Una monografia ed una mostra pittorica: sia l’una che l’altra inerenti Giuseppe Merigo (1930 – 2010), compianto artista bresciano nativo di Pralboino a cui la “Fondazione Dolci” di Brescia dedica la diciannovesima pubblicazione monografica del proprio fecondo ciclo editoriale, divulgativo dell’opera complessiva di altrettanti esponenti locali del mondo dell’arte, unitamente alla riuscita proposta di un’accurata manifestazione espositiva, organizzata, in questo caso, nel salone Vanvitelliano della sede municipale cittadina dell’antico palazzo della Loggia.
Tutti i giorni, tranne sabato pomeriggio e festivi, la mostra è liberamente visitabile dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 16 alle ore 19, mentre il sabato, l’ingresso osserva il solo orario mattutino, intercorrente dalle ore 10 alle ore 13.

E’ quanto, pure, emerge a seguito di un lungo lavoro di ricerca e di catalogazione, giunto a maturazione con l’epilogo del 2016, quando, con la raggiunta disponibilità, sia della monografia che dei dipinti, non è restato altro che il presentare ed il promuovere il frutto di questa capillare opera ricognitiva che, nella mostra, aperta dal 18 novembre al 10 dicembre, permette, fra l’altro, di appurare il vibrante contesto pubblico e partecipato di una riscontrabile rivelazione pittorica effettiva.

“Merigo può essere annoverato a pieno titolo tra i “classici” dell’arte figurativa bresciana di cui è diventato uno dei più illustri esponenti grazie alla sua innata capacità di interpretare al meglio la pittura dal vero”: scrive, fra altre diffuse considerazioni, il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, sull’accennato volume di duecento pagine, bene correlato a questa mostra, come strumento funzionale a documentarne ed a svilupparne i riferimenti cumulativi di una perdurante attestazione stilistica di consistenza.

merigo_operaNe è, di questo, convinto anche il noto pittore Eugenio Busi, presidente della “Fondazione Dolci”, che, ad esordio della medesima pubblicazione, spiega pure che “Siamo arrivati alla 19a manifestazione con relativa mostra e monografia, dedicata ad un artista bresciano scomparso. Giuseppe Merigo ci ha lasciati nel 2010 e ci è sembrato doveroso ricordarlo con questa mostra antologica nel salone Vanvitelliano, accompagnata da una monografia che, con circa duecento dei suoi dipinti, ci accompagna nella vita artistica del nostro pittore. Merigo è stato certamente uno dei pochi pittori rimasti sempre fedeli alla pittura tradizionale bresciana, e lo testimoniano molte sue pennellate e tagli pittorici che ci ricordano il grande Francesco Filippini”.
A quest’ultimo insigne autore bresciano, in occasione di un’altra antologica, organizzata in vita dall’artista stesso, protagonista ora di una notevole mostra postuma, il critico d’arte Luciano Spiazzi, aveva ricondotto un accenno connotativo in linea con la sua svelata arte pittorica, scrivendo, dalle pagine del quotidiano Bresciaoggi, che: “Molti visitatori s’aggirano nei saloni dell’Aab fra le nature morte (le cose migliori) e le vedute di Giuseppe Merigo. “Ho voluto allestire un’antologica – dice l’artista – Venti anni di mostre di pittura”. Dominano i bruni violetti che ammorbidiscono la lepre stecchita, le uova nel pollaio, i cachi, i funghi, l’uva nera, l’umido dei viottoli. Merigo ha appreso il mestiere con pazienza ed alcune cose (non la figura) riesce a tradurle con buona sensibilità coloristica. Nei cieli ed in certi scorci pare aleggiare il richiamo alla pennellata filippiniana, mentre certi brani sono più legati alla meticolosità del finito. E’ il breve contrasto interno a questa pittura il lievito che può evitare il rischio di un manierismo ripetitivo”.

Era il 1983 e, dal catalogo, allora pubblicato per quella esposizione, Giannetto Valzelli affermava, fra l’altro, che “(…) Sono passati secoli, eppure questa pittura che si dice di consuetudine, apparentemente blanda e dimessa (ma ci provino un po’, gli arrogantoni, a campirla), trova sempre una sua collocazione che irradia serenità, ci riequilibra col mondo. E’ la pittura della grande tradizione svillaneggiata che non muore, concepita – di là da tutti gli estri e le bizzarrie e le insipienze – come un dono desunto dalla realtà, un modo gentile di ricrearla, una trasposizione che ambisce a eternarsi nel sentimento. L’arte – per la concretezza della gente di Lombardia – non ha altro paradigma che non sia radicato alle cose, al midollo delle stagioni, alla sostanza della vita. E Merigo per immagini, simboli, metafore – in una tautologia di testardo amore – racconta il prodigio della terra nelle sue scansioni essenziali: il paesaggio, il lavoro, la natura morta. (…)”.
Sulle citate tematiche d’elezione di questo apprezzato pittore, anche il sindaco di Pralboino, Franco Spoti, pone un peculiare accento di attribuzione, evidenziando, nell’ambito di un più vasto contributo personale di presentazione, messo anch’esso in stampa sulla stessa monografia illustrata della mostra cittadina in questione che “ (…) E’ nelle sue atmosfere che ci riconosciamo: là dove pochi tratti decisi raccontano la fatica di lavorare la terra; là dove pennellate bianche di neve ci ricordano il rigore di inverni che la povertà ci faceva sentire dentro; là dove il pastoso, caldo colore dei frutti ripete ciò che noi della Bassa ben sappiamo: la natura ci chiede fatica e rispetto, ma ci ricambia con doni la cui bellezza non finisce mai di stupire (…)”.

Una lettura altrettanto esplicita, su questo autentico versante figurativo che sembra in stretta simbiosi con l’appartenenza ad un dato contesto territoriale, inteso al vaglio di un assodato paradigma caratteristico, quale coinvolgente ispirazione per una mediata elaborazione artistica connessa ad una sentita immedesimazione socio-culturale, appare anche nel pensiero del senatore Paolo Corsini, nel contribuire, sul volume menzionato, alle interessanti tracce di riflessione espresse su questo autore, ponendo risalto ad una focalizzazione relativa ad “un itinerario ispirato alla figurazione di tradizione, ma pure da una partecipe adesione alle atmosfere che sprigionano dai luoghi del lavoro, dai magli e dalle fucine della nostra terra, sino all’iridescenza di paesaggi e nature morte, alla ariosa, sincera resa pittorica di soggetti affidati al lirismo del quotidiano (…)”.

Parole che concorrono ad ulteriormente approfondire il lascito artistico di Giuseppe Merigo che, insieme alle rispettive tele pittoriche dai colori ad olio, nelle quali principalmente si staglia lo stile personale del proprio carisma compositivo, si conformano anche alla speculare dinamica editoriale delle particolareggiate pagine commentate della monumentale monografia, realizzata per la cura, applicata anche alla mostra stessa, di Marcello Zane, per la quale, attraverso il coordinamento di Ermes Pasini ed il progetto grafico e la fotografia di Andrea Busi, si staglia il risultato lusinghiero di quella perdurante proporzione di contenuti argomentati e di memorie dirette della quale il vicesindaco di Brescia, Laura Castelletti, ne sintetizza la speculare valenza storiografica, asseverata dalla disponibilità di una sperimentabile constatazione bibliografica e biografica, scrivendovi, fra l’altro, che “La tenacia e il rigore con cui la Fondazione Dolci tesse il suo paziente lavoro di salvaguardia della cultura artistica del Novecento bresciano trova ulteriore riscontro in questa diciannovesima monografia (…)”.

Opera quadripartita nelle principali sezioni dal titolo “Giuseppe Merigo, ricordo e poesia delle cose”, rispettivamente, a firma di Giovanna Galli e di Enrico Mirani, “Giuseppe Merigo, la sincera ricerca dell’equilibrio” di Marcello Zane, “Antologia critica e testimonianze” di una trentina di autori, “Temi e soggetti di una ricerca pittorica” alla quale segue una bibliografia, stilata da Marcello Zane ancora, e le proposte di lettura dedicate, invece, alle “19 monografie della Fondazione Dolci”, come pure alcuni spunti sulla medesima istituzione bresciana promotrice di questa inanellata serie di iniziative dedicate, in modo organico e continuativo, ad una progressiva e metodica azione di studio su un insieme di stimati artisti locali.

In capo al dichiarato patrocinio istituzionale sia del Comune che della Provincia di Brescia, della Regione Lombardia e del Comune di Pralboino, la pagina dedicata alla fattiva collaborazione di una serie di sostenitori chiude il volume, dimensionato in armonia con i precedenti annualmente realizzati, recando, in tal senso, la corrispondente menzione di “Fondazione ASM”, “Fondazione della Comunità Bresciana”, “OR.MA – Fondo Aiuto Solidale Sociale”, “Bonera Refrigerazioni srl”, Camozzi Group”, “Climar2”, “Credito Lombardo Veneto”, “Elettrica Faber” “Galeno”, “Credito Cooperativo di Brescia”, “Gruppo Faustini”, “Iseo Serrature”, “Nodari Tech”, “Normalien”, “To – Press srl”, “Di Lorenzo broker di assicurazioni”, “Villa Giuliana” e dell’associazione “Valtrompiacuore”.

Il presidente di quest’ultimo sodalizio citato, nella persona di Mario Mari, spiega, fra l’altro, sul medesimo tomo, sponsorizzato dalla propria filantropica compagine, in analogia con altre pregresse disponibilità pure manifestate in sintonia con la “Fondazione Martino Dolci”, che “(…) L’omaggio a Giuseppe Merigo Merigo s’offre quale preziosa opportunità per ribadire o scoprire le peculiari doti di un grande pittore bresciano. Le sue nature morte, i suoi paesaggi campestri, gli scenari montani e gli scorci “rubati” nei luoghi di lavoro e della fatica dicono bene di una sensibile dedizione a tele e a colori, ma, ancor prima, alla vita”.