Brescia – L’attività agricola e zootecnica bresciana racchiude quelle esperienze che ne hanno definito le stagioni produttive anche attraverso mirate iniziative formative.

Nell’economia primaria locale, come tracce salienti di rughe secanti il tempo trascorso, le vicende che ne hanno condensato il percorso sono tuttora valide indicazioni per quel paradigma culturale di interrelazione ambientale, decorso dalle profondità delle fenditure delle terre lavorate fino agli apici dei vitigni e dei gelsi, attraverso le feconde lavorazioni alberate.

La Franciacorta e la Bassa Bresciana si sono trovate riunite in quella significativa proporzione di un’articolata intesa di formazione, organizzata per gli operatori del settore agrario ed allevatoriale che, nell’edizione de “La Provincia di Brescia” di sabato 27 gennaio 1923, erano specificati in un differenziato elenco di destinatari di quanto, sia ad Adro che a Bargnano di Corzano, la “Scuola di Agricoltura”, dedicata a “Vincenzo Dandolo”, si accingeva in quel periodo ad innestare, nei termini di una proposta plurale, nell’operosità edotta dalla necessità di qualificare l’impegno da profondere poi nell’attività professionale: “…i corsi teorico-pratici che qui andiamo proponendo, hanno per iscopo di dare alle nostre aziende agrarie degli ottimi maniscalchi, degli ottimi palafrenieri, degli ottimi bergamini, bifolchi, meccanici agrari; dei contadini che abbiano nozioni sulla scelta delle sementi; sui concimi e concimazioni; sulle lavorazioni del terreno; sulla lavorazione delle piante sarchiate: sulla coltivazione del frumento e dei prati, sulla viticoltura ed enologia; di frutticoltura; di gelsicoltura e di bachicoltura”.

Nell’elencazione espressa, circa le tipologie degli addetti al tipo di mansione, si contornano le figure con denominazioni nel tempo cadute in disuso, ma che, all’epoca della stampa del menzionato quotidiano bresciano di ispirazione liberale, rivelavano quell’attualità che oggi rinverdisce tuttora in un messaggio di autentica storicità, riguardo le radici del settore lavorativo che più è a diretto contatto con la natura e con l’insieme dell’ecosistema in cui pure vi trovano coincidenza, sia dell’apporto profuso che del raccolto ottenuto, nel ciclo completo del variegato lavoro in cui si trova compiuto.

Se, all’inizio degli anni Venti del Novecento, la scuola della frazione di Corzano, a Bargnano, non esisteva ancora nell’entità nella quale in seguito ha preso forma nelle crescenti strutturazioni di eccellenti prerogative formative, erano invece già instillati nel territorio della medesima località interessanti prodromi di quella che nel tempo sarebbe cresciuta in qualità ed in vastità di una apprezzata e frequentata attività scolastica, mirata ad una ricercata attestazione di professionalità.

Attraverso un ragionato orientamento di attinenza, relativo all’allora da poco concluso Primo conflitto mondiale, la considerazione di partenza era riferita in stampa nel pubblicare che “la guerra ha messo in evidenza i grandi valori agrari nazionali, ed ora quello che era stato oggetto di studio nel campo industriale, deve essere studiato nel campo agrario”, secondo quella concretezza in relazione alla quale nella pianura cerealicola e foraggera di Bargnano era istituito “un corso teorico pratico di mascalcia ed in Adro, un corso teorico e pratico di viticoltura ed enologia; di frutticoltura; di gelsicoltura e di bachicoltura”.

In pratica, l’istituto scolastico ancora non era sorto sul quel vasto piano situato in bella vista della parrocchiale di San Pancrazio a Bargnano, ma la scuola operava già a livello di un’apposita commissione istituita in capo alla denominazione programmatica di “Scuola di Agricoltura Vincenzo Dandolo”, erogando corsi di qualificazione nel merito di un appropriato approccio alle prerogative di quelle realtà individuate a sbocco possibile di una mirata occupazione.

Se a Bargnano ci si preoccupava di come ferrare gli zoccoli degli animali da lavoro, per quanto era nella mansione dell’antica figura del maniscalco, ad Adro l’offerta, del predisposto piano formativo, si diversificava in quel lembo di Franciacorta attraverso le riscontrate incombenze che, quel tratto di terra verso il confine bresciano, concentrava nelle tipiche attività del territorio che si intendeva asservire.

Il documento che rappresentava l’oggetto della notizia, promossa nella stampa locale circa la sostanza di una iniziativa aderente al diffuso ed al variegato mondo rurale, era espresso nei termini dei pronunciamenti che la “Commissione Amministratrice della Scuola” aveva precisato contemporaneamente alla descrizione dettagliata dei corsi organizzati, nello spiegare quanto è, oggi, come in quel tempo, utile per una visione di prospettiva, legata agli aspetti di una materia che, alle necessità dell’economia dei campi, agganciava la febbrile sensibilità di una tradotta volontà operativa, incentivante nei giovani destinatari, sia la sfera pratica che quella cognitiva: “Il patrimonio dell’opera “Vincenzo Dandolo” non è ancora in condizione di sostenere la spesa per la funzionalità di una vera e propria scuola di agricoltura, quale è stata istituita con lo statuto, approvato dal consiglio provinciale con deliberazione 20 luglio 1912 e dal Ministero dell’Agricoltura. D’altra parte le esigenze moderne e le iniziative prese dalle istituzioni agrarie delle provincie limitrofe, più che a consigliare la istituzione di una scuola di agricoltura, di cui già in provincia se ne contano cinque, suggeriscono la istituzione di corsi teorico pratici, quali avrebbero per scopo di creare una vera e propria organizzazione scientifica del lavoro agricolo”.

L’interpretazione dell’erogazione del sapere, in una condensata chiave modellata alla forma che al territorio, già di prammatica, avrebbe dovuto continuare ad appartenere, proseguendo con il lavoro nel prosieguo occupazionale a cui utilmente ne rendeva pragmatico il ritorno dello studio in quel ruolo a cui conviene, era suddivisa nelle mensilità comprese da febbraio a marzo per il corso di maniscalco, dove, tra l’altro, era pure prevista, alla fine complessiva delle lezioni, l’erogazione di un’indennità giornaliera stabilita, a seconda di una valutazione caso per caso, da lire 10 a lire 15 per “ogni allievo che frequenterà assiduamente e con profitto”.

Un certificato che abbinava la qualità codificata, sia alla riscontrata frequenza che alla garanzia del profitto, attendeva coloro i quali si sarebbero cimentati in quel percorso di formazione che rivelava negli organizzatori l’intenzione di “portare un non lieve contributo al miglioramento ed alla valorizzazione della produzione equina che nella nostra pianura di cui Bargnano è uno dei migliori centri, ha preso ormai un ben definitivo indirizzo”.

Da una zona ad un’altra della provincia bresciana, la tempra del metallo, mediata con la natura del cavallo, lasciava il posto delle proprie ferruginose percussioni ad altre note operative, emesse dalla laboriosità coltivata invece nella preparazione delle addette all’allevamento dei bachi da seta, attraverso i corsi predisposti ad Adro, in un ambito dove, unitamente alle lezioni di viticoltura, enologia, frutticoltura e gelsicoltura, il proposito era di “entrare nel cuore di tutta una vasta zona in cui le dette colture costituiscono un reddito principale e cospicuo e dare ad essa quell’orientamento e quell’indirizzo che la scienza e le relative industrie reclamano”.

Qui, non si trattava di ferro, di chiodi, di carbone e di altri attrezzi vari, come strumenti pratici inframmezzati dallo studio mirato di temi specifici, legati al settore equestre, osservato nella sua veste di “branchia principale del nostro sviluppo zootecnico”, fra i quali, “i difetti nelle attitudini e nelle andature” del cavallo, ma di quei teoremi di conoscenze ispirate invece ai programmi di corso direttamente connessi all’agricoltura, sia del vino che dei frutti così come pure dei gelsi, rappresentativi di una linea di confronto per l’apprendimento rivolto anche al conseguente appuntamento, con una valutazione correlata dall’ottenimento di alcuni particolari premi: “Gli agricoltori che si iscriveranno e che frequenteranno le istruzioni, alla fine delle istruzioni stesse, dovranno subire una specie di esame ed a coloro che dimostreranno di aver meglio approfittato degli insegnamenti loro dati, oltre ad certificato di frequenza e di profitto, saranno assegnati dei premi che potranno essere così ripartiti: un premio lire 500; due premi da lire 200; quattro premi da lire 150; cinque premi da lire 100 e dodici premi per un complessivo importo di lire 2000”.

Il ventaglio di proposte, dai molti tenori e dagli altrettanti sapori oggettivanti, evocativi delle differenti essenze interessate e sottese alle rispettive incombenze, era racchiuso nella medesima regia organizzativa ascritta alla “Commissione Amministratrice della Scuola Vincenzo Dandolo” di Bargnano di Corzano, al vertice della quale il presidente era Antonio Pelizzari di Adro, mentre, nel ruolo di consiglieri, i volti noti dell’istituzione educativa erano il nobile cavaliere, nonché ingegnere, Antonio De Riva, il cav. Emilio Lanzani, il commendatore Tommaso Nember e l’allora sindaco di Corzano, Giacomo Alberti, mentre del ruolo di segretario, “La Provincia di Brescia” di quella fine di gennaio del 1923, ne attribuiva l’incarico ad un non meglio precisato cav. Prandelli, analogamente all’identificare nel prof. Augusto Moretti l’autorevole relatore della conferenza pubblica, in calendario domenica 28 gennaio 1923 nel palazzo municipale di Adro, sul tema “L’istruzione agraria ed il programma di lavoro che si svolgerà durante il corrente anno”.

Anno in cui, alle sole esponenti del gentil sesso era riservata la programmazione didattica relativa al corso teorico-pratico di bachicoltura, organizzato nell’accennata località della Franciacorta, per quell’allevamento posto in capo all’originaria filiera destinata alla produzione della seta che, nel circuito fra gelsi e lettiere di fogliame, allineati nel mondo agreste fra cavalli, alberi da frutto ed acini per il mosto, configuravano la prosperosa cornucopia produttiva di quell’autentica ruralità verso la quale, già in quel tempo, la scuola di Bargnano di Corzano ne adottava la premura formativa, affermandosi coerentemente alla propria ispirazione di sequela al lavoro espresso dal territorio, attraverso una corrispondente qualificazione professionale, in un sempre più vasto e consapevole profilo ambientale.

Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.