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Travagliato (Brescia) – Longino, dalla lancia fatidica, è a cavallo, mentre, altrove, il feroce Saladino si inginocchia davanti a san Francesco, dopo essere smontato dal suo destriero.

Nella località, ormai famosa, per l’annuale fiera equestre, il cavallo si trova anche nella chiesa parrocchiale dove è raffigurato in quel patrimonio pittorico che lo delinea come componente marginale, rispetto all’insieme generale di una ispirata sequenza devozionale.

Ancora una volta, anche nell’edizione del 2018 della Travagliatocavalli (dal 28 aprile al 1 maggio) la primavera segna il passo della manifestazione fieristica locale, profilandosi nelle giornate comprese dal 28 aprile al primo maggio, secondo le tradizionali attrattive che ne assicurano il riproporsi in un qualificato retaggio agonistico ed allevatoriale.

Dal centro sportivo, dove ha sede questo evento caro all’ippica, pure significativo di una diversificata valenza spettacolare, passando alla piazza principale di Travagliato dove è, invece, ubicata la chiesa parrocchiale, il cavallo denota, anche qui, le tracce di una presenza, attestata artisticamente, secondo una traslata interpretazione culturale.
Oltre alla scultura equestre monumentale, posta in capo alla rappresentazione dello stemma civico, innanzi alla torre comunale, l’attenzione dedicata a quest’animale è entrata pure in chiesa, nel tacito avvallo di un ruolo decorativo, funzionale ad una narrazione pastorale.

Si tratta di un paio di manufatti artistici che contraddistinguono, in modi differenti, l’edificio religioso, secondo una preziosa caratura d’afflato spirituale.

Uno è un affresco, l’altro è un dipinto parietale. Entrambe le opere giganteggiano nella loro rispettiva dimensione esponenziale. In ambedue i casi vi compare il cavallo, come elemento peculiare di una più estesa e circostanziata raffigurazione, dedicata ad una tematica particolare. Un episodio della vita del serafico san Francesco ed il momento della morte in croce del Redentore, sono le due distinte contestualizzazioni dove il cavallo è stato inserito nella sintesi di alcune sue correlate manifestazioni che, in tali opere, pare lo veda favorire il senso del movimento di altrettante interpretazioni, rese a scene colte all’aperto, nelle loro relative contestualizzazioni.

In questo contesto pittorico, San Francesco conquista il sultano Saladino, con il carisma di santità che gli veniva da un ispirato sostegno divino. Tra la varietà dei personaggi circostanti, è chiaramente individuabile anche un uomo appiedato che tiene le briglie di un cavallo sauro. Il profilo equestre regge l’intero angolo destro dell’opera, in quel singolare effetto che relega allo sguardo la percezione complessiva di un movimento trattenuto nella consegna della fissità di un dato momento. Quel momento in cui trionfa la fede cristiana nel rimando artistico di un’armonia prospettica che l’affresco uniforma ad un’emblematica narrazione d’agiografia francescana.

Nel primo volume dell’opera dal titolo “Le Chiese di Travagliato”, risultato dell’interessante iniziativa editoriale fortemente voluta dall’allora parroco don Mario Turla (1931- 2004), il critico d’arte, Luciano Anelli, scrive, riguardo questo affresco, che: “(…) Nella scena di S. Francesco d’Assisi che converte il Saladino l’artista insiste efficacemente nel ricreare l’ambiente esotico; ma gli armati dalle corazze e dalle sciabole lucenti sembrano piuttosto usciti dalle illustrazioni di un qualche poema orientaleggiante stampato nell’Ottocento; e non è improbabile che il suggerimento venga proprio di lì. (…)”.

Considerazioni che si conformano a quanto appare sulla testa dei fedeli, nel soffitto della chiesa parrocchiale, in quella evidente posizione che occupa la porzione centrale della navata con la quale la chiesa sviluppa il notevole spazio complessivamente racchiuso nel proprio esteso circuito perimetrale.

Opera, al pari di altri manufatti affidati alla medesima posizione siderale, che era stata eseguita alla fine del Diciannovesimo secolo dall’artista Luigi Tagliaferri (1841 – 1927), mentre, su un lato dello stesso edificio religioso, tra le lesene presenti tra l’Altare della Santa Croce e quello del Sacro Cuore, c’è la “Crocifissione” del pittore Pietro Scalvini (1718 – 1792), secondo una corrispondente raffigurazione in olio su tela, nella quale, occupando curiosamente buona parte della scena, il noto soldato Longino è in sella ad un cavallo, impugnando la sua lancia e stringendo le briglie dell’animale che, pare, in prossimità della croce, abbia a risentire, in una posa concitata, del topico momento convulso a cui l’opera stessa, relativa, appunto, alla morte in Croce del Signore, è, di fatto, dedicata.

In questo caso, dalla medesima fonte bibliografica accennata, si legge, tra le personali puntualizzazioni, a suo tempo, ritenute meritevoli di menzione, che “(…) Nella Crocifissione, con Longino a cavallo che impugna la lancia, torna appieno lo Scalvini con tutti i suoi pregi ed i suoi difetti, accentuati da vistose e maldestre ridipinture, qui particolarmente visibili, e che dovranno, prima o poi, essere rimosse. (…)”.

Se, in quest’opera, nell’immediata aderenza con il cavallo rampante di Longino, si profila pure un altro quadrupede con un cavaliere di schiena che regge l’insegna sulla quale si legge l’evocativo acronimo romano “SPQR”, è, nel caso di un ulteriore manufatto chiesastico dove, qui, si può ancora appurare la presenza di un cavallo: è “La salita al Calvario e deposizione” di Vincenzo Civerchio (1470 circa – 1544), attualmente riscontrabile nell’attigua chiesa di sant’Antonio da Padova o dei Morti, nel complesso della chiesa parrocchiale.

Già oggetto di studi, non solo per il restauro conservativo compiuto grazie ad una generosa sottoscrizione popolare, con tanto di comitato mossosi in sinergia con la parrocchia e con l’associazione locale dei Santi Pietro e Paolo, martiri a riferimento della solenne dedicazione patronale, ma anche per l’impressione da quest’opera culturalmente suscitata nel filosofo Bernhard Casper, professore emerito di Filosofia della religione all’Università Freiburg im Bresigau, all’atto della lettura che tale personalità del mondo accademico vi ha dato, nell’ambito di alcune sue considerazioni, pure pubblicamente trattate nel corso dell’edizione del 2013 del “Festival Filosofi lungo l’Oglio”, rappresentato da Francesca Nodari.

Intuizioni legate, fra l’altro, ad un’attenta lettura concettuale dell’opera stessa, nella quale, unitamente ad altri aspetti figurativi eloquenti, ad osservare la sofferenza del Cristo oppresso sotto il peso della Croce, è solo lo sguardo intenso di un cavallo bianco, cavalcato da uno fra gli agguerriti personaggi forcaioli, nel contesto della scena al Calvario, vivida di riferimenti storici, legati all’epoca dell’originaria fattura di questo vetusto lavoro artistico plurisecolare.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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