“Caro Paolo, il 17 novembre, per i tuoi sessant’anni, il nostro regalo sarà una preghiera o un pensiero condiviso a distanza. Pregheremo affinché un po’ di luce o un soffio di vento possano dare sostegno e conforto a te e a tutte le persone che da troppo tempo stanno soffrendo”.

Lo scrivono i familiari di padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita – premio Cuore Amico 2014 – rapito lo scorso 29 luglio nei pressi di Raqqa, oggi capitale dello Stato Islamico occupato dalle milizie di fondamentalisti.

I due anziani genitori e i sette fratelli e sorelle di Dall’Oglio hanno invitato la comunità di amici e sostenitori a una preghiera per il familiare disperso.

“Nessuno sa niente. In questi giorni si sono rincorse voci positive ed altre tragiche”, spiega a Redattore Sociale il direttore di Popoli Stefano Femminis, (Popoli è il giornale sul quale Abuna Paolo, Padre Paolo, ha una rubrica dal 2007),

Nell’editoriale di novembre, penultimo numero del mensile che ha annunciato la chiusura a fine 2014, il direttore ringrazia Dall’Oglio per quanto ha saputo dare alla rivista.

La Farnesina sta facendo degli sforzi per capire se è vivo o morto, ma ancora non si sa”, aggiunge Femminis.

Il direttore di Popoli ricorda quando, il 29 luglio scorso, la famiglia aveva scritto in un appello: “Vorremmo riabbracciarlo ma saremmo anche pronti per piangerlo”.

Il primo a smentire la notizia della sua uccisione, circolata ad agosto, è stato l’intellettuale siriano Michel Kilo, ma dal Ministero degli Esteri non sono mai riusciti a verificare la notizia. Le ultime voci di settembre danno Dall’Oglio prigioniero a Raqqa.

“Padre Dall’Oglio aveva capito che la Siria era diventata il ring su cui stavano combattendo le grande potenze internazionali”. Russia e Iran da una parte, Usa e Arabia saudita dall’altra, ricorda Femminis.

A oggi, dicono i dati dell’UNHCR, oltre 2 milioni e mezzo di siriani hanno lasciato la loro terra. E 6 milioni e mezzo hanno dovuto abbandonare le proprie case ma sono sfollati dentro i confini nazionali.

Dall’Oglio aveva raccontato quanto fosse necessario sostenere l’opposizione più democratica alla dittatura di Bashar al Assad, altrimenti facile preda delle frange estremiste. Che oggi, infatti, hanno dato vita all’Isis, lo Stato Islamico.

Insieme a Dall’Oglio, ci sono altri tre italiani ancora nelle mani di rapitori legati a cellule terroristiche. Le cooperanti italiane, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, sono  scomparse in Siria dal 31 luglio. Secondo un quotidiano libanese vicino ad Hezbollah non sarebbero nelle mani dello Stato Islamico, ma di altri gruppi armati.

Di Giovanni Lo Porto, il cooperante italiano rapito in Pakistan nel gennaio 2012, non si hanno notizie da tre anni. Mentre Gianluca Salviati, il tecnico italiano rapito in Libia lo scorso 22 marzo, è stato liberato il 16 novembre.