Reggio Emilia. Reggio Emilia “città etrusca”, una mostra al Palazzo dei Musei della città aperta sino al 31 ottobre, racconta della presenza etrusca nel Reggiano e intende porre in evidenza il filo rosso che accompagna la sua storia più antica come terra di incontri fra popoli, quasi a prefigurare la città inclusiva dei nostri giorni, proponendo un’occasione di riflessione che si compone di una mostra e di un libro a cura di Roberto Macellari.etruschi

Reggio Emilia è stata luogo d’incontro tra culture diverse, crocevia di legami tra popoli come Etruschi, Liguri e Celti e, meno sicuramente, Umbri che individuarono nel Reggiano un territorio in cui fermarsi. Nel 1864 don Gaetano Chierici dava notizia di un’iscrizione rinvenuta a Castellarano, che senza esitazione attribuì agli Etruschi, riconoscendone la presenza in quei luoghi prima dell’avvento dei Romani. Da allora ad oggi, le indagini sulla presenza etrusca tra il Po, l’Enza e l’Appennino hanno messo in evidenza il rilievo che Reggio Emilia aveva assunto anche rispetto ad altre province limitrofe.

Il lavoro scientifico dei Musei Civici e della Soprintendenza archeologica dell’Emilia Romagna, il rapporto con le associazioni operanti sul territorio, nuove ricerche e recenti rinvenimenti hanno rinnovato l’interesse per un popolo con il quale la città ha iniziato a “fraternizzare” nell’Ottocento e del quale restano affascinanti reperti custoditi nei Musei Civici cittadini.etruschi

L’esposizione pone l’accento sul quadro di una realtà composita, nella quale gli Etruschi, depositari della cultura scritta, detenevano le leve del potere politico ed economico almeno fino dal tardo VII secolo a.C. in rapporto con Liguri e Celti e, meno sicuramente, con Umbri.

Il Reggiano era un territorio di incroci culturali facilitato da un reticolo di strade che consentiva la circolazione di individui portatori di lingue, culture e religioni differenti. Unica fra le città capoluogo della regione, Reggio porta nel proprio nome il riferimento ad una strada che ha lasciato un segno imperituro nel suo divenire, al punto da esserne diventata la denominazione. La via Aemilia prende forma agli inizi del II secolo a.C. ereditando però una rete di strade tracciate secoli addietro dagli Etruschi, che proprio il Reggiano restituisce con un’evidenza senza molti confronti in ambito regionale.

I devoti di diversa cultura, accomunati dalla fede nelle stesse divinità, convergevano poi nei medesimi luoghi di culto, ognuno con le offerte tipiche delle proprie specifiche tradizioni culturali, per rendere omaggio a divinità (uno dei principali punti di forza dell’etruscologia reggiana) che ci sono note attraverso i rispettivi nomi etruschi. Si tratta di Vei, divinità femminile della fecondità e fertilità dei suoli, una sorta di Madre Terra, di Rat, l’Apollo saettante, musico e profeta.etruschi

Nei depositi votivi sono riconoscibili le offerte di Etruschi, di donne celtiche e liguri (attraverso il dono degli abiti nuziali, di cui rimangono spille e ornamenti metallici). Questi santuari potevano essere luoghi aperti, in ambienti “naturalmente” sacri. Si pensi alla Pietra di Bismantova, montagna sacra dei popoli appenninici, o alle vette delle principali emergenze orografiche (il Valestra, il Fòsola, il Barazzone), che si prestano ad un contatto più diretto con le divinità celesti, o ancora ai fenomeni di vulcanesimo secondario, come le emissioni gassose e termali di Quara di Toano, o infine alle acque di risorgiva nella fascia di media pianura.

La mostra presenta circa 200 oggetti delle collezioni dei Musei Civici di Reggio Emilia, fra iscrizioni etrusche, bronzetti figurati, vasellame in bronzo e in ceramica. Sono presenti corredi funerari dei diversi gruppi etnici documentati nel Reggiano, Etruschi, Liguri e Celti, con riferimenti alla cultura umbra. Ma ci sono anche reperti dell’equipaggiamento militare, del simposio e dell’abbigliamento femminile e una rassegna epigrafica dei primi nomi a noi noti redatti in etrusco, che in alcuni casi svela l’origine etnica “altra” di personaggi poi assimilati nel nuovo contesto culturale.

In mostra anche un lituo, insegna dell’augure, il sacerdote addetto a tracciare le strade, e un mozzo di ruota di carro etrusco che evocano l’intensità dei traffici che animavano quelle vie di comunicazione. Spiccano infine i principali monumenti etruschi del territorio reggiano: i due cippi istoriati e iscritti rinvenuti vicino a Rubiera, che restituiscono nomi etruschi dietro i quali si celano origini diverse.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.