Tempo di lettura: 4 minuti

Noi veneziani, e soprattutto noi veneziane, sappiamo bene chi sia Elena Cornaro Piscopia alla quale oggi Google dedica il suo Doodle.

La incontriamo quando andiamo nella sede comunale a due passi dal ponte di Rialto. Ca’ Loredan è stata la sua casa  anche se poi prese il nome da Giovanni Battista Loredan che sposò l’ultima discendente della famiglia dei Corner Piscopia.

C’è una targa sul muro del palazzo che ci  ricorda quanto fantastica e intelligente è stata questa donna che nacque a Venezia il 5 giugno 1646, sotto il segno dei Gemelli.

La targa a Venezia
La targa a Venezia

Elena è stata la prima donna laureata al mondo. Era il 26 giugno 1678 e lei aveva appena compiuto 32 anni.

Dietro questo successo, che fu combattuto fino all’ultimo dai professori dell’Università di Padova che trovavano scandalosa una donna laureata,  c’era il padre Giovanbattista che si accorse presto dell’intelligenza della figlia.

Nel 1665 Elena si fece oblata benedettina e così facendo potè dedicarsi allo studio. Imparò il greco, il latino, il francese, l’inglese, lo spagnolo, matematica, astronomia e filosofia. Quest’ultima disciplina, insieme alla teologia, erano le discipline preferite.

Elena Cornaro Piscopia
Elena Cornaro Piscopia

Elena sapeva anche suonare il clavicembalo, il clavicordo (uno strumento musicale a corde, dotato di tastiera molto diffuso fino al XVII secolo), l’arpa e il violino.

Dopo che Elena ebbe tenuto a Venezia una pubblica disputa di filosofia in lingua greca e latina, il padre decise di chiedere all’Università di Padova di assegnare alla figlia la laurea in teologia.

Ma il vescovo di Padova e cancelliere dell’ateneo, Gregorio Barbarigo, si oppose fermamente considerando “uno sproposito dottorar una donna” che avrebbe potuto “renderci ridicoli a tutto il mondo”.

Alla fine si trovò un compromesso: Elena non si laureò in teologia ma in filosofia e poiché era una donna non potè mai insegnare.

Morì giovane Elena, il 26 luglio 1684, e la sua sua fama era ormai globale.

Il cardinale Federico d’Assia-Darmstadt la consultò nel 1670 su problemi di geometria solida. Da Ginevra, Louise de Frotté, nipote del celebre medico Théodore de Mayerne, invitò nel 1675 Gregorio Leti a inserire la Cornaro nella sua raccolta di biografie di personaggi celebri L’Italia regnante.

La statua di Elena Cornaro a Padova
La statua di Elena Cornaro a Padova

Nel 1677 il cardinale Emanuele de Bouillon la fece esaminare dai due eruditi Charles Cato de Court e Ludovic Espinay de Saint-Luc, che ne rimasero ammirati.

Ancora oggi Elena Cornaro Piscopia viene ricordata in tutto il mondo. E’ intitolato a lei un cratere di 26 chilometri di diametro sul pianeta Venere.

Al Palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova, c’è una statua che la raffigura. Nella basilica di Sant’Antonio, sempre a Padova, c’è un busto che la rappresenta. Nella biblioteca del College di Vassar a Poughkeepsie, nello stato di New York, è ricordata in una vetrata a colori. E una piazza a Rubano, nel padovano, è intitolata alla sua memoria.

 

 

 

Ormai nota tra gli studiosi italiani per la sua erudizione, la Cornaro fu accolta nel 1669 nell’Accademia dei Ricoverati di Padova e successivamente nelle accademie degli Infecondi di Roma, degli Intronati di Siena, degli Erranti di Brescia e in quelle dei Dodonei e dei Pacifici di Venezia.

il padre chiese che lo Studio di Padova assegnasse alla figlia la laurea in teologia; alla proposta si oppose il vescovo di Padova, il cardinale Gregorio Barbarigo, la cui autorizzazione, in qualità di cancelliere dell’Università, era vincolante. Egli sostenne che fosse «uno sproposito dottorar una donna» e che sarebbe stato un «renderci ridicoli a tutto il mondo».[7] Ne nacque un conflitto tra il cardinale e il Cornaro, che si risolse con il compromesso di farla laureare in filosofia: il 25 giugno 1678 la Cornaro sostenne la sua dissertazione e fu accolta nel Collegio dei medici e dei filosofi dello Studio padovano, benché non potesse comunque, in quanto donna, esercitare l’insegnamento.[2]

Durante gli studi aveva vissuto sempre a Venezia e si trasferì a Padova dopo la laurea andando ad abitare nel prestigioso Palazzo Cornaro – di cui fa parte l’odierno museo Loggia e Odeo Cornaro – fatto costruire dal trisnonno Alvise. Il suo fisico era ormai minato dai lunghi studi e dalle prove ascetiche a cui si era sottoposta, era spesso malata anche per lunghi periodi. A Padova proseguì a studiare con intensità, la sua salute si aggravò e morì di gangrena a soli trentotto anni il 26 luglio 1684; fu sepolta nella chiesa di Santa Giustina.[1][2] Sembra che avesse disposto di distruggere tutti i suoi manoscritti e le poche carte restanti,[2] consistenti in discorsi di argomento morale e religioso e in alcune poesie, pubblicate postume.

Le sue opere si erano limitate a quattro discorsi accademici riguardanti la religione, la politica e la morale, undici elogi, cinque epigrammi, un acrostico, sei sonetti e un’ode, oltre alla traduzione dallo spagnolo di un opuscolo spirituale di Giovanni Lanspergio, il Colloquio di Cristo all’anima devota, che fu pubblicata in cinque edizioni.[2] «Scarsissimo o nullo è il valore di tutta cotesta letteratura ascetica e rimeria spirituale» fu il giudizio delle sue opere dato da Benedetto Croce,[8] che la citò come esempio di un intero filone letterario minore del Seicento.[2]

CONDIVIDI
Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *