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Quanto è famosa in letteratura la figura del poeta catanese Mario Rapisardi, all’anagrafe Mario Rapisarda (1844 – 1912)? Forse la memoria di questo sedicente “Vate Etneo” acquisice una maggior nota di effettiva consistenza, nella misura con la quale si rammenta un’infelice definizione da lui data di Giovanni Pascoli (1855 – 1912), in una classica esemplificazione sviluppata in attinenza ad un emblematico dispetto fra i cultori della materia di loro vicendevole pertinenza, secondo l’assecondare un certo incauto estro, nel bersagliarlo mediante una stroncatura di avversante supponenza: “Maron rimminchionito – in lattea broda immerso – caro ai saccenti impuberi – stupidamente buon – pargoleggia coi passeri – ruba alle ciance il verso”.

Testimonianza, circoscritta ad una rara citazione, presente nella biografia del famoso letterato romagnolo, interprete, fra l’altro, della “poetica delle cose”, pervasa, pure, da uno stupore fanciullesco, che è stata raccolta dal “Giornale di Brescia” di domenica 12 aprile 1953, nell’ambito di un articolo di spalla, pubblicato sulla Terza Pagina, per propria natura editoriale, dedicata ad un interessante contributo d’appronfondimento pluritematico culturale.

Nel documentare alcune tracce epistolari inerenti Giovanni Pascoli, contemplativo assertore di una sensibilità compositiva, propria del mettere in poesia anche una chiave di lettura introspettiva della realtà, sviluppata a lenimento dell’estrinsecarsi della vita, un tal Luigi Pescetti, metteva, fra l’altro, in pagina“(…) Che Mario Rapisarda si pentisse di aver scagliato contro il Pascoli un mordace epigramma – divulgato in raccoltine minori e non raccolto poi nelle Opere – è provato anche da una lettera di Pietro Micheli, amico livornese (ma insegnava allora a Catania) del Pascoli, a Pietro Vige, del 31 marzo 1910: “Si sa da tutti, qui a Catania, che Rapisarda vuol fare doverosa ammenda di aver scritto anni or sono maligni versicoli contro Giovanni Pascoli. E non è che egli tema da parte di Giovannino una sfuriata e un libello, ma perché, sembra, molto gli piacciano le “Canzoni di Re Enzio”. (…)”.

Per questo ripensamento, presumibilmente manifestato secondo un sopraggiunto motivo giustificante che sorvola il pronunciamento passato, sarà forse stato lo sfondo della “Scuola Poetica siciliana” alla quale questo stesso Enzio (Enzo di Svevia 1220 – 1272) apparteneva, gravitando, per questo aspetto, nella Sicilia del suo tempo quale terra cara, in altra epoca, anche al detrattore pascoliano menzionato, mentre, su altro versante, questo lavoro letterario si riconduceva pure all’epica impronta storica del re Federico II di Svevia (1194 – 1250), conosciuto come “stupor mundi”, in un tratto del lontano medioevo, per certi versi, carico di promesse per il Mezzogiorno italiano, grazie a tale federiciano monarca, più di altri, illuminato.

Quanti, invece, sembrava non avessero avuto né riserve né distanze di eventuali divergenze da superare, in una compartecipe empatia verso la poetica pascoliana, pare siano stati i fautori di un progetto dedicato a garantire un ulteriore segno esemplificativo della memoria rivolta al poeta stesso, di cui, anni prima del precedente articolo, nel territorio bresciano ne era stata data notizia, come traspariva dall’allora quotidiano “La Provincia di Brescia” del 18 febbraio 1914, in analogia, con altri correlati aggiornamenti monitoranti tale iniziativa: “Per la tomba di Giovanni Pascoli. Il Comitato per la tomba di Giovanni Pascoli comunica la terza lista delle offerte pervenute, confermando che la sottoscrizione procede coi risultati più confortanti. Con questa terza lista essa viene portata a lire 5032,00. Notevoli le offerte dell’Associazione Nazionale dei Medici Condotti (…). Anche il Regio Commissario del Comune di Roma, il Gr. Uff. Faustino Aphel ha voluto far tenere la sua personale offerta. E offerte hanno inviato letterati, artisti e giornalisti, nonché un notevolissimo gruppo di parlamentari. Significato particolare e bene augurale ha il numeroso invio di schede riempite nelle scuole; l’omaggio degli insegnanti e delle scolaresche alla memoria del poeta educatore, addimostra che l’iniziativa è stata intesa in tutta la sua nobiltà e ha trovato le vie dell’animo laddove il culto della bontà e della bellezza è maggiore. Va ricordato che le offerte devono essere inviate ad A. G. Bianchi, segretario del Comitato Promotore, presso il Corriere della Sera, via Solferino 28, Milano”.

La proposta, per meglio onorare la memoria del poeta, era stata lanciata, come raccolta di fondi atti alla bisogna, nel gennaio di quello stesso anno, svolgendosi attorno ad un amico del medesimo illustre personaggio, beneficiario di questi sforzi da procedere a ricordare nella sua dimora estrema, nella persona di Augusto Guido Bianchi (1868 – 1951), redattore del “Corriere della Sera”, promotore dell’opera commemorativa in questione, realizzata da Leonardo Bistolfi (1859 – 1933), qualche anno dopo, a Castelvecchio, frazione del comune di Barga, luogo di elezione del poeta nella lucchesia, sede di tutto un complesso anche museale che lo riguarda e, non a caso, località che ha ufficialmente abbinato la propria denominazione al cognome di tale famoso suo cantore delle amenità del proprio caratteristico ambiente rurale da lui preso ad ispirazione.

A Brescia, non si era rimasti indietro, non solo nell’appoggiare e nel divulgare tale iniziativa, volta a sostenere l’idea del promuovere la scelta di una tomba intesa nel modo che si riteneva meglio degna al poeta, ma anche nel dedicargli una via cittadina che, a fasi alterne, secondo le subentrate e controverse stagioni della storia, ha conservato a tutt’oggi una sua chiara intolazione, come risulta anche documentato nell’Enciclopedia Bresciana per le “Edizioni La Voce del Popolo”: “Pascoli Giovanni, via. Congiunge via Milano e via Giosuè Carducci, fra ville, erette negli anni Venti, e una ex industria. Nel 1926 venne chiamata via Faustino Lunardini, squadrista caduto poco lontano. Caduto il fascismo, nell’agosto 1943, venne intitolata al poeta. Di nuovo chiamata via Lunardini dopo l’8 settembre 1943, nel 1946 venne nuovamente intitolata al poeta”.