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Sarà stato vent’anni fa. O forse più. Dopo il grande successo al Festival di Cannes di Underground firmato da Emir Kusturica. Era il 1995 e la guerra nella ex Jugoslavia stava per finire.

Erano anni in cui la guerra era giunta alle porte di casa, nel cuore dell’Europa. Gli anni dell’assedio di Sarajevo. La dissoluzione feroce della Jugoslavia del maresciallo Tito, lasciava sgomenti.

All’Auditorium Santa Cecilia di Roma arrivò come un tornado con la sua magnifica band, potente e forte del successo di quella colonna sonora che costituisce davvero l’anima di Underground.

Furono due ore di musica e balli. Sì balli, perché nessuno a un certo punto resistette alla magia di questo maestro concertatore che ci ha fatto scoprire i travolgenti e malinconici suoni dei Balcani.

Goran Bregovic sabato 29 luglio sarà protagonista di un incredibile concerto gratuito al Mantova Outlet Village che per l’occasione terrà aperti i negozi fino a mezzanotte.

Dopo esibizioni a New York, Chicago, Parigi l’artista ha scelto proprio Mantova Outlet Village per una serata davvero particolare nella quale intrecciare le luci della festa, la forza della tradizione, il gusto per le danze e le atmosfere popolari che da sempre caratterizzano la sua musica.

Goran Bregovic è un artista del XXI secolo che, grazie alle sue origini balcaniche, riesce a mescolare perfettamente sonorità di una fanfara tzigana, polifonie tradizionali bulgare, chitarra elettriche e percussioni tradizionali con accentuazioni rock, dando vita ad una musica che sembra istintivamente di riconoscere ed alla quale difficilmente si può resistere.

Nato a Sarajevo da madre serba e padre croato, Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni: “Il rock aveva all’epoca un ruolo fondamentale nella nostra vita. Era l’unica possibilità per poter esprimere pubblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in galera, o quasi”.

Per far piacere ai genitori, Goran si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia che lo avrebbero portato ad insegnare, se l’enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti.

Un artista ma anche un compositore contemporaneo, questo è Goran Bregovic.

Dopo quindici anni con il suo gruppo White Button, tredici album venduti in 6 milioni di copie, l’artista si libera del suo ruolo sfibrante di “star” per comporre le celebri colonne sonore dei film di Emir Kusturica, dal “Tempo dei Gitani” a “Underground”.

Dopo “Il Tempo dei Gitani” Goran ha carta bianca per comporre la colonna sonora di “Arizona Dream”. Il risultato è pari al film: lirico, innovatore e particolarmente commovente.

Sonorità fragorose, selvagge, un po’ alticce, alternate ad altre solenni, toccanti come il tema del “Tempo dei gitani”, Ederlezi, che dà anche il titolo al cd-antologia delle colonne sonore di Bregovic. Musica che fonde Bartok e il jazz, tanghi e ritmi folk slavi, suggestioni turche e vocalità bulgare, polifonie sacre ortodosse e moderni battiti pop.

Per 10 anni, dal suo abbandono del rock, la musica di Bregovic non era più stata eseguita dal vivo. Il mutamento avviene nell’estate 1995, quando con una band di 10 musicisti tradizionali, aggiunti ad un coro di 50 elementi e a un’orchestra sinfonica, Goran si racconta attraverso la sua “Orchestra per i Matrimoni e Funerali”.

Da quel momento l’artista inanella trionfali tournée per tutta l’Europa presentando tutti i suoi brani più belli, dall’ormai celebre “Ederlezi” (Il Tempo dei Gitani) a “In the Death Car” (Arizona Dream) passando per il vigoroso “Kalashnikov” (Underground) avviato in coro da un pubblico in delirio con il grido “Juris”.

Goran ritorna con un importante tournée di presentazione “if you don’t crazy, you’re not normal” dell’album “Champagne for gypsies”, un disco incentrato sulle sonorità gitane e balcaniche, con diversi episodi dai ritmi veloci e ballabili: il tema principale del nuovo lavoro è proprio la popolazione gitana e la sua musica, la difficoltà di essere accettata e le discriminazioni da essa subite.

Da segnalare anche una scatenata versione di “Bella ciao”, già proposta molte volte dal vivo da Bregovic, con la Wedding and Funeral Band (presente anche in “Boogie unca woogie”).

Lo spettacolo dei suoi concerti non nasce da effetti speciali, ma dai musicisti presenti sul palco. Da un lato l’austera Orchestra di Belgrado, in bianco e nero; dall’altro le Voci Bulgare, quattro vocalist straordinarie in variopinti costumi folkloristici; in mezzo Bregovic, abiti bianchi e chitarra elettrica in mano in braccio. Il massiccio direttore-percussionista, Ognjen Radivojevic; dietro di loro la “Wedding & Funerals Band”, fanfara di ottoni che aggiorna la tradizione dei complessi ottomani e rom.

Come da tradizione ortodossa: dopo il rito funebre si mangia, si beve e per un po’ il dolore lascia spazio alla musica.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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