“Prestito di un volume antico”: Umberto Eco ci avrebbe, forse, iniziato un suo libro.

Parole, cioè, di quando il “dare a prestito” apre una sensazione positiva di gratuita disponibilità, in tutto compensativa, rispetto al non avere ancora un’idea specifica del caso in questione, con il rendere, comunque, una fonte editoriale, tipica del tempo che fu, attuale, nello slancio di una buona intenzione, grazie all’interesse suscitato per la sua ribalta, posta alla pubblica attenzione, sia per l’uso concesso che per la sua patina antica, tenuta in considerazione.

Dovere di cronaca, per così dire, da parte dell’ente proprietario, nell’istituzionale vincolo formale di un dover puntualmente attestare, rendendone conto, fra le dinamiche burocratiche della gestione altrettanto pubblica, a proposito di tutto ciò che concerne il possesso di un qualsiasi bene che soggiace a tale procedura per un suo spessore meritevole.

Capita anche a Brescia, con tanto di provvedimento comunale, denominato determinazione dirigenziale.

Si tratta della partecipazione all’evento “Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona”, quale mostra attesa, nella città scaligera, dal 23 aprile al 03 ottobre 2021, negli spazi eclusivi della galleria d’arte moderna “Achille Forti”, all’interno del “Palazzo della Ragione” (Galleria d’Arte Moderna Achille Forti) da non confondersi, quest’ultimo nome, con il noto ente locale intermedio, fra lo Stato e la sua stessa periferica suddivisione.

Per Brescia, in tale manifestazione, ci saranno i “due nobili amanti” dell’omonimo tomo cinquecentesco, censito fra le proprietà della biblioteca civica “Queriniana”, secondo una ragionata trasferta fra ciò che pure suscita da subito il titolo completo dell’opera prestata, a motivo di una diretta ricaduta d’evocativa attinenza rispetto alla località ospitante, a ragion veduta messasi nella linea del recepimento di una evidente corrispondenza, fra quanto le compete e ciò che, da un altrove neanche lontano, vi collima, in una assodata sostanza, ovvero “Hystoria novellamente ritrovata di due nobili amanti. Con la loro pietosa morte intervenuta già nella città di Verona nel tempo del signor Bartholomeo della Scala”.

A Verona, il mito di Romeo e Giulietta si conferma anche per questa antica edizione di proprietà bresciana, nella specificità della referenza in stampa di Benedetto de Bendoni, cioè, come, fra l’altro, emerge dalla banca dati archivistica inclusa nello “Istituto Centrale per il Catalogo Unico” , di Bindoni Benedetto “editore, tipografo e libraio a Venezia, come i fratelli Alessandro, Agostino e Bernardino. Lavorò sia da solo che in società con Alessandro e poi con Agostino. Morì dopo il 1549”.

La città lagunare appare associata al 1520, mediante i particolari costitutivi dell’opera libraria destinata al prestito transitante dal Comune di Brescia a quello di Verona, in un ideale ponte culturale dove i famosi sfortunati amanti, poi raccontati anche dal noto autore inglese, vi fanno passare le tracce contemporanee ai primi fasti della propria struggente impronta sentimentale, secondo quella stessa diffusione letteraria che risulta editorialmente lontana nel tempo, anche a fronte dell’indotto, evolutosi pure in leggenda, del loro medesimo mantenersi in una estrema sintesi, quanto meno presente negli emblematici effetti stereotipati, riscontrabili nell’ambito di una percepita immagine perdurante.

In questo caso, è ciò che, a riguardo delle vicende connesse alle loro figure, poi, per lo più, divenute prerogative shakespeariane, attiene allo scritto del vicentino Luigi da Porto (1485–1529) nel merito della visibilità, pure da lui, data alla tradizione localmente ispirata a certe fattispecie storiche verosimilmente ambientate a Verona nel Quattordicesimo secolo.

Copia del suo libro, stampato quando egli era ancora in vita, transita un mezzo millennio dopo quell’edizione che ne era al tempo conseguita, da Brescia a Verona, per stabilire l’interessante manifestazione intercorrente tra quelle radici pregresse che, nell’insieme di una stessa tematica, si situano fra una maggiore proiezione letteraria ed un’altra, almeno per notorietà, minore che l’aveva preceduta, strutturandosi prima che, Oltremanica, sbocciasse la geniale rappresentazione di William Shakesperare, nella metrica poetica ispirata alla visione di quanto ha strutturato la versione dei due amanti nella sua massima espressione, sulla base di una memoria veronese medioevale, già intercettata, nelle sue premesse, da Dante Alighieri nella “Divina Commedia”, precedendo, anch’egli, la rivelazione di una storia d’amore, condensata dal “bardo dell’Avon” nella forza catartica di una tragedia che, anche in questa mostra, “Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona”, risulta evocata e documentata, in aderenze culturali focalizzate su reciproche intese.

Il Libro di Luigi da Porto