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Durante gli “anni ruggenti”, un possibile ritratto viabilistico bresciano emergeva nel rispettivo contesto di un annuale monitoraggio della circolazione stradale, desunta a livello provinciale.
Per realizzarlo si era tenuto conto del tipo di mezzo di locomozione utilizzato, in corrispondenza di una specifica tratta viaria considerata, attraverso le cifre sistematiche del  flusso di mezzi esaminato, nel tempo d’osservazione in cui tale movimento era parametrato ed in stretta relazione con l’incidenza degli spostamenti effettivamente riscontrata.

A riferire gli interessanti sviluppi di questa iniziativa era, fra l’altro, il periodico mensile “Brescia” dell’ottobre 1929, sviluppando il tema, annunciato dal titolo di stampa allusivo di “Quanti veicoli passano sulle nostre strade…”, nella misura in cui il medesimo argomento era trattato, fra le pagine illustrate di questa pubblicazione locale, da parte di Attilio Biemmi, Ingegnere Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale.

Nella sommaria, ma significativa, suddivisione dipanata fra veicoli a trazione animale e quelli, invece, a trazione meccanica, un’apposita tabella stilava, ad integrazione didascalica del contestuale scritto, i calcoli che erano frutto di enumerazioni esplicative del quadro della situazione, per quanto, a sommi capi, si era potuto stabilire,  in sintesi, attraverso i dati, estrapolati in tre anni, di una caratteristica rilevazione.

In pratica, il risultato presentato particolareggiava, spiegandola, l’affermazione, in tale documento, esplicitata che “Queste risultanze relative alle strade statali, per quanto debbano interpretarsi, più che come dati positivi, come semplici indici dello svolgimento del traffico, corrispondono in massima anche all’impressione dei Tecnici che si occupano del governo stradale che cioè vi sia una progressiva evoluzione nei traffici stradali”.

fordmodeltI mezzi molto diffusi che, allora, si avvalevano della stretta collaborazione di animali a tale scopo impiegati, erano, a loro volta, suddivisi a seconda che gli stessi fossero “ad una” od a “due e più bestie”, mentre per chi viaggiava, al contrario, motorizzato, la specifica suddivisione perentoria era legata alla invalsa differenziazione fra “automobili con pneumatici” e motocicli, fino a contemplare anche i veicoli diversificati fra “Autocarri ed autobus a gomme piene” e pure la restante parte di tale genere, a sua volta, munita, però,  di “pneumatici”, aggiogati alle loro aderenti estremità, funzionali a denotarne l’insieme.

Fra le curiosità emerse, il fatto che il maggior quantitativo di motocicli fosse stato riscontrato lungo i 32,401 chilometri della strada fra Iseo e Corna di Darfo con 151 mezzi di quel tipo, raggiunti nella somma complessiva di un triennio esaminato e che, invece, spettasse alla “Strada Valle di Scalve”, cioè da Boario al confine bergamasco, il passaggio del maggior numero dei carri mossi da più animali insieme, con 177 casi in pari tempo conteggiati, mentre le automobili maggiormente rilevate erano spettate alla “Strada Mandolossa – Iseo” con i 256 veicoli, intercettati al loro passaggio, nello stesso periodo complessivo della statistica in questione.

Da questo studio emergevano i dati relativi al 1926, così come erano stati rilevati dal 3 al 6 maggio, nelle fasce orarie quotidianamente comprese dalle ore 6 alle ore 21, in riferimento al modo capillare con cui erano stati riscontrati, nell’ambito di quella proiezione di validazione temporale allo stesso modo adottata anche per l’annata successiva del 1927, con la differenza però del periodo di osservazione, intercorrente dal 20 al 26 giugno, e di quella pure, in capo alla versione ottenuta per l’anno seguente che, assimilandosi al corso bisestile del 1928, si era proporzionata alle giornate autunnali comprese dal 24 al 30 settembre.

Si era trattato di una settimana all’anno, a riflesso dei rispettivi resoconti statistici ai quali, nel 1929, le pagine di una soppesata analisi puntualmente perverranno. Concentrata proiezione d’analisi, quella di una settimana, durante la quale, l’ente provinciale bresciano aveva messo in corrispondenza, con i principali snodi viari del proprio vasto territorio di afferenza, le zone del traffico stradale di maggior consistenza, articolando la toponomastica locale nell’alveo connotativo di geografie, legate fra loro da quel naturale nesso identificativo con cui si compenetrava una riconosciuta contiguità ambientale, anche sancita dalla asseverata pratica di un collegamento territoriale.

Nel testo delle stime ottenute, a contraddistinguere ciascuna di queste porzioni di provincia, era il sostantivo “strada” che era, di volta in volta, circostanziato nelle località alle quali, tuttora, un loro tradizionale sbocco attiene, come nel caso di quanto era riguardante i chilometri compresi nel tratto di percorrenza fra la località alle porte della città, Mandolossa, e quella di Iseo, come pure da questo capoluogo sebino fino a Corna, confutando, a ridosso della Val Camonica, “la strada Valle di Scalve” e considerando, in seno alle tre maggiori valli bresciane, la “strada della Valtrompia”, con i suoi circa trentasette chilometri distribuiti fra i centri di Crocevia, Nave, Gardone e Collio.

Altri caratteristici ambiti d’indagine coniugavano il profilo stradale con l’appellativo corrispondente di: “Tormini – Barghe”, “Desenzano Gargnano”, “Mantovana”, “Asolana”, “Bagnolo – Seniga”, “Leno – Fiesse”, “Brescia – Quinzano”, “Brescia – Orzinuovi” e “Bergamasca”.

Le tonnellate di traffico quantificate, per gli accennati settori stradali, nella stima di 10218 per il 1926, di 12664 per il 1927 e di 12253  per il 1928, rispondevano, insieme ad altri particolari, all’intento perseguito per questo sperimentato monitoraggio stradale, come è, fra l’altro, stato spiegato, nell’articolo pubblicato sul mensile sopra menzionato: “E’ ovvio come i risultati di tali rilievi, venendo a costituire l’indice della natura e dell’entità del traffico, possano riuscire utili, anzi necessari, per dedurre criteri e norme tecniche per le provvidenze di manutenzione ordinaria e straordinaria”.

Tale massa mobile, indicata per ognuno degli anni presi ad oggetto della capillare ricognizione, era, di fatto, la cifra raggiunta “conteggiando l’intensità media giornaliera del traffico in tonnellate” che se, per l’ultimo anno, rispetto ai tre presi in esame, sembrava indicasse una flessione quantitativa, a differenza della tendenza delle risultanze delle annate precedenti, pare che tale dato fosse solo a motivo dell’essere stato maturato “in dipendenza della diversa stagione in cui vennero effettuati i rilievi dei due anni” (prima).

Determinante, in ogni caso, per tali stime, era stato quel dispiegamento di mezzi a trazione animale, persistente retaggio di una radicata propaggine tradizionale, piuttosto che di quelli a motore, ancora in relativa posizione di minoranza, seppur già parte importante di un affermato avvicendamento in fase di espansione, per i casi emblematici di quelle arterie di comunicazione dove, nei tre anni esaminati, questi veicoli “ad una”, oppure “a due e più bestie”, avevano attestato un predominio numerico a bilancio dell’effettuata osservazione, sia in capo alla “Strada Brescia – Orzinuovi” con complessive 415 unità, mosse con la complicità dei quadrupedi, a fronte, invece, delle 283 pertinenze motorizzate di varia stazza e battuta stradale, analogamente al dato emerso dalla “Strada Brescia – Quinzano” per la quale, gli stessi rapporti, si erano numericamente modulati in 290 contro 179, sulla falsariga, pure, della “Strada Leno – Fiesse”, con 179 “contro” 59, e della “Strada Bagnolo – Seniga”, con 204 rispetto ai 104, come anche della “Strada Valle di Scalve”, con i 76 carri sopravanzanti i 35 veicoli a motore, mentre osservando la “Strada Valle Trompia”, il rapporto era stato stimato in un assottigliamento della differenza, intercorrente da 331 a 287.

Diverso rapporto, marcatamente al rovescio, per la “Strada Iseo – Corna” dove erano stati conteggiati 430 veicoli a motore a differenza di una minor copia, quantificata in 316, di quelli a trazione animale, similmente alla “Strada Mandolossa – Iseo”, con 484 rispetto ai 379 censiti in quel loro più lento transitare che, anche sulla “Strada Mantovana”, li aveva visti, per così dire, soccombere, con la somma del loro passaggio, ottenuta in 266 unità, rispetto ai 325, enumerati, come sopra, nella somma di tutto un triennio, nella fattispecie di quelli spinti dal motore.

Questa sintesi era confermata anche nelle cifre ottenute dalla “Strada Salodiana” (Rezzato, Tormini, Salò) con i 274 mezzi motorizzati rispetto ai 178, dalla “Strada Desenzano Gargnano” con 197 a fronte dei 108, della “Strada Asolana” (Montichiari, Carpenedolo, confine Acquafredda) con 371 posti a diverso raffronto dei 291 d’altro genere e della “Strada Bergamasca” (Coccaglio, Palazzolo confine Bergamasco) con un più esiguo scarto di 261, contro la parte “antica” dei 215, alimentati a foraggio.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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