Tempo di lettura: 6 minuti

Brescia – Le numerose farmacie bresciane hanno il libro commisurato alla mole degli anni che ne rivela la laboriosa tradizione nella quale da tempo operano in uno spessore di confacente attribuzione.

L’autore è Franco Robecchi che rapporta in circa trecentotrenta pagine monumentali un’approfondita ricerca effettuata a tutto campo rispetto a quanto si compenetra in una sinergia di tematiche attinenti i farmaci, i professionisti dei medicinali e gli empori degli esercenti la preparazione e la somministrazione di quei prodotti che, legati al bene della salute, si abbarbicano da sempre in un alone taumaturgico di ampia considerazione, nella somma sociale nella quale trovano, insieme agli acquirenti, la naturale formula della loro affermazione.

Una interessante lettura dipanata a densa ricognizione della composita realtà farmaceutica di Brescia e provincia si proporziona al libro “Speziali – Farmacisti e farmacie in 600 anni di storia bresciana”, pubblicato in un enciclopedico volume di imponente edizione dalla “Compagnia della Stampa”.

Attraverso una dettagliata analisi storica, diluita in una decina di capitoli, correlati pure da altrettanti sezioni argomentative delle corrispondenti tematiche d’indagine che di essi sono esplicative, la pubblicazione riconduce ad un medesimo filo conduttore la propria ispirazione di base che è funzionale alla configurazione culturale della lunga tradizione farmaceutica, congiunta ad una sua fattiva attualizzazione di retrospettiva.

Con l’ausilio di accurate riproduzioni anastatiche di alcuni testi antichi, riguardanti le farmacie bresciane che sono pure trascritti nel loro contenuto d’interesse, per l’opportunità di un’esposizione alla quale apportano l’autenticità biografica di un’espressione documentaristica, è possibile, tra l’altro, ripercorrere le tracce di tale specifica professione, attraverso l’attestazione dei suoi vari esponenti che emergono dai documenti citati come protagonisti di un percorso che è ad essi sopravvissuto, in una continua ed in una ininterrotta evoluzione.

Un tempo conosciuti in società come “speziali”, nella chiara allusione all’uso delle spezie come medicamenti, ed in origine a Brescia rivolti alla venerazione di San Giovanni Battista e poi pure di Sant’Antonio da Padova, come celeste protezione d’agiografica predilezione, i farmacisti bresciani nel 1454 si trovano rappresentati da quella sorta di “albo professionale” nella forma del libro manoscritto dal titolo “Gli Statuti del Paratico degli Speziali di Brescia”, conservato nella biblioteca Queriniana del capoluogo bresciano, dove, ad esempio, fra le varie località e tra i corrispondenti nominativi riportati, si può appurare la presenza del farmacista “Domenicus de Travayado”.

Dalla prosecuzione temporale del medesimo testo, nel 1554 ed ancora di tale luogo, traducibile con la odierna denominazione di Travagliato, risulta invece un tal “Cesar Lanfrancus”, mentre, cambiando capitolo del libro ed attingendo da altra fonte di individuazione, nel 1899 le farmacie del posto snocciolavano i tre nomi di riferimento di Lorenzo Gossaldi, Giuseppe Uberti e Giocchino Bettalli, lasciando poi all’epoca molto più recente, documentata dagli elenchi della categoria redatti nel 1957, la specificazione che, nella stessa località, le farmacie erano rispettivamente la “Farmacia comunale”, testualmente localizzata “in piazza Italia 13” e la “Farmacia Uberti di Paterlini”.

A proposito di quest’ultima farmacia, la sua trasformazione è testimoniata dalle fonti della monitorante indagine successiva, quando, nel 1977, da analoghe formulazioni censite, la medesima sede emerge in una appaiata menzione nel condensato accenno di “Comunale e di Paterlini”, mentre in un altro elenco, aggiornato all’anno di stampa del volume stesso che è risalente al 2006, tale realtà si profila nell’esplicita titolarità del farmacista Paterlini Domenico, a conferma di anni di servizio della professione farmaceutica, in una comunità situata ad una dozzina di chilometri da Brescia dove, da allora ad oggi, le farmacie comunali sono nel frattempo raddoppiate, facendo capo sia a quella di piazza Libertà che a quella più recente, fregiata dall’insegna de “La Cupola,” in relazione all’omonimo centro commerciale e di servizi di Travagliato in cui si erge lungo via Aldo Moro.

Dalla rispettiva e caratteristica visione locale, relativamente alle farmacie dei centri abitati della provincia, dai quali si esplica, ad esempio, pure “l’inventario della farmacia comunale di Collio del 1828”, modellato nella curiosa universalità dei prodotti e degli utensili ivi presenti per una dimensione artigianale dell’arte farmaceutica, il libro “Speziali – Farmacisti e farmacie in 600 anni di storia bresciana” offre al lettore anche l’ampia visione di un’organicità rappresentativa delle aggregazioni costituitesi a livello provinciale nel settore delle farmacie, come è, tra l’altro manifestata dalle informazioni raccolte nei capitoli “Il commercio all’ingrosso dei medicinali e la nascita della Cooperativa fra esercenti farmacia”, “La nascita dell’Associazione proprietari di farmacia e la rinascita della Cooperativa esercenti farmacia e dell’Ordine provinciale dei farmacisti” ed anche “La crescita e il successo delle associazioni dei farmacisti bresciani negli anni Settanta e Ottanta”.

Da queste espressioni, strutturatesi ad ossatura di un sistema rispondente all’odierno assetto dell’attività farmaceutica bresciana, la pubblicazione di Franco Robecchi riceve una mirata investitura, come si legge, fra le prime pagine del volume a firma dell’Associazione Titolari di Farmacia (ATF): “Questo libro lo vogliamo dedicare ai Colleghi che ci hanno lasciato, dei quali tutti noi siamo i continuatori con i loro stessi ideali, al servizio della comunità bresciana”.

Per questa accennata associazione di categoria, l’ingente opera editoriale compiuta dall’autore e pubblicata nella collana “L’intelligenza e il fare” della “Compagnia della Stampa”, ha l’introduzione del presidente e del direttore, rispettivamente Renato Grendene e Luigi Cavalieri, mentre altre considerazioni, introduttive dell’interessante compendio di note storiche sviluppato in un’articolata prospettiva culturale, desunta tanto nello specifico quanto nel riflesso delle farmacie, sono sottoscritte da Alessandro Tita, presidente dell’Ordine dei Farmacisti della Provincia di Brescia, analogamente ai diversi contributi per una lettura di contesto, proposti invece da Vittorino Losio e da Giuseppe Capretti, nel loro rispettivo ruolo di presidente e di direttore generale della Cooperativa Esercenti Farmacia di Brescia (CEF).

L’autore presenta il proficuo avverarsi della propria opera citando, fra l’altro, “alcune persone che hanno fornito notizie, che hanno messo a disposizione i loro archivi e le loro biblioteche, il loro patrimonio di testimonianza basato sulla memoria e sugli oggetti”, alludendo all’attenta applicazione sul campo esplorato che non ha lasciato nulla di trascurato ed ha permesso di incontrare la positiva collaborazione di Franco Carpi, Renato Grendene, Renzo Altadonna, Luciano Anelli, Francesca Antonini, Gianfranco Bellini, Giovanbattista Bisetti, Maria Caponati, Marco Colonna, Gianfranco De Paoli, Natale Di Molfetta, Giovanni Fiorentini, Franco Franchi, Carolina Lanzani, Franco Marchesi, Gustavo Marfurt, Antonio Massetti Zannini, Marcello Molinari, Clara Pirlo, Pietro Pisati, Piera Ragazzoni, Alessandro Tita e Carlo Zamboni, mentre di Amedeo Pavesio Seguin è il testo pubblicato nel libro in relazione alla figura di “Uno speziale dell’Ottocento e i suoi rimedi contro il colera”.

Il libro “Speziali – Farmacisti e farmacie in 600 anni di storia bresciana”, realizzato con il contributo di “Banco di Brescia” e con il patrocinio di Regione Lombardia, della Provincia, del Comune e dell’ASL di Brescia, è documentazione narrante anche di quell’intreccio umano in cui la missione farmaceutica si è resa servizio svolto sia da parte che anche per personalità illustri.

Tra le prime, ad esempio, “il farmacista e intellettuale Guido Zadei” (1883–1934), tra le altre, in qualità di fruitici dei servizi, si evidenzia Gabriele D’Annunzio (1863–1938) che dal 1921 è stato residente sul Garda e, tra l’altro, abituale cliente delle farmacie della zona, con particolare predilezione per quella del “farmacista di Gardone Riviera, Mario Ferrari, proprietario della Farmacia Internazionale. Per la sua consueta fantasia linguistica, affascinata dal vocabolo antico e non raramente dal neologismo, il Ferrari fu chiamato da D’Annunzio con l’antico nome medioevale dei farmacisti, Pharmacopola”.

Affascinato dalle potenziali energie fluttuanti dal catalizzarsi delle forze ausiliatrici dei farmaci, detentore anch’egli di una sorta di fornita farmacia domestica nella propria residenza del “Vittoriale”, Gabriele D’Annunzio usufruiva anche delle puntuali forniture del farmacista Luigi Pirlo di Salò, “nipote del suo medico curante. Nella farmacia Pirlo ancora sono esposte alcune note di D’Annunzio nelle quali egli ordinava medicinali e ne commentava l’efficacia, essendo sempre, come in ogni altro campo, curioso della natura delle cose, studioso delle medesime e quindi competente in molti campi”.

In questa tradizione farmaceutica, tanto per il noto poeta, come pure per la generalità delle innumerevoli figure che, a vario modo ed opportunità, vi hanno attinto le molteplici sostanze per la cura della salute e per la preservazione di un proprio, anche ideale, benessere, pare sia sempre valsa la massima che compenetra di stoica saggezza le varie epoche dell’interazione delle farmacie con le generazioni in divenire e cioè che “contra vim hortis non est medicamentum in hortis”, ovvero, “contro la potenza della morte non c’è medicamento negli orti”, mentre un certo fascino culturale storicamente permane nell’ermetica e perdurante espressione che “dove si ferma la natura, lì inizia lo spargirico”, cioè l’esperto in distillazione, aderente ad una professione alchemica prossima ad una farmaceutica accezione.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *