Ciano d’Enza, Reggio Emilia. In terra reggiana, tra pianura e Appennini, intorno all’anno mille si disegnavano le grandi vicende della storia d’Europa. Protagonista indiscussa fu la contessa Matilde di Canossa, che qui aveva collocato il centro politico e militare di un feudo esteso dalla Lombardia alla Toscana.

Di quel grande potere restano testimoni i numerosi castelli che ancora oggi ricordano al viaggiatore un periodo di forti passioni, il più celebre è il castello di Canossa, di cui sullo sperone roccioso ne rimangono i ruderi e un piccolo museo. Da alcuni anni è in corso una campagna di scavi per riportare alla luce, oltre alle testimonianze archeologiche, la storie di queste terre, che ha visto la collaborazione dalle università di Bologna e Verona con il supporto del Club alpino italiano.

Gli “alpinisti” del CAI reggiano hanno accantonato per qualche tempo le piccozze e, spatole e badili alla mano, hanno affiancato gli archeologi nelle ricerche.

I risultati della campagna di scavo archeologica condotta a settembre e ottobre presso la Rocca di Canossa (RE) dalle università di Bologna e Verona con il supporto del Club alpino italiano (Comitato Scientifico Centrale, Gruppo regionale Emilia-Romagna e Sezione di Reggio Emilia). Sarà questo il tema del convegno, denominato “Ancora a Canossa”, in programma venerdì 15 febbraio alle ore 10 al Teatro Comunale di Ciano d’Enza (RE).

A distanza di oltre 140 anni dalla prima campagna di ricerca archeologica avviata a Canossa, il CAI si è nuovamente impegnato per sviluppare una nuova attività di indagine, mettendo a disposizione dei due atenei, con il contributo del Lions Club Albinea e Canossa, le risorse necessarie per aprire un nuovo cantiere di ricerca.

La campagna di scavo, supportata logisticamente dal Comune di Canossa, è stata condotta da un’equipe di venti studenti di archeologia la cui impegnativa attività ha aperto una nuova e inaspettata pagina nella storia millenaria del monumento canossiano. Dopo la ricognizione sistematica del 2017, una serie di sondaggi di scavo ad ampliamento nel settore orientale del sito, che risultava pressoché sconosciuto e mai veramente oggetto di indagini archeologiche sistematiche, ha individuato un tratto di una muratura di cinta e tracce di attività e crolli, inquadrabili tra la fine del XII e il XVI secolo.

In altre due aree di indagine, sono stati messi in luce i resti di strutture residenziali conservate in alzato, in alcuni punti, per oltre due metri e totalmente interrate dall’abbandono del sito. Ne sono state individuate quattro al momento, ma è probabile che, sulla base di una serie di elementi riscontrati durante le ricerche, si possa ipotizzare l’esistenza di oltre una decina di edifici, ancora in buono stato di conservazione.

“Stiamo parlando di un’area ampia, mai indagata, che potrebbe restituire un’immagine nuova e inedita del sito. Un intero borgo sepolto e abbandonato circa 500 anni fa, ma che ancora non sappiamo quando si possa essere sviluppato”, afferma il Presidente del Comitato Scientifico Centrale del CAI, il reggiano Giuliano Cervi. “Le conoscenze acquisite sono di grande rilievo per uno dei luoghi italiani di maggiore notorietà storica. Per il Club alpino, Canossa costituisce uno dei luoghi identitari, testimonianza diretta del proprio ultracentenario impegno a favore del patrimonio storico, culturale e ambientale d’Italia”.

Gli obiettivi generali della campagna sono la definizione dell’urbanistica del sito archeologico, la valutazione dei depositi e delle sequenze stratigrafiche dell’area del borgo e l’indagine delle sue caratteristiche materiali, tentando di fornire elementi utili anche sul fronte degli studi paleoambientali.

Gli atti del convegno saranno pubblicati dal Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano. Il convegno è promosso da CAI, Università di Bologna, Università di Verona, Comune di Canossa, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Polo Museale Emilia Romagna, Lions Club Albinea Ludovico Ariosto.