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A Brescia, si chiama “Casa di Dio” e, con questo nome altisonante, si intende l’omonima fondazione, preposta a funzionali strutture ricettive, definite nei termini di una “residenza sanitaria assistenziale” su via Vittorio Emanuele, in forma principale, e su via dei Mille, nella pure importante dislocazione complementare a questa antica realtà, propria del capoluogo bresciano, in un’assodata finalità sociale.

Altrove, al civico 4 di vicolo delle Stelle, il centro storico di Brescia ospita una interessante mostra pittorica, composta dagli antichi dipinti di proprietà della stessa fondazione e, per lo più, ispirati, caso per caso, ai rispettivi ed ai numerosi benefattori della medesima istituzione, nominalmente definita dimora del sommo titolare dell’empireo divino.

Questa esposizione, gratuitamente visitabile tutti i giorni, con esclusione settimanale del solo lunedì, dalle ore 16 alle ore 19.30, è aperta, fino all’8 gennaio, nella sala del “Romanino”, ad accogliente spazio, come da consuetudine, riservato alle mostre organizzate dalla locale Associazione Artisti Bresciani (Aab) che, in questo proprio ambiente signorile, sviluppa anche l’atteso appuntamento conclusivo delle sue attività, di fatto, proposte nel 2019 ed, in questo caso, pure destinate ad interessare parte dell’anno seguente.

Sul posto, oltre ai significativi manufatti pittorici di illustri autori, come, ad esempio, Gabriele Rottini (1797 – 1858) e Pietro Galanti (1885 – 1973), anche la disponibilità di un libro, pure stampato a catalogo, come ferma ed eloquente testimonianza di questa qualificata iniziativa, apportatrice di un oggettivo contributo alla cultura, dettagliato in quel panorama artistico che risulta suggestivamente aperto su un dato passato dove è, fra altri aspetti, emersa la scelta di intitolare la mostra, nell’ambito del ciclo monografico “L’Ottocento e il Novecento nelle collezioni istituzionali bresciane”, con l’emblematica espressione tradotta nei termini di “Le opere d’arte della Fondazione Casa di Dio”.

In realtà, come forse parrebbe da tale intitolazione, non si tratta di tutte le opere disponibili nel patrimonio di tale rinomato ente interlocutore con l’Aab, per la messa in atto di questa ingente esposizione, ma di una cernita operata fra le stesse, per altro, corrispondente al frutto di un recente e riuscito intervento conservativo, svolto a favore delle opere medesime, come risulta attuato dalla fondazione in questione, anche in vista di addivenire alla portata esemplificativa di una specifica esposizione.

Lo scrivono, fra altre interessanti considerazioni, i presidenti, rispettivamente a capo dell’Aab e della “Casa di Dio”, nelle persone di Massimo Tedeschi e di Irene Marchina, nel congiuntamente sottolineare, ad esordio editoriale del catalogo accennato, che “(…) Fondazione Casa di Dio è impegnata da tempo nel restauro, nello studio, nella valorizzazione del vasto patrimonio artistico di proprietà. (…)”.

Un responsabile ingaggio, interpretato nel fronteggiare le inesorabili spire del tempo, che ha propositivamente incontrato il costruttivo itinerario di un analogo recupero documentaristico, svolto, in altra veste, dalla Aab, per via dell’avvicendarsi di una serie di mostre, organizzate relativamente alle storiche istituzioni del territorio, secondo quanto le stesse, fuori dai loro palazzi, possono rivelare, in ordine allo svelamento, prettamente culturale, di tangibili beni artistici.

L’opportunità è, nell’accattivante contesto di questa iniziativa di fine e di inizio anno, pure la divulgazione di un accurato studio di Elisa Bassini, presente tra le poco più di cento pagine illustrate del catalogo menzionato, pubblicato, come da tradizione del contesto in cui appare, a supporto di tale mostra cittadina, a proposito dei “(…) variegati percorsi attraverso cui si è formato il patrimonio di interesse storico artistico della Casa di Dio nelle sue multiformi manifestazioni: dall’arte sacra ai quadri di paesaggio, dalle chiese alle collezioni mobili, dalle donazioni occasionali, ai ritratti appositamente commissionati. (…)”.

Trattasi di un puntuale contributo di lettura, a focalizzazione del contenuto espressivo dell’esposizione, efficacemente evocativa di vari approcci figurativi, nella allora sontuosa partecipazione all’abbellimento di spazi ed alla celebrazione di filantropici personaggi, da andare a contraddistinguere in una perdurante manifestazione effettiva.

Un nesso pure visibilmente emergente mediante i canoni artistici dell’epoca, che, ad attuale oggetto di un’attenta valutazione degli apprezzati professionisti del settore, nelle figure di Luigi Capretti e di Francesco De Leonardis, puntualmente a collaborazione di spessore delle iniziative del sodalizio organizzatore, denotano, rispettivamente, il profilarsi di mirati approfondimenti, in relazione alle biografie dei pittori presenti in mostra ed alle minuziose schede di catalogo dei dipinti riferiti agli stessi esponenti dell’arte considerata.