Tempo di lettura: 3 minuti

Cremona. La sede Acli della città ha accolto la visita, nella serata di mercoledì 6 dicembre, del Vescovo di Cremona monsignor  Antonio Napolioni. La prima visita e il primo incontro del Vescovo con i volontari delle Acli, dopo la sua nomina a vicario episcopale della diocesi del novembre scorso, accolto dalla presidente provinciale Acli Carla Bellani. 

È stata un’occasione di comunione, intesa come comunità di dialogo, con i tanti che hanno gremito la sala della sede Acli. Folti gruppi dei presidi Acli del cremonese e del casalasco hanno avuto tempo e opportunità di confronto di dialogo con il Vescovo, che in cuor suo ha ben impresso il valore inestimabile del volontariato, provenendo da una regione, le Marche, martoriata dal sisma.

I volontari Acli sono parte di quell’esercito silenzioso che da decenni riempie il vuoto sociale lascito dalle istituzioni. Vuoto che negli ultimi anni sta prendendo le sembianze di una voragine.

Sono donne, uomini e giovani che dedicano gran parte del loro tempo e delle loro energie per arrivare alle periferie, non intese come periferie urbane ma come periferie umane. Periferie che parlano, o gridano, di donne che hanno subito violenze di ogni genere, anziani soli e con difficoltà ad accedere alla cure mediche o alle esigenze primarie della vita, persone che hanno perso il lavoro  e di conseguenza la dignità.

Come ha affermato il Vescovo: “un uomo ha dignità se ha un lavoro dignitoso”. E poi ci sono i tanti giovani a cui i volontari Acli si rivolgono con tante iniziative a tutto tondo, rispondendo ai tanti bisogni, anche di cultura e comunicazione, che i tempi odierni richiedono.

La serata è stata anche l’occasione per inaugurare tre grandi murales naïf, ad opera dell’artista Franco Mora, che daranno un colpo di colore e di calore alla già architettonicamente prestigiosa sala Acli.

La presentazione dell’opera artistica e dell’idea di realizzarla è stata affidata al dottor Antonio Vezzoni, medico che da più di vent’anni presta servizio gratuito alle Acli. Vezzoni ha definito l’arte parte importante della bellezza della vita, stimolo anche in momenti di difficoltà, una carezza all’animo di colui che ne è trascinato dai colori. Ha ringraziato tutto coloro che hanno creduto e sostenuto il volontariato, tra cui spicca Cassa Padana.

Ha interpretato l’idea di dono che l’arte può e molte volte deve interpretare, valori che stanno alla base della vita artistica di Franco Mora. Un pittore dalla fervente fantasia, per usare una sua frase: “naïf si nasce non si diventa”. Il lavoro artistico di Franco Mora si distingue soprattutto, raffinata qualità a parte, dall’idea di arte come dono, le sue grandi opere hanno donato e portato una ventata di colore e bellezza in luoghi dove la bellezza sembra non avere spazio, come grandi pareti di reparti ospedalieri. Ora c’è una ventata di bellezza anche alla sede Acli di Cremona.

Figlio di questa terra di pianura, Franco Mora, ha alle spalle quarant’anni di carriera artistica. Anche figlio d’arte, il padre Berto fu valente pittore, Mora è uno degli esponenti più veri, più genuini della pittura naïf italiana, fra i più noti e ammirati per freschezza e originalità inventiva su tutto il territorio nazionale.

Col pennello e con i colori sa raccontare storie fantastiche, ricche di poesia e di partecipazione. Artista noto in tutta la penisola, sono centinaia le sue opere eseguite, con l’intento di diffondere, soprattutto dove era sconosciuta o quasi, l’arte ingenua, realizzando in molte cittadine dello stivale, decine e decine di murales.

Attraverso le sue opere ha saputo lanciare anche messaggi, entrare nel sociale, fare cultura. Anche il mondo della scuola si è interessato a lui, molte sono state le esperienze con bambini delle scuole elementari e materne, di gran parte d’Italia, al fine di realizzare percorsi didattici all’insegna della fantasia, del colore e della semplicità, allestendo con loro mostre e dipingendo grandi pannelli. Suoi dipinti sono stati inoltre usati come strumenti didattici nei libri di testo per le scuole elementari.

CONDIVIDI
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *