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Brescia. “I have a dream” E’ forse da questa immagine, una delle fotografie della mostra “Sguardi Complici”, dove Mattia Fiore racchiude il significato del sogno. Un sogno che si infrange sulle reti è il filo spinato. I nuovi muri della nostra indifferenza.
E se ci chiudono la porta dei sogni, siamo già morti (Roberto Benigni).Mattia Fiore

“Sguardi Complici”, esposta a Spigolandia, è l’impegno di una mostra fotografica che nasce da un viaggio fatto di immagini, emozioni e racconti che ci aiutano a capire il sogno di donne e uomini che giorno dopo giorno, senza clamore, ma con fatica affermano, in una terra difficile, il diritto alla democrazia e alla dignità, il diritto alla libertà, il diritto a restare umani. Realizzata da Mattia Fiore, giovane studente universitario che ha trascorso diverso tempo presso la Jungle di Calais nell’inverno del 2015, costruendo un reportage con l’intento di scoprire, sotto l’etichetta “migranti”, la necessità di essere e sentirsi esseri umani.

Comunicare con un linguaggio artistico ulteriore non è però ancora sufficiente. L’incontro ci può essere solo cambiando interiormente prospettiva ed essendo disposti ad accogliere e riconoscere l’Altro. Di questo si parlerà alla presentazione del libro “Conversazioni con il fotografo” edito da Liberedizioni il 25 febbraio alle ore 16,30 a Spigolandia in via Mantova a Brescia. Evento che conclude il primo ciclo di “Facciamo girare la cultura”. Condurrà Marcello Zane, storico e giornalista conversando con il fotografo Mattia Fiore di “sguardi complici”e Fulvio Casagrande per l’Associazione Orage d’Etoiles.Mattia Fiore

C’è un momento in cui la fotografia si stacca dalla semplice azione chimica dell’impressionare una pellicola e di fermare in una frazione di secondo un attimo che racconta la vita, per diviene arte o mezzo audace di denuncia. Questo non sta nel soggetto fotografato, ma come in un opera d’arte, in ciò che l’artista vuole esprimere, denunciare. E’ solo allora che la fotografia diviene un urlo, un grido che penetra oltre lo sguardo e scuote l’animo dell’osservatore rendendolo partecipe. Il messaggio fotografato incute il rispetto di una bellezza leggera come un soffio di vento, da accarezzare con pudore come chiaro di luna, da osservare come specchio di limpida acqua.

Per arrivare all’espressione più vera e pura c’è un valore aggiunto che risiede solo nell’animo di andare oltre la visione materiale. La fotografia entra in una dimensione più alta avvicinandosi all’arte della vita. Racconta, parla, grida, esprime nel complesso delle relazioni il dramma del vivere quotidiano, nascosto dietro uno sguardo un gesto, quasi fulminato nell’istante dello scatto che penetra nelle linee d’ombra della vita.mattia fiore

Nelle fotografie di Mattia cade la distanza fra l’opera e l’osservatore, la fotografia coinvolge il visitatore in una sorta di rappresentazione dal vero. Determinato e leale Mattia sa scolpire nelle sue fotografie un carattere forte e deciso, seguendo opposte regole e traducendo in immagine una sorta di verdetto per tutto ciò che offende l’essere umano. Non lo fa per ambizione, lo fa perché è giusto, lo fa per le persone che non hanno voce, lo fa per la dignità di essere umani.

La scelta di comunicare e generare l’incontro con l’Altro anche attraverso la fotografia dipende certamente dal fatto che l’immagine stereotipata del migrante a cui siamo sottoposti, contribuisce con forza a costruire questa etichetta di “invisibilità” che cancella definitivamente storie, vite, identità e persone, rendendoci ad essi, indifferenti e ciechi.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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