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Gli Stati Generali della Green Economy che quest’anno compiono 10 anni tracciano la roadmap per l’Italia per raggiungere gli obiettivi climatici europei nel 2030, nell’ambito di Ecomondo e Key Energy, la fiera dedicata alla transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa che si è tenuta nei giorni scorsi a Rimini.

La green economy italiana ha tutte le carte in regola per fare nel prossimo decennio un gran passo avanti grazie alla decarbonizzazione e l’economia circolare, al piano europeo di Green Deal e le risorse del Pnrr.

L’italia può dunque diventare una delle locomotive europee della green economy rafforzando e rilanciando importanti settori produttivi di beni e servizi nazionali.

La due giorni green è organizzata dal Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 68 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il ministero della Transizione ecologica e la commissione europea e con il supporto della fondazione per lo Sviluppo sostenibile.

“L’Italia – spiega Edo Ronchi che, per il Consiglio nazionale della green economy, svolge la relazione introduttiva agli Stati generali – non deve perdere questa occasione: deve puntare, con più decisione, a far parte delle locomotive europee della green economy.

Vincendo la sfida della neutralità climatica con un’economia decarbonizzata e competitiva, capace di generare maggior occupazione e un miglior benessere, si costringerà così anche la Cina e gli altri paesi ritardatari, ad inseguire. Ritengo giusto sollecitare la Cina, che è una superpotenza economica, alla Cop 26 affinché prenda maggiori impegni reali per l’attuazione dell’Accordo di Parigi, respingendo il suo tentativo di nascondersi dietro ai Paesi in via di sviluppo, per mascherare il suo disimpegno.

Non si può però consegnare alla Cina l’esito della Cop 26, anche perché con la conferma di un massiccio l’uso del carbone, rifiutando impegni di riduzione delle proprie gigantesche emissioni di gas serra fino al 2029 e rinviando il suo percorso di decarbonizzazione, la Cina ha già deciso.

Il successo della Cop 26 dipende dal consolidamento dell’alleanza dei Paesi che si tanno impegnando per la neutralità climatica, guidati dall’Europa e dagli Stati Uniti: l’alleanza di coloro che, non senza difficoltà, stanno facendo della neutralità climatica una leva di Green Deal, per superare la recessione causata dal Covid.”

La roadmap proposta dagli stati generali per il 2030 prevede: l’approvazione di una legge per la protezione del clima, il raddoppiamento delle risorse rinnovabili dal 20 al 40%, il taglio del consumo di combustibili fossili del 40%, l’introduzione di misure di adattamento, lo sviluppo dei potenziali dell’Italia per l’economia circolare e il riciclo vincolando almeno il 50 delle risorse del Pnrr.

Inoltre, la roadmap vuole accelerare la decarbonizzazione dei trasporti aumentando gli investimenti per il trasporto pubblico locale, disincentivando l’uso dell’auto privata; e sostenere la transizione ecologica dell’agricoltura approvando la legge per la tutela del suolo e recuperando i ritardi dell’Italia nella digitalizzazione per sostenere la transizione ecologica.

Le emissioni di gas serra sono diminuite del 9,8% nel 2020, ma nel 2021 hanno ripreso a crescere del 6%, non rispettando così il senso del Green Deal.

Il nuovo target europeo prevede una riduzione del 55% al 2030; dunque l’Italia dovrebbe tagliare le proprie emissioni entro i prossimi 10 anni del 26,2%, riducendole del 2,6% all’anno nei prossimi 10 anni.

Si stima che nelle città si producano due terzi delle emissioni globali di gas serra: nessun percorso di decarbonizzazione può prescindere da un loro pieno coinvolgimento. La sfida della neutralità climatica è un impegno decisivo per il futuro delle città, ma anche una occasione di riqualificazione ecologica.

In vista della Cop26 di Glasgow, per promuovere un nuovo protagonismo delle città per il clima e sostenere un rinnovamento del Patto dei Sindaci aggiornato ai target al 2030 e al 2050, lo scorso 8 luglio è stata presentata dal Green City Network “La Carta delle città verso la neutralità climatica” che ha già ricevuto le adesioni di oltre 45 città italiane.

Nel 2020 l’Italia si è classificata 1° fra i cinque paesi europei per produttività delle risorse, davanti a Francia, Germania, Spagna e Polonia. Nel 2019 ha riciclato 14 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, il 51% dei rifiuti prodotti, seconda in Europa dopo la Germania.

Nel 2020, inoltre in Italia la vendita di auto nuove è calata del 28%, rispetto al 2019, anche se la riduzione sembra rientrare nel 2021. Si avvantaggiano anche le alimentazioni alternative – Gpl, metano, ibrido e elettrico – che nel 2020 rappresentano quasi il 30% del nuovo immatricolato, sottolineando un calo del 33% sulle auto diesel. Le auto elettriche sono triplicate in un anno, dalle 17mila unità del 2019 alle 60mila del 2020.

Cresce anche il biologico, facendo diventare l’Italia leader in Europa per numero di prodotti Dop, Igp, Stg. A inizio 2020 il settore biologico interessava circa 2 milioni di ettari,  circa il 15% della Sau, + 78,8% rispetto al 2012. Nel 2030 l’agricoltura biologica dovrà interessare almeno il 25% della superficie agricola Ue.

Dall’altra parte però, L’italia è il paese europeo che preleva la maggior quantità di acqua dolce per uso potabile e si colloca al secondo posto per valori di prelievo pro-capite. Inoltre, non ha raggiunto l’obiettivo soddisfacente di conservazione di habitat e specie stabiliti dalle direttive habitat e uccelli ed è lontana dal target di qualità per i corpi idrici della direttiva quadro sulle acque fermandosi al 40%.