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Ci sono vite straordinarie e sconosciute che vanno raccontate, perché sono rari esempi di esistenze spese bene. Scrive Carl Gustav Jung: “In ultima analisi contiamo solo in virtù dell’essenza che incarniamo, se non la realizziamo, la vita è sprecata.” Ande432

Abbiamo incontrato Gian Carlo Sardini, volontario in Perù per 15 anni, con una sua vita e della sua famiglia spesa per “gli altri”, con una energia e una vitalità inossidabili. Giancarlo Sardini, bresciano, è volontario dell’Operazione Mato Grosso fin dal 1985. Ha dedicato molti anni della sua vita ai temi legati alla solidarietà verso le popolazioni dell’America Latina, con progetti di sviluppo e di formazione.

Gian Carlo, come è nata la decisione di vivere in Perù?
 Nella vita, prima o poi, capita a tutti di dover fare qualche scelta importante. Io sono stato un uomo molto fortunato perché di scelte importanti ne ho dovute fare diverse. La prima è stata quella di sposarmi con Marina, da cui ho avuto due splendide figliole, Marta e Marianna. Poi c’è stata quella di partire come volontario per il Perù, giovane e pieno di belle speranze. L’ultima, in ordine di tempo, è stata quella di tornare in Italia, sicuramente meno giovane (dopo aver trascorso 15 anni Perù), ma arricchito dalle esperienze che la vita e il contatto con quelle popolazioni mi hanno potuto regalare.-Ande512

Cosa hai fatto in Perù?
– Ho trasformato dei poveri pastori in Guide di Montagna sulle Ande. Negli anni di missione ho sovrainteso alla realizzazione della Scuola di Andinismo, costruendola dalle fondamenta, lavorando come coordinatore, badando alle tante esigenze della povertà e alla “utopia” del progetto: “Escuela de Guias di Marcarà”. A volte le esigenze richiedevano altro: muratore, capo mastro e molto altro ancora, significava “sporcarsi le mani” per vivere con i ragazzi poveri. Condividendo gli entusiasmi e le delusioni, con questa iniziativa patrocinata dall’Operazione Mato Grosso abbiamo tolto dalla povertà e dall’abbrutimento decine di ragazzi. Così la Escuela de Guias di Marcarà pian piano è diventata un punto di incontro dove si incrociano diverse realtà, da una parte l’afflusso dei primi turisti e dall’altra la crescita dei ragazzi che cercavamo di formare. Poi i primi successi e le prime uscite delle nuove guide. Sono emozioni che ho potuto condividere con tutte le persone che negli anni mi hanno affiancato ed aiutato: guide alpine, amici venuti dall’Italia per dare una mano, e sino all’ultimo degli amici OMG, che, magari preparando una ciotola di minestra, mi hanno aiutato nel compiere questa missione –Ande396

 Ci sono stati momenti di entusiasmo che hanno ripagato di tanta fatica e sacrificio?
– Terminata la fase organizzativa della sede e della formazione, grazie al contributo dell’OMG, abbiamo avviato una serie di esplorazioni disegnando nuovi trekking sia nella cordigliera Bianca che nella più selvaggia Huayhuash. Abbiamo organizzato la prima spedizione Peruviana in Patagonia, permettendo a un giovane allievo guida di stabilire sull’Aconcagua, la vetta più alta delle Americhe, 6956 mt, il nuovo record di velocità in salita –

 Una vita spesa per amore del prossimo, ma anche delle montagne?
– Una storia lunga 40 anni quella della mia vita spesa tra le montagne. Prima su quelle italiane, poi sulle Ande: le ultime sono quelle che mi hanno veramente rubato il cuore, facendomi tornare bambino. Non posso scordare le luci e i colori delle alte quote che, sfumando in un ininterrotto susseguirsi di emozioni, lasciavano il mio sguardo incuriosito a scrutare tra le profonde gole e le vallate che si incontravano camminando sui sentieri andini-

 C’è voluto coraggio, ma alla fine c’è stato un appagamento personale?
– Sono di carattere socievole e solare, ma testardo e tenace, come del resto siamo noi Bresciani cresciuti tra le campagne della Franciacorta. Ho sempre preferito mantenere un basso profilo, ma oggi questa storia non posso raccontarla senza metterci  un pizzico di orgoglio. Insomma, ci ho messo del mio ma se sono qui a raccontare e a raccontarmi è perché qualcuno mi ha aiutato, accompagnato, seguito, ed ha avuto anche tanta pazienza con me. Sto parlando di mia moglie Marina e delle mie meravigliose figliole, che mi hanno silenziosamente accompagnato tante volte o mi hanno aspettato a casa, quando ritornavo dalle spedizioni sulle Ande. Devo ringraziare Padre Ugo de Censi, fondatore dell’Operazione Mato Grosso, don Ambrogio Galbusera, salesiano, che hanno accolto e seguito la mia famiglia fin dai primi passi nell’OMG. Poi i tanti amici dell’Operazione Mato Grosso e coloro che lavorando gratuitamente in Italia sostengono le nostre missioni in America Latina –Ande281

 Hai rincorso una fantasia?
– Nella mia vita ho sempre rincorso i sogni e fortunatamente alcuni di questi sono diventati delle splendide realtà, per cui se oggi dovessero chiedermi qual è il sogno più bello che ho fatto nella mia vita non potrei far altro che rispondere: “L’aver trasformato dei poveri pastori in Guide di Montagna sulle Ande”-

 Non hai abbandonato i tuoi ragazzi che ora sono riuniti in una cooperativa. Continui ad aiutarli organizzando gruppi di turisti e alpinisti che vogliono vivere una esperienza di viaggio “vera”, oltre le cime della grandi montagne, che hanno voglia di guardare oltre i panorami, chi siano capaci di osservare l’animo della gente delle Ande. Per questo è stato creato un sito: www.trekkingandini.net

Ma ora, il rientro in Italia, dopo una vita spesa per gli altri, l’impatto con la società del Nord del Mondo….?padre Hugo
– Dopo tanti anni vissuti in Perù, oggi mi tocca fare i conti con la vita occidentale, una vita dettata dal ritmo del lavoro, delle tasse, dei messaggi in televisione, dei continui litigi di politici e non, una vita oserei dire “vuota”. Una vita che non ha un senso: ti svegli, fai colazione, prendi il treno, vai al lavoro o a scuola. Quando è pomeriggio inoltrato, vai a casa, mangi, guardi la partita, il giro d’Italia, un film d’azione. Uno dei soliti telegiornali, qualche notizia scandalosa, qualche sparatoria, morti e sangue, battibecchi in parlamento. Poi a dormire. Ecco una vita che gira intorno a queste cose, ogni tanto un week and al mare, in montagna, con gli amici in qualche posto di campagna, qualche gita. Fine.

Una vita VUOTA, vuota di senso, di perché, di gesti verso gli altri, una vita scandita dal tempo: corri, lavori, guadagni, spendi, riguadagni e spendi ancora. Tutto gira così. Che triste vita se non ci fosse l’avventura del regalare del tempo ai poveri, ai meno abbienti, che brutta vita se non ci fosse la CARITÀ!-

 

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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