Pare che non occorra farci caso.
Tra le attrattive della sponda bresciana del lago di Garda, tale enorme prospicienza lacustre si perde fra altre ville imponenti ed, ancora di più, tra i vari alberghi della zona, fra i quali, a discapito di ogni buon diritto, sembra che non la si voglia fare competere in alcuna misura.

Eppure, questa è stata la dimora prediletta di uno statista del calibro Zanardelli, qua e là monumentalizzato nel bresciano, in una sua silenziata quota parte, perché, pure mettendolo in lapide o in scultura, di tale figura non se ne vada però ad ingiungere nulla, né di un ricordo che vada oltre una certa immagine stereotipata e nemmeno al di là del farne marginalmente percepire una sommaria eredità, più o meno istituzionalizzata.

Lasciando perdere minoritari, per quanto importanti, numeri esclusivi a suo riguardo, come l’adesione e la militanza attiva nella massoneria, la storia dei suoi giorni in vita testimonia di questo bresciano una diversa formula di attenzione, tributatagli in un’eco realmente collettiva, che gli è andata a competere, in una molteplice e percepita dedizione pubblica, manifestatamente evocativa.

Un bel salto, rispetto ad oggi che, nel nesso significante di alcune fonti pregresse, esorbita, in altra gravitazione, dal secolo abbondante decorso da quella sua popolarità diffusamente sentita, nella quale si situava una ricorrente famigliarità con il suo originario contesto bresciano, interpretato in una vicendevole affinità elettiva.

Sepolto in una tomba monumentale, al cimitero “Vantiniano” di Brescia, tutta pervasa, in plumbei rilievi scultorei, da alti valori etici che appaiono esplicativi di una dovuta dedizione alla dignità umana, nell’accentare il risalto di un’umanità celebrata nella sua possente caratura d’empito ideale, il resto, come sempre, se vi subentra una neghittosa assuefazione al tempo intercorso, secondo il derivare di una presunta indifferenza, appare simboleggiato nella polvere con velature di ragnatele, su tutto un pur possente monumento funebre che si rivela solo per la sua sorda mole inerte.

Prima di finire qui dentro, a poco più di un anno dalla sua morte, si era intrecciato, nella cronaca locale, un medesimo connubio tra di lui ed alcuni segni a suo indirizzo, interpretati fra una celebrata considerazione verso il personaggio e l’arte, adottata per una spontanea partecipazione a ciò che, in una reciproca scala valoriale di percezione, si prestava a saldare insieme il vincolo di un’interessante intesa di rappresentazione.

A tale riguardo, “La Provincia di Brescia” del 27 aprile 1902, pubblicava, fra l’altro:L’onorevole Zanardelli ad una pittrice bresciana. La signora Caccialupi Agosti Teresa, esimia pittrice, nostra concittadina, avendo offerto a S.E. il Presidente del Consiglio, una splendida miniatura rappresentante la sua villa di Maderno, riceveva la seguente lettera, che prova quanto sia stato gradito il magnifico dono del cui valore artistico v’è ragione di rallegrarsi con l’autrice. Ecco la lettera: Roma 26 aprile 1902. Gentilissima Signora, Al momento di partire da Brescia, mi fu consegnata la sua gentile lettera ed il quadro da lei dipinto rappresentante la mia villa di Maderno. Io Le sono riconoscente pel gentile pensiero che Ella ha avuto e Le porgo vivi ringraziamenti pel dono graditissimo del suo lavoro che mi rammenta un luogo particolarmente diletto. Mi abbia con nuove grazie e coi sensi di distinta stima. Devotissimo G. Zanardelli”.

Dal piano mediato di una apprezzata opera artistica, a quello effettivo del luogo che la stessa, nel suo peculiare contenuto, andava a rappresentare, era, invece, spettato, alla data del 17 ottobre 1901, l’ulteriore svelarsi di un evento concretizzatosi nel medesimo posto, attraverso il modo in cui, lo si può, tuttora, immaginare, per via di un breve resoconto, promosso dalla stessa testata locale: “Alla Villa Zanardelli. Maderno, 15. Ieri, i professori d’orchestra, Maj (1° violino), Fabroni di Verona (2° violino), Bertoloni (violoncello), e Righetti di Verona (Viola), presentemente scritturati al Teatro di Desenzano, si recarono a Maderno per fare omaggio all’on. Zanardelli. L’illustre uomo li accolse nella sua villa con l’usata affabilità e gli egregi artisti eseguirono con molta finezza due tempi del 1° quartetto di Schumann, ricevendo alla fine calorose approvazioni da S. E. e dalle persone che si trovavano con lui nella villa”.

Presidente del Consiglio dei Ministri dell’allora Regno d’Italia, già dal febbraio di quello stesso anno, quando, in tale mese, ma poco prima di questa sua ultima investitura, un’altra significativa iniziativa onorifica si era andata ispirando alla sua persona, pure indirizzandosi ad altra consegna, come “La Provincia di Brescia” del 8 febbraio 1901, pubblicava, fra altre notizie locali: “Un ritratto dell’on. Zanardelli al Re. Il valente fotografo sig. Capitanio ha, con quella maestria che lo distingue, eseguito un bellissimo ritratto all’on. Zanardelli, che stette esposto presso il negozio Bertoglio, sul corso del Teatro. Di quel ritratto, il sig. Capitanio fece omaggio al Re, il quale, a mezzo del Prefetto, Commendatore Cova, faceva tenere un bellissimo orologio d’oro colle cifre reali. E quel dono gentile era accompagnato dalla lettera seguente: – Roma, 4 febbraio. Il grande ritratto fotografico di S. E. Zanardelli, da Vossignoria destinato in omaggio a Sua Maestà il Re, fu da me rassegnato all’Augusto Sovrano, il quale degnavasi benevolmente accettarlo, apprezzando in degno modo i pregi di esecuzione e di rassomiglianza del lavoro e i sentimenti che ne suggerivano l’offerta. Compio, con piacere, l’incarico affidatomi dalla Maestà Sua di esprimere in suo nome alla Vossignoria sentite grazie e di rimetterle ad un tempo l’unito orologio, fregiato della Cifra Reale, che Sua Maestà si è compiaciuta destinarle come segno visibile del Sovrano gradimento. Profitto dell’occasione per dichiararle, pregiatissimo signore, la mia distinta osservanza. Per il ministro, Lambarini”.

Quell’orologio era destinato a ritmare il tempo, anche su circostanze di ulteriori palpiti di notorietà, per Giuseppe Zanardelli (1826 – 1903), come, fra l’altro, in occasione del suo viaggio istituzionale nel Mezzogiorno d’Italia, con particolare riferimento ad una sua volonterosa immersione nelle terre della Lucania, fra la tarda estate ed il primo autunno del 1902, ma anche ed ancora sul piano locale, segnando i momenti dell’inaugurazione del battello, destinato alla navigazione sul lago di Garda e tuttora in funzione, che reca il suo nome, come riferito espressamente dal quotidiano “La Sentinella Bresciana” di domenica 12 aprile 1903, in cui si riportava il fatto di come la dinamica del primo tragitto compiuto da tale mezzo di trasporto fosse avvenuto, il giorno prima, salpando da Desenzano, per raggiungere proprio Maderno, perché si imbarcasse sull’inaugurando “Zanardelli”, il senescente Zanardelli, in carne ed ossa, con cui aver poi compiuta la zigzagante navigazione per Gargnano, Campione, Malcesine, San Vigilio, Garda e l’isola Lechi, come era, all’epoca, chiamata l’isola del Garda, bene in vista sullo struggente panorama della villa zanardelliana, per, poi, tornare, naturalmente, a Maderno.

Era quello il mese successivo al suo onomastico, a proposito del quale, sull’orizzonte di quel tempo, si era focalizzata anche l’emblematica impronta caratterizzante i festeggiamenti ispirati, a suo favore, da tale ricorrenza, come, dalla prima pagina de “La Provincia di Brescia” del 20 marzo 1903, si era precisato, a ridosso degli accenti passeggeri di un bel giorno di festa, basandosi su una cronaca datata il giorno prima: “(…) Il Presidente del Consiglio ha ricevuto oltre 1700 dispacci provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero, specialmente dalle Colonie italiane. Il Re volle fare, stamane, all’on. Zanardelli i suoi auguri e i ministri, come i sottosegretari di Stato, e i componenti l’Ufficio di Gabinetto della Presidenza del Consiglio e molti deputati amici gli hanno presentato pregevolissimi oggetti d’arte. I ministri avevano scelto una magnifica statua in bronzo; i sottosegretari di Stato un gruppo in bronzo dello scultore Biondi, e i componenti l’Ufficio di Gabinetto, una terracotta dello scultore Buemi (…)”.