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Gattatico, Reggio Emilia. Un esercito silenzioso di uomini piegati nei campi a lavorare, senza pause. Raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 12 ore al giorno filate sotto il sole; chiamano padrone il datore di lavoro, subiscono vessazioni e violenze di ogni tipo. Quattro euro l’ora nel migliore dei casi, con pagamenti che ritardano mesi, e a volte mai erogati, violenze e percosse, incidenti sul lavoro mai denunciati e “allontanamenti” facili per chi tenta di reagire.

The Harvest vuole raccontare tutto questo.

Giovedì 19 gennaio a Casa Cervi la presentazione del progetto e della campagna di crowdfunding del documentario Harvest – Storie di nuovo caporalato agricolo in Italia alle ore 17,30 nella sala Genoeffa Cocconi. Introduce Mirco Zanoni, Coordinatore culturale Istituto Cervi. Presentazione del progetto insieme agli autori del documentario Smk Factory.the harvest

Harvest è un documentario a cura di SMK Videofactory sulla vita delle comunità Sikh stanziate stabilmente nella zona dell’Agro Pontino e il loro rapporto con il mondo del lavoro. I membri di queste comunità vengono principalmente impiegati come braccianti nell’agricoltura della zona. Gli episodi di sfruttamento (caporalato, cottimo, basso salario, violenza fisica e verbale) sono stati rilevati in numerosi casi, quasi sempre da associazioni che operano sul territorio locale.

A fianco di questi fenomeni è inoltre cresciuto in maniera esponenziale l’uso di sostanze dopanti per sostenere i faticosi ritmi del lavoro nei campi. Sostanze che, nello specifico, si compongono di meta-anfetamine, oppiacei e antispastici.

Perché questo film oggi. La questione dello sfruttamento del lavoro agricolo e in particolare della manodopera migrante diventa centrale ogni qualvolta si avvicina la stagione estiva, ricevendo attenzione dai media e portando alla ribalta questioni cruciali come quella del caporalato. Ciò nonostante, questa attenzione è ciclica e il fenomeno passa in secondo piano con l’arrivo dell’autunno.migranti 5

The Harvest si propone di affrontare la questione attraverso una lente innovativa che coniuga lo stile del documentario con quello del musical, utilizzato come espediente narrativo per raccontare la complessità del lavoro nei campi e l’utilizzo di sostanze dopanti. Attraverso una ricerca musicale e cinematografica il film vuole far emergere una condizione che sarebbe altrimenti difficile da portare all’attenzione del pubblico senza essere retorici o didascalici. Trovare una forma artistica innovativa per narrare una realtà brutale, ma che tende a nascondersi nelle pieghe della quotidianità, è il nodo stilistico che il documentario affronta.

SMK Videofactory è una casa di produzione indipendente nata nel 2009 a Bologna da un gruppo di mediattivisti. In questi anni ha prodotto principalmente documentari a sfondo sociale e lavori di inchiesta e denuncia. Crede fermamente nei nuovi modelli di produzione dal basso e nel fatto che un modo diverso di fare audiovisivo sia possibile.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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