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La ricetta dei Ciottoli delle colline moreniche del Garda.

Ingredienti per ottenere circa 35/40 biscotti:

  • 2 bicchieri di farina bianca
  • ½ bicchiere (abbondante) di zucchero
  • ½ bicchiere (abbondante) di nocciole tostate tritate
  • ½ bicchiere di vino bianco secco (oppure vino rosso)
  • ½ bicchiere di olio d’oliva
  • Un pizzico di sale (oppure un pizzico di bicarbonato)

Impastare tutti gli ingredienti insieme, formare due rotoli del diametro di circa 2 cm. ciascuno. Tagliare con un coltellino dello spessore di circa mezzo centimetro (con la pressione del coltello diventeranno ovali). Sistemarli su una placca rivestita con carta da forno, cuocerli a 180° per 30/35 minuti.
Con il vino rosso si può usare l’olio extravergine d’oliva.

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La nascita dei “ciottoli risale all’inizio del secolo scorso, li inventò un fornaio di una piccola frazione di Volta Mantovana verso la metà del mese di gennaio, in occasione della tradizionale festa in onore di San Antonio Abate patrono degli animali e patrono di questa frazione.

In tutti i paesi collinari, dediti quasi completamente all’agricoltura, era consuetudine festeggiare questo giorno in modo solenne, si iniziava con la benedizione delle stalle e di tutti gli animali da cortile, si proseguiva con la partecipazione alla Messa e infine il ritorno a casa dove ognuno trovava una tavola apparecchiata a festa, come se fosse un pranzo di Natale.

I piatti cucinati per l’occasione erano comunemente a base di carne di maiale proprio perché nei mesi invernali in ogni famiglia si lavorava la carne di maiale ricavandone non solo salami, cotechini, salsicce da consumarsi durante tutto l’anno, ma anche lardo, che generalmente veniva macinato con prezzemolo e aglio e gustato con polenta abbrustolita, e strutto, che invece si utilizzava soprattutto per friggere.

In quegli anni era abitudine consegnare al proprio fornaio parte dello strutto ricavato che lo stesso utilizzava per preparare, il pane, i dolci e tutti gli altri prodotti da forno.

I dolci tipici di quel giorno di festa eranoLe tortine di San Antonio”, preparate con farina bianca di grano, farina gialla di mais, zucchero, strutto e qualche mandorla tritata, presentate tagliate in modo regolare a forma quadrata.

Purtroppo il fornaio quell’anno si trovò sprovvisto sia di mandorle che di strutto, dovette quindi inventarsi dei dolci che potessero in qualche modo sostituire le tortine di San Antonio, preparò così questi biscotti, sostituendo le mandorle con le nocciole, lo strutto con l’olio d’oliva e aggiungendo anche un po’ di vino rosso.

In breve tempo questi dolci cominciarono ad essere apprezzati, al punto che molti clienti li preferivano agli altri dolci preparati con lo strutto, perché più leggeri e digeribili. Il problema per il fornaio si pose quando dovette attribuire un nome a questi biscotti, aveva pensato molto non riusciva a trovare il nome giusto.

Un pomeriggio dei primi giorni di febbraio, vista la bella giornata di sole, iniziò a preparare l’orto per la semina della verdura, cominciò a zappare le zolle di terra rese particolarmente dure dalle gelate delle notti di gennaio, ma come tutti gli anni, più zappava e più uscivano dal terreno sassi piccoli e grandi, sconsolato il fornaio pensò tra sé e sé: “possibile che da questa terra di collina escano solo sassi?”.

I sassi grandi riusciva a spostarli facilmente, ma quelli piccoli non finiva più di raccoglierli, sembravano tutti ciottoli usciti fuori dal terreno per fargli un dispetto. La sua rabbia infatti era dovuta al fatto di dover stare delle ore piegato con la schiena e alla fine non riusciva più a rialzarsi e stare ben dritto.

Fu proprio da questa considerazione che la sua mente si illuminò: finalmente aveva trovato il nome ai suoi biscotti: “I Ciottoli delle colline”, perché simili ai piccoli sassi del suo orto, irregolari nella forma, e di colore rossastro come il terreno della colline moreniche del Garda.

Oggi più che mai sono molto apprezzati, un po’ perché veramente buoni e leggeri e un po’ perché molto veloci da preparare. Sono un piacevolissimo fine pasto, ottimi accompagnati con un bicchiere di vino passito delle colline, altrettanto buoni con un bicchiere di vino rosso o bianco secco. Si conservano a lungo proprio perché non contengono né uova né burro, basta metterli in un vaso di vetro a chiusura ermetica o in un sacchetto ben chiuso, in un luogo asciutto e lontano da sorgenti di calore e di luce.

 

Autrice della ricetta: Lisetta Artioli

 

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Laura Simoncelli
Dopo il diploma di liceo scientifico, si laurea all’Univeristà Cattolica di Brescia nel 2004 in Lettere e Filosofia. Collabora con Fondazione Civiltà Bresciana e Bresciaoggi con stesura di articoli sportivi, cronaca e tempo libero. Dal 2004 al 2017 fa parte della redazione di popolis. E’ docente di italiano e storia presso le scuole medie e superiori

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