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Brescia. La Repubblica italiana riconosce il 9 maggio, anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, quale “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice.

Ogni anno, dal 2008, presso il Quirinale si tiene la manifestazione pubblica, alla presenza del Capo dello Stato e delle più alte cariche istituzionali. In tale occasione, il Presidente della Repubblica, rendendo omaggio alle vittime, riceve i famigliari e i rappresentanti delle associazioni che li riuniscono. La giornata nasce per custodire e far conoscere le azioni concrete di conservazione della memoria che, anche grazie all’istituzione della Giornata, permettono a tutti di continuare a riflettere sul passato per non dimenticare davvero quanto il nostro Paese ha perso a causa del terrorismo e della violenza.

Brescia ha pagato un forte tributo alla violenza degli anni di “piombo”, al terrorismo, la Casa della Memoria, l’Associazione dei Caduti Strage di Piazza Loggia e Sempre per la Vita aderiscono alla Giornata della Memoria con un fitto programma dal 6 al 10 maggio, con incontri, film, presentazione di libri, conferenze e coinvolgimento delle scuole in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale e una cerimonia ufficiale nella giornata del 9 maggio.

Il 28 maggio prossimo saranno 43 anni dalla strage di piazza Loggia. 5 processi, 3 inchieste con un milione di pagine scritte, 1.500 testimoni, 10 sentenze, un nuovo appello. Nessun colpevole. Mentre l’ombra di un nuovo terrorismo cala nelle nostre quotidianità, è difficile oggi immaginare il clima funesto di quegli anni. L’escalation di violenza innescata a Brescia prima della mattina del 28 maggio del 1974.

10 e 12 minuti, un boato. Una bomba nascosta in un cestino dei rifiuti deflagra: è una strage. Rimangono uccise sul colpo sei persone, altre due moriranno alcuni giorni dopo. Sono Giulietta Banzi Barzoli, 34 anni insegnante; Livia Bottardi Milani, 32 anni insegnante; Euplo Natali, 69 anni pensionato;Luigi Pinto, 25 anni insegnante; Bartolomeo Talenti, 56 anni operaio; Alberto Trebeschi, 37 anni insegnante; Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni insegnante; Vittorio Zambarda, 60 anni operaio. Le vetrine di uno storico negozio di abiti della città vanno in frantumi e feriscono decine di persone. Alla fine saranno un centinaio i feriti.

Di quelle morti, di quel terrorismo, dopo 43 anni, per ora rimangono solo parole inquietanti come depistaggi, inquinamenti, complotti, cospirazioni, servizi deviati, si susseguono per tutte le tre inchieste. Provocano un senso di impotenza tra la ricerca della verità e il suo raggiungimento. Si rimane confusi, con uno sguardo fuori fuoco di fronte ai crimini occulti di un passato il cui fragore si propaga insoluto fino al nostro presente.

L’Associazione Casa della Memoria L’associazione nasce soprattutto per le future generazioni. Perché la memoria non si ritiri nei suoi luoghi più sotterranei per divenire oblio o contorcersi in revisioni fuori asse o sfuocate. Il grande lavoro della Casa della Memoria pone la strage di piazza Loggia nella ragione per cui è stata ordita: un attacco diretto alle istituzioni dello Stato e alla democrazia. Perché il racconto di quel giorno, nella sua essenzialità, non venga disperso e nulla venga taciuto. Perché siano la storia e la memoria a giudicare una delle stragi più efferate degli “anni di piombo”.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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