A cura di Flipper

Amaro e drammatico, ma anche grottesco e comico‚ ironico e appassionato‚ questo nuovo romanzo di Giuseppe Pontiggia racconta in prima persona il rapporto di un padre con il figlio disabile, la stupidità e l’incubo di una vana ricerca della normalità. Il padre, un giovane insegnante, mette a nudo le proprie oscillazioni tra responsabilità e fuga nei rapporti affettivi e nella vita interiore. Il suo insegnamento al figlio, dalla nascita all’adolescenza, si trasforma progressivamente nell’apprendimento di un’arte del vivere che il figlio scopre per sopravvivere alla minorazione. Intorno a questo asse del racconto si muove una folla di personaggi che incarnano le reazioni spesso sconcertanti di fronte allo sconcerto dell’handicap. Rinunciando a ogni tentazione di testimonianza autobiografica o di edificazione patetica o consolatoria, Pontiggia ha scritto un romanzo innovativo nella struttura e potente nella scansione, ricco di vitalità e di emozioni. E ha trovato nella invenzione narrativa il coraggio di affrontare con radicale lucidità un tema che riguarda la condizione dell’uomo