsi fottere e s’erano scaraventate in città».

Gattatico (Reggio Emilia) – Sono parole che colpiscono quelle di Beppe Fenoglio in I ventitré giorni di Alba.

Ma sono anche parole che fotografano come gli italiani e le italiane, compresi i partigiani maschi, cercarono in tutti i modi di sminuire il ruolo delle donne partigiane nella Resistenza.

La storiografia post guerra, una storiografia con occhi di uomo, cercò di dimenticarle.

A dispetto dei numeri: almeno 35mila furono le partigiane combattenti, 20mila le cosiddette patriote, donne che non presero le armi ma collaborarono attivamente con la Resistenza, decine di migliaia di aderenti ai GDD.

623 morirono in combattimento, 1500 furono deportate nei lager, 4500 furono arrestate e spesso torturate e violentate.  Loro, che combatterono al fianco dei partigiani, meritarono ben 17 medaglie d’oro al valore, di cui 13 alla memoria.

E a dispetto di quello che facevano ogni giorno: procuravano cibo e vestiti ai partigiani, poi glieli portavano percorrendo chilometri per raggiungerli; procuravano medicine e consigli medici; trovavano rifugi sicuri nelle case, in campagna, nei conventi, negli istituti religiosi; raccoglievano denaro per aiutare donne sole rimaste con i figli. Lo facevano ogni giorno, nel costante pericolo della repressione nazista e fascista.

Ha fatto bene quindi l’Istituto Cervi di Gattatico, nel reggiano, a dedicare ben tre anni di lavoro per fare giustizia di questa memoria e della storia, contribuendo ad arricchire in modo determinante il progetto Memorie in Cammino, al quale Popolis e Cassa Padana partecipano fin dall’inizio del percorso.

Il progetto propone oggi un focus sulle donne nella Seconda Guerra Mondiale e nella Resistenza. Un viaggio per verificare come l’esperienza del conflitto e della lotta di Liberazione abbia determinato un processo di emancipazione che ha poi portato alla presenza delle donne nel pubblico della politica, delle istituzioni, del sociale già nell’immediato dopoguerra con la partecipazione delle donne nella costruzione delle istituzioni democratiche.

I giovani storici dell’istituto reggiano hanno viaggiato su e giù per l’Italia e hanno raccolto materiale documentario e testimonianze anche video di partigiane, patriote, cittadine, giovani che hanno attraversato quegli anni cruciali da protagoniste attive, testimoni preziose, voci memoriali oggi sempre più decisive.

Giorgia Galassi, staffetta partigiana
Giorgia Galassi, staffetta partigiana

L’attività di ricerca e raccolta è stata avviata nella seconda parte del 2015 ed ha allargato il numero delle testimonianze al femminile già presenti su Memorieincammino.it: oltre 70 storie di donne, provenienti da quasi tutte le regioni della penisola, di età diverse e di diversa estrazione sociale, protagoniste di esperienze differenti le une dalle altre, dalle partigiane combattenti alle staffette, dalle deportate politiche e per motivi razziali alle vittime o familiari di vittime nelle stragi nazifasciste, fino ad arrivare a tutte quelle testimoni che hanno rappresentato gli occhi e le orecchie di un paese attraversato dalla Seconda Guerra Mondiale.

Le donne di Memorieincammino saranno presentate in anteprima oggi, 8 marzo.

Testimonial d’ccezione sarà una mitica staffetta partigiana delle Brigate Garibaldi e delle Fiamme Verdi sull’Appennino emiliano: Giorgia Galassi, 89 anni.

Una donna forte e indomita. La casa della famiglia, a Cervarezza, durante la guerra era conosciuta per l’attività antifascista dei componenti e per la sicura accoglienza. Da lì sono passati, dopo l’8 settembre, gli stessi Cervi, alcuni russi (tra cui Anatolij Tarassov, Victor Pirogov “Modena”), Otello Salsi, comandante partigiano.

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