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Casalmaggiore, Cremona. Personaggio di spicco dell’arte italiana dell’Ottocento, Giuseppe Diotti ha insegnato per oltre trent’anni all’Accademia Carrara di Bergamo, formando una scuola di pittura che, nei primi decenni del XIX secolo, costituì, per metodo didattico e come vivaio di talenti, una valida alternativa alla più rinomata Accademia milanese di Brera.

Una mostra nella casa-museo di Casalmaggiore, sino al 28 gennaio prossimo, celebra il suo “genius loci”. Giuseppe Diotti (1779-1846), protagonista della pittura tardo-neoclassica e interprete originale del Romanticismo storico. Nel palazzo ottocentesco che fu dimora e studio dell’artista, presenta oltre cento opere provenienti dai più importanti musei lombardi e da numerose collezioni private.

Per l’occasione saranno organizzati degli itinerari diotteschi in città e in Lombardia, che consentiranno di ammirare lavori poco visibili, come la grande tela del Giuramento di Pontida, conservata all’interno del Palazzo Municipale di Casalmaggiore.

Suoi allievi furono Enrico Scuri, Francesco Coghetti, Giovanni Carnovali detto il Piccio e Giacomo Trécourt. La sua fama si diffuse rapidamente nell’ambiente culturale dell’epoca, al punto che Defendente Sacchi, critico tra i più autorevoli, lo definì “primo pittore lombardo”, riconoscendogli un primato oggettivo nella ripresa dell’antica tecnica dell’affresco e nel campo della pittura sacra.

Il percorso espositivo, suddiviso per aree  tematiche, conduce il visitatore attraverso alcune tappe fondamentali della carriera di Diotti:

– il periodo della formazione, in cui studiò il luminismo cinque-seicentesco attraverso le copie dai maestri;

– il perfezionamento degli studi negli anni del Pensionato romano, guidato a distanza da Giuseppe Bossi e sotto la protezione di Antonio Canova;

– il periodo della maturità, a cui appartengono importanti cicli decorativi o dipinti legati alla pittura sacra e di storia;

– la produzione finale, con la grande tela, incompiuta, del Giuramento di Pontida, ora conservata nella sala consiliare del Municipio di Casalmaggiore, e la ritrovatapala Petrobelli, esposta per la prima volta in questa occasione, con altri dipinti e disegni inediti.

Nel cuore della mostra una specifica sezione approfondirà il tema dantesco di Ugolino nella torre, in un confronto fra le diverse versioni del Diotti e quelle di artisti contemporanei, come Palagi, Sabatelli, Massacra.

Un aspetto ancora poco noto dell’attività di Diotti, quello del collezionista d’arte, sarà poi l’oggetto di una ricostruzione ideale della sua raccolta di stampe, allestita in questa occasione nella più ampia sala del Palazzo Diotti che il pittore aveva destinato ad ospitare la collezione di dipinti ed oggetti d’arte formata nei decenni trascorsi a Bergamo e in seguito dispersa dai suoi eredi.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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