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Brescia. “Estate 2018, 25 giugno: al termine dell’incontro in carcere si avvicina Giovanni e mi consegna una cartelletta dicendomi: Nunzio, ho scritto la storia di Marino. Leggila e dammi un parere”.

Nelle prime righe del libro c’è la sua genesi, di come nasce una storia, quella di Marino, una storia di marginalità dove il protagonista, malgrado le vicissitudini, non perde mai la dignità mantenendo un distacco dalla contingenza dei fatti. Marino è una figura epica: un punk da aggiungere agli eroi dell’epica classica.La storia è bella, un calabrese che racconta la vita di un senzatetto bresciano.

Venerdì 31 maggio, presso il Carcere di Verziano (Brescia) il Gruppo di lavoro “OrtoLibero in collaborazione con la casa di reclusione organizzano una cena e la presentazione del libro “Ho conosciuto Marino, l’ultimo vero punk”.

Il libro ha la prefazione di don Luigi Ciotti, che ha incontrato Marino e che annota: «È proprio grazie al cammino intrapreso dentro al carcere che queste persone spezzano certe catene. Sta a tutti noi costruire le condizioni affinché il lavoro grandissimo svolto dagli operatori trovi, una volta fuori, i giusti sbocchi: insieme alle porte della prigione, si devono aprire opportunità reali di reinserimento». E’ uno dei risultati del progetto “OrtoLibero”, realizzato ormai da diversi anni con risultati sempre più importanti, insieme al Presidio Libera Vallecamonica – Presidio Nino e Ida Agostino

Il cuore pulsante della storia la si legge nella prefazione, dalla penna del compagno di carcere Giovanni:

Come ho conosciuto Marino.Marino è venuto nella mia cella un giorno di mezza estate con la sua andatura spenta perché quando uno viene in prigione è abbattuto.Ci siamo presentati e gli ho messo tutto a disposizione: è quello che fa un carcerato per un concetto di solidarietà; poi me ne sono andato in biblioteca per scrivere. I giorni passavano e lui prendeva più coscienza dell’ambiente in cui si trovava e noi diventavamo sempre più amici. Sapeva anche che scrivevo, perciò un giorno dopo aver letto “Un gatto nel pallone”, un libro scritto da me e già pubblicato, mi ha detto:-Avrei anche io una storia da raccontare.

Interessante, di cosa si tratta?-Marino ci ha pensato un attimo e poi mi ha detto:-Di marginalità, di uomini soli che non li vede nessuno.-Non ci ho pensato due volte e gli ho detto subito: -Sì, possiamo provare a scriverla. Quando cominciamo?–Anche adesso.-E così è nata questa storia. Mi accorgevo che più andavo avanti e più mi appassionavo alla narrazione per il contenuto delle cose che trattava e per l’umanità che Marino ci metteva a raccontare.

Talvolta lo vedevo con le lacrime agli occhi, tanto che mi venivano naturali le parole e le note d’autore che troverete nel libro. Vorrei aggiungere due parole: questa storia mi ha trasmesso una carica che non avevo mai avuto e mi ha fatto capire che le persone nelle loro difficoltà tirano sempre fuori qualcosa per andare avanti, così come facciamo noi qua lontani da tutto e da tutti: malgrado tutto, andiamo avanti.

Io sono orgoglioso di avere avuto l’opportunità di scrivere questa storia “Ho conosciuto Marino l’ultimo vero Punk”, una storia che vi farà 19capire tante cose, ma soprattutto la dignità che ognuno di noi dovrebbe avere e a cui non dovrebbe mai rinunciare. E con questo ho finito, perciò vi auguro una buona lettura.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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