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Brescia. Raccoglie pezzi di legno nell’alveo dei fiumi Alessandra Aita,  dove gli elementi della natura hanno logorato , consumato e in un qual modo dato una nuova forma al materiale solo apparentemente inerte sino a che varca la soglia del suo studio. Alessandra Aita è un’artista un po’ per scelta un po’ per il DNA ereditato dal padre, riesce pezzo di legno dopo pezzo di legno a creare forme umane che divengono strappi di vita.

A palazzo Martinengo  la mostra “Humans, woodscolptures” dell’artista friulana rimarrà aperta sino all’11 agosto con ingresso libero.

Ama la natura Alessandra Aita, ne percepisce la vita. Una vita circolare dove  nulla finisce mai, tutto riprende senso e valore. Il suo viaggio nella natura è un viaggio dove i luoghi rigenerano le cose, dove attraverso una visione artistica, le stesse cose prendono nuove forme e nuovi significati.

La sua idea, il suo progetto di riutilizzo dei piccoli pezzi di legno, catapulta la metafore delle sue opere nella Bassa bresciana, si ritrova ampiamente nel progetto della Fondazione Castello di Padernello, nei temi dell’Arte in Natura, sui passi di Giuliano Mauri, ma anche nei temi dell’Economia Circolare e della filosofia di valorizzazione del paesaggio.

La casualità dell’incontro, sta scritto nei processi immutabili della vita, dove nulla è scritto, ma le cose accadono. Accade di scoprire nell’arte di Alessandra Aita, la visione concreta del progetto generativo del Castello di Padernello, dove un luogo che sembrava ormai perso, in grave stato di degrado diventa motore del territorio, energia viva per far nascere e sviluppare arte, cultura, coesione sociale, economie territoriali, nuove forme di promozione della nostra terra.

Ecco quindi che in un modo fantastico, nell’arte di Alessandra Aita il nostro paesaggio, la nostra natura, sotto le sembianze di un albero, vive, è fonte di bellezza, poi decade e diventa pezzi di ramo, di pianta, che il fiume trasporta, che il mare rigetta sulle spiagge. Questi pezzi di pianta diventano dei legnetti, lavati dall’acqua e  dal tempo che Alessandra Aita raccoglie e li fa ritornare in vita allestendo figure umane, volti umani. La magia della vita e tutta qui, nella capacità di pensare e di fare attraverso l’arte un viaggio alla ricerca di un mondo migliore, dove tutto inizia e non finisce mai.

Le figure di Alessandra Aita aspettano inquiete delle risposte, si protendono cercando un contatto, bramano una ragione che dia significato alla loro esistenza. Hanno già conosciuto lo smarrimento e l’abbandono e sanno, sulla loro pelle, cosa significa superare le intemperie della vita, eppure rimangono in attesa, pervase di speranza, di forza, di luce. Sono come quei pezzetti di legno che le compongono, sopravvissuti alle forze della natura e allo scorrere del tempo, levigati e consunti e, proprio per questo, pieni di dignità e bellezza. Una bellezza che Alessandra Aita è capace di scorgere mentre li raccoglie sul greto del Tagliamento, fiume lungo cui va a passeggiare fin da bambina.

Alessandra Aita è nata a San Daniele del Friuli. Dopo aver studiato presso l’Istituto Statale d’Arte di Udine, ha frequentato un corso professionale di grafica e si è da subito dedicata alla carriera professionale. Da alcuni anni ha intrapreso la strada dell’arte seguendo le orme del padre, anch’egli artista contemporaneo.

Nelle sue realizzazioni riesce a trasmettere una forte energia espressiva che nasce da una profonda ricerca materica, da una nuova interpretazione dei suoi mezzi di lavoro professionale e da un’attenta analisi della società in cui viviamo. Ha sempre avvertito il bisogno di esprimersi attraverso l’arte e fin da giovanissima ha sperimentato l’utilizzo di diversi materiali e tecniche per poi lasciarsi sedurre dalla scultura e dal legno.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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