L’una e l’altra realtà sono frutto di quell’esperienza umana che si manifesta sulla linea d’azione dove si dipana in una mirata specializzazione, interpretata in attinenza con una perseguita eccellenza sovrana. Lo sport e la letteratura, nello scibile di una serie di distinte peculiarità, paiono fra loro compenetrarsi in quell’effettivo ed in quel riconosciuto apparentamento di complementarietà ad effetto che, da una parte, sembrano offrire la spettacolarità di una atletica competizione antropometrica, e dall’altra, denotano l’avvalersi di una complessità intellettuale di sintesi narrativa, raggiunta in una traslata ed in una fedele rielaborazione divulgativa.

Ambedue sembrano potersi utilmente incontrare, in un interessante connubio rappresentativo di una terza gemmazione che è, a sua volta, scaturente dall’incontro fra le prestazioni sportive di una fisicità pertinente e la forma letteraria, esercente i termini di quanto osservato, mediante una certa sensibilità descrittiva delle evoluzioni connotative delle pratiche manifestazioni esibite e, di conseguenza, riferite a rimbalzo di un impattante insieme. L’una si presta a possibile linguaggio dell’altra, sia nella corporeità di varie discipline d’ingaggio dello sport che nella composita vettorialità lessicale di espressioni atte a perpetuarne la memoria, rappresentandone pure una asseverata fonte probatoria, secondo un ritratto letterario che ne delinea, nell’adottata sintassi, il loro verificarsi nella storia.

carla boroni - gli scrittori italiani e lo sport copertinaSi tratta di alcuni fra i numerosi aspetti, condivisi in una interrelazione tematica di versatili concetti, che sono desumibili a fulcro dell’interessante ispirazione culturale sviluppata nel libro di Carla Boroni dal titolo “Gli scrittori italiani e lo sport”, edito da “Ghenomena” di Formia, per la “Collana saggistica”, diretta da Francesco De Nicola, nel centinaio di pagine in cui si proporzionano i quattordici capitoli di questa mirata iniziativa editoriale, pure contraddistinta dalla scelta di stampa dell’immagine di copertina, attraverso un disegno a colori di Ugo Donati, denominato “…non è mica da un particolare che si giudica un giocatore…”, quale esempio artistico di quell’intersettorialità espressiva della quale la pubblicazione stessa ne sviluppa il chiaro spessore, mediante l’argomentata chiave riflessiva di un apprezzato tenore.

Quella riflessione che, fra l’altro, mette al centro di una appropriata analisi di proporzione dello spunto in questione, il fatto che “il mondo dello sport, così perfettamente rappresentato nei suoi aspetti spettacolari dal cinema, dalla televisione e dal web, necessita anche di essere interpretato e compreso nella sua dimensione umana, nel suo essere manifestazione di emozioni, aspettative e delusioni. Necessita di spessore esistenziale. Tranne rare eccezioni, il giornalismo sportivo non riesce ad assolvere questo compito. Nella maggior parte dei casi, a dire il vero, questo obbiettivo nemmeno se lo dà. Puro resoconto, descrizione effimera dell’evento fatto con parole consunte e immagini stereotipate, il giornalismo sportivo si accontenta di riferire, riportare, elencare. Non c’è invenzione linguistica, non c’è commento (se non tecnico), non c’è interpretazione. Tranne rare eccezioni, dove il cronista si scopre scrittore e dove in effetti il semplice giornalismo si muta in letteratura. La pagina scritta consente un’originalità unica. Certo comporta una fruizione più ostica rispetto a quella dell’immagine cinematografica e decisamente meno facile di quella televisiva o di youtube (…)”.

L’autrice affronta la sua approfondita ricerca avvalendosi, pure, delle conoscenze di quella dimensione storica che, in un’accurata prima parte introduttiva, emergono dal suo libro, nella fenomenologica ricostruzione dell’evolversi dello sport, considerato nell’ambito delle antiche società organizzate, dalle quali si distinguono anche le prime personalità note dell’età classica, per la loro autorevole referenza in capo a noti componimenti letterari, come, ad esempio: Cicerone, Seneca, Virgilio, Orazio e Marziale. Tra i caratteristici contenuti dei loro scritti, si possono appurare anche alcuni particolari relativi a quelle attività olimpioniche che, tuttora, si appalesano negli sforzi degli atleti di vario livello, impegnati nelle loro attività agonistiche, investite sia su loro stessi che nella dinamica associativa delle compagini affiatate dei partecipi colleghi sportivi, a margine dell’indotto di tifoserie anche pervase da amenità istrioniche.

Carla BoroniTifoserie che, come non si manca di evidenziare in questo libro, hanno un ruolo di rilievo, dal momento che: “Nel mondo dello sport l’atleta è al centro delle singole gare e delle singole competizioni, ma non è l’unico protagonista dell’avvenimento sportivo. Il mondo dello sport è infatti un complesso organismo sociale che richiede, per sussistere, la compresenza di molte componenti. Il pubblico sportivo, innanzitutto, senza il quale verrebbe meno lo scopo della manifestazione sportiva pubblica”.
Alcune considerazioni di Seneca, citate, fra le altre, da Carla Boroni, sembra vadano ad evocare anche quest’incontenibile umanità pertinente, consentendo un curioso affresco di un genere d’indole sperimentabile anche nel presente: “(…) Seneca che ebbe la sfortuna (a suo dire) di abitare proprio sopra a un complesso termale, ci porta con la sua ironica e garbata protesta nel vivo dei giochi della palestra: – Sento il mugolio di coloro che si esercitano nei manubri, emettono sibili e respirano affannosamente…Quando poi viene uno di quelli che non può giocare a palla se non grida ed incomincia a gridare, è finita -”.

Mettendo nella piacevole esposizione dell’irraggiamento speculativo dedicato al contesto sportivo, l’evidenza delle possibili sfaccettature legate al tema trattato, attraverso le sottolineature connesse alla modalità del registro compositivo letterario adottato, Carla Boroni si interroga, circa l’intreccio fra il parlato ed il frasario effettivamente pubblicato, lungo l’avvicendarsi delle stagioni dell’uomo, in relazione al tempo del parallelo snodarsi e perpetuarsi delle discipline sportive, nel capitolo dal titolo “Il linguaggio dello sport”, concludendo, fra le altre argomentate stime della sua acuta disamina, che “Il linguaggio sportivo dei primi cronisti, inizialmente passionale e propagandistico, si è col tempo evoluto, sulla carta stampata, ma soprattutto in televisione, verso esigenze di brevità e concretezza, proprie della velocità e del dinamismo dell’avvenimento sportivo, e verso tecnicismi non però esclusivi del mondo dello sport, ma condivisi da molti altri settori della società”.

Fra certi aspetti, sostanzialmente congiunti alla cosidetta “contaminazione” della lingua, per il ricorso alle parole straniere, assimilate nella foga di assecondare tendenze di importazione, lungo il profilarsi di uno sport che si distingue, in un appassionato altrove, nel verso di una praticata diffusione, il libro “Gli scrittori italiani e lo sport” corrisponde all’impegnativo titolo della maneggevole stampa che vi risulta impressa, dedicando spazio al personale carisma espressivo, anche in tale tematica, rispettivamente profuso, in alcune loro opere, da autori come Pier Paolo Pasolini, Alessandro Baricco, Valerio Magrelli, Umberto Saba, Gianpaolo Ormezzano e Nino Palumbo, esplorando, con motivato e particolare riguardo, l’importante vena giornalistica che appare invece preponderante, nei riguardi dell’assolvere, in un puntuale patrimonio di informazione, al compito di diffondere le novità e gli sviluppi di questo spettacolare e dinamico settore, sottoscrivendo le pagine interessanti che si annunciano, alla lettura del volume di Carla Boroni, mediante il titolo “Giornalismo di classe: Gianni Brera e Orio Vergani”.

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