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A Cremona sono arrivati gli extraterrestri.
L’evento pare non abbia destato particolari turbamenti e nemmeno l’adozione di eventuali provvedimenti.
Diafani umanoidi, con un occhio solo, si misurano con gli spazi della città del Torrone, senza un apparente clamore, alle prese con lo svolgimento dello loro missione.
Paiono esplorare l’ambiente terrestre posto lungo il curvarsi di una costruzione che, sulla parete esterna, diluisce l’esplicita rappresentazione del contatto fra il pianeta Terra e le loro fattezze che rimandano ad un indistinto altrove.

Fra la breve via della Mosa e la lunga via Cadore: questo è il luogo dove un curioso murales allude all’avvenimento interplanetario, secondo un’ampia risoluzione, descrivendolo metaforicamente in prossimità di quell’intersezione che lambisce il traffico cittadino, intercorrente verso più di una direzione.

E’ ciò a cui incorre uno sguardo, se catturato oltre l’apparenza dell’evidente trasformazione di un muro perimetrale, mediante quell’estemporaneità creativa che ha retto al tempo e pure allo sbrecciarsi dell’intonaco, resistendo, insieme al resto, a ridosso di uno stabile in abbandono.

In questa fetta urbana che sembra essersi assuefatta al chiuso impenetrabile di un’enclave isolata, come zona neutrale alle vicende che la sfiorano in un’ineludibile cadenza quotidiana, fanno sfoggio di sé un paio di alieni, riconducibili alla galassia di chissà quale insieme di pianeti. In una possibile allegoria di disarmanti visitatori dai modi esordienti, i due esseri si cimentano con l’esplorazione promossa secondo un paio di scene interpretate in progressivi passi conseguenti.

Dalla riproduzione di una scaletta, assestandosi, infine, ad un piano d’appoggio, il punto di snodo è nella bocca di una famelica bestiola che, nella proporzione datale all’intera composizione, sfodera la mole artistica di quella preponderante raffigurazione che appare intuibile per un velato messaggio d’implicita attribuzione.

Un marziano sembra cercare di farsi luce, all’interno delle fauci del medesimo animale a cui l’intero murales deve la resa figurativa di una estensione sostanziale, raccolta dal capo alla coda del mammifero senza lesinare nella sua dimensione esponenziale, ma anche per la posizione assegnatagli come figura cruciale, nella scelta di un manufatto espressivo che ne interpreta il ruolo aggressivo per il tramite di un profilo visivo, in grado di raccogliere pure le restanti pertinenze di uno stesso metaforico nesso intuitivo.

Che ne sarà degli extraterresti in visita al nostro pianeta? Finiranno nelle fauci di qualche esponente del regno animale per una ingenuità adottata senza alcuna cautela, oppure troveranno una strada adatta al felice esito di una missione che integrerà la pagina della creazione biblica di Adamo e di Eva?.

L’orizzonte si allarga, il consorzio umano si accresce, nel condurre attenzione ad un’alterità extraterrestre che sfugge nei cieli al di sopra delle nostre teste, ricercando la vita, nell’emblematica diversità di una specie vivente, organizzata nei remoti e misteriosi spazi, assisi oltre la volta celeste.

In quest’incontro ravvicinato, trasversale ad ogni tipo nel genere preventivato, che, nel murales cremonese è affidato alla rappresentazione di un cane pezzato, quasi fosse l’ipotesi selvaggia di un lupo primitivo, l’uomo sarà “Homo homini lupus” oppure “Homo homini Dei”?

La faida filosofica che suddivide la natura umana è qui sollecitata ad interrogare sé stessa anche in relazione all’eventualità dell’ennesima prova di un confronto fra civiltà, dove l’una interagisce con l’altra, come già avvenuto e nel modo in cui è tuttora in corso, nello svelamento di geografie e di etnie, fino ad avere reso il mondo un piccolo villaggio perlustrato in tutte le sue vie, perfino verso il cielo, senza ancora, però, conoscere, di quest’ultima frontiera, gli ultimi segreti che restano tuttora di là a venire.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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