Una combinazione di incarichi in tandem. Sono parsi subentrare insieme, insediandosi prima l’uno, poi l’altro. Curiosità propria di una successione al vertice, avvenuta nello stesso modo, tanto in un capoluogo di provincia che in uno di regione.

Nella subentrante posizione di successore, Giacinto Scelsi (1825 – 1902), e nell’immediato ruolo di suo predecessore, Efisio Salaris (1826 – 1888), in una ripetuta dinamica di avvicendamento alla guida della Prefettura, verificatasi sia a Brescia che a Bologna, nella seconda metà dell’Ottocento. Entrambi in qualità di prefetti, nelle rispettive realtà locali di questi autorevoli ambiti di alta responsabilità.

Il corso degli eventi li aveva resi protagonisti di un medesimo ordine di coinvolgimento, nella loro lunga carriera, durante quel periodo storico, nel quale, come indicato nel libro di Nico Randeraad, dal titolo “Autorità in certa di autonomia. I prefetti nell’Italia liberale” della Poligrafica dello Stato: “(…) I prefetti erano tenuti a presentarsi in uniforme, in occasione di cerimonie pubbliche, secondo norme meticolosamente prescritte da un decreto regio del 1859: un abito turchino di taglio militare con ricami in oro, sottoveste e cravatta bianchi, spada con elsa d’oro decorata in madreperla, una guaina nera e un cappello alla francese ornato di piume nere, con fibbia d’oro e nappa nazionale. (…)”.

Le figure di tali storici funzionari si intersecano anche negli studi condotti, opportunamente a margine del loro qualificato contributo istituzionale, nel modo in cui sono stati svolti da Luisa Cucchiella, in “Prefetti politici e prefetti di carriera Giacinto Scelsi ed Efisio Salaris”, nel libro “La moralità dello storico. Indagine storica e libertà di ricerca. Saggi in onore di Fausto Fonzi”, per la Rubbettino editore.

Tutti e due rivolti al termine della loro carriera a Bologna, convergendo, ad un medesimo punto di sintesi, i differenti percorsi praticati nei lunghi anni di servizio nella pubblica amministrazione.

A Brescia, Scelsi c’era stato pochi mesi, nel 1878, mentre, a Bologna, aveva coperto il quadriennio dal 1887 al 1891. Divenuto, nel frattempo, senatore, aveva retto anche la prefettura di Firenze, per poco più di un anno, dal febbraio 1895 all’aprile seguente. Salaris, prima di diventare, in seguito, prefetto di Bari, lo aveva immediatamente preceduto nel capoluogo bresciano per un paio d’anni, mentre, per circa un lustro, era stato prefetto, prima di lui, nella capitale dell’Emilia-Romagna, collocandosi, poi, a riposo, per motivi di salute.

I due, pare, che si prestino, nella testimonianza editoriale appena accennata, ad una sorta di confronto circa l’impostazione sommaria di due distinte prerogative del funzionariato da loro rappresentato nel tempo stesso, in cui tale ambito si trovava contestualizzato. Queste figure, in coincidenza fra loro, in quanto vicine l’una con l’altra, nelle bisettrici bresciane e bolognesi, appaiono funzionali a sintetizzare la stereotipata dicotomia fra il “prefetto politico” ed il “prefetto di carriera”, quando per l’uno, pare intendersi, per le ragioni storiche secondo le quali tali aderenze si spiegavano, individuabile in un modo prossimo ad un’emanazione della classe dirigenziale, interprete della politica dell’epoca, e, l’altro, sembra, invece, maggiormente slegato ad una progressione di incarichi fiduciari, in buona parte sponsorizzati dalle componenti rappresentative degli equilibri di potere dominanti, per avere, al contrario, la prevalenza di un “cursus honorum”, imperniato sui differenti compiti progressivi maturati nella pubblica amministrazione.

Nel primo caso, senza ridurre il tutto a ciò, pare si possa, per l’autrice menzionata, annoverare l’avvocato Giacinto Scelsi, nato a Collesano nelle Madonie nel 1825 “(…) Laureatosi in diritto a Palermo, nel 1848 partecipa ai moti palermitani sostenendo la causa rivoluzionaria dalle pagine del quotidiano “La Forbice”, un foglio satirico-politico da lui fondato nel maggio di quell’anno. A questo periodo risale l’incontro di Scelsi con Crispi e l’inizio di una profonda amicizia basata su comuni interessi politici e passioni letterarie. (…)”.

Il secondo insieme, sembra, fra altri aspetti, includere pure chi, ancora al tempo della città di Firenze capitale, nella persona dell’avvocato cagliaritano Efisio Salaris, classe 1826, aveva strutturato il proprio servizio in fasi di incarichi per gradi, nell’opportunità di una raggiunta dimestichezza con l’apparato “(…) Il 31 agosto 1865 il funzionario è nominato consigliere delegato della prefettura di Alessandria. L’anno successivo è inviato in qualità di sottoprefetto a Chiavari. Il 4 aprile 1867 Urbano Rattazzi di nuovo presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, lo chiama a Firenze e gli affida un incarico di grande responsabilità e prestigio: la direzione della I Divisione. Questa divisione si occupa della gestione del personale del ministero, del Consiglio di Stato e delle Prefetture (prefetti, sottoprefetti e consiglieri delegati), ha il compito di raccogliere tutte le informazioni personali e i rapporti dei superiori sui funzionari, di compilare degli elenchi in cui, in base alle caratteristiche di salute, di carattere e di efficienza professionale, emerse dai resoconti, vengono raggruppati gli impiegati giudicati in possesso di speciali attitudini per le cariche di sottoprefetto e di consigliere. Nei cinque mesi trascorsi nella capitale, Salaris ha la possibilità di allacciare nuovi legami, rinsaldare vecchie amicizie, tessere importanti relazioni con alti funzionari del dicastero e, soprattutto, consolidare ulteriormente la fiducia e la stima di Rattazzi nei suoi confronti. Il 24 ottobre 1867 pochi giorni prima di presentare le dimissioni del suo secondo governo, il politico piemontese nomina Efisio Salaris prefetto di III classe della provincia di Porto Maurizio, con uno stipendio annuo di 9000 lire. Dal 24 ottobre 1867 al primo marzo 1887 (data del suo collocamento a riposo) Salaris dirige nove prefetture in diverse parti d’Italia”.

Già prefetto di Mantova (1876 – 1878), come pure di Ferrara (1873 – 1876), di Messina (1872 – 1873), di Reggio Emilia (1868 – 1872), di Como (1867 – 1868), di Foggia (1865 – 1867), di Sondrio (1865), di Ascoli Piceno (1862 – 1865), di Agrigento (Girgenti) (1860 – 1861), a Giacinto Scelsi è attribuito il fatto che “(…) il suo amico Crispi (ministro dell’Interno dal 28 dicembre 1877 al 6 marzo 1878 nel secondo governo Depretis) gli offre la Prefettura di Brescia. La nomina di Scelsi a capo della provincia lombarda scatena la rabbia e l’indignazione di Zanardelli (sempre sensibile agli avvenimenti bresciani), il quale vede completamente ignorato l’orientamento da lui precedentemente espresso in favore di un altro funzionario, Tommaso Arabia. Quando Scelsi assume la direzione della Prefettura bresciana, il 27 marzo 1878, il quadro politico entro il quale è chiamato ad operare è profondamente mutato dopo le dimissioni del ministero Crispi – Depretis, e la formazione di un nuovo esecutivo, guidato da Cairoli, in carica dal 24 marzo. Il nuovo ministero nel quale Zanardelli è ministro dell’Interno è, senza dubbio, il meno “confacente” per le aspirazioni del nostro prefetto e rende molto incerta la sua permanenza a Brescia. Accolto dalla “Provincia di Brescia” (organo di stampa dei zanardelliani) con ostilità, perché considerato una “creazione crispina”, Scelsi è consapevole che la sua presenza a capo della provincia lombarda è tollerata da Zanardelli il quale attende solo il momento adatto per procedere alla sua sostituzione. Dopo appena quattro mesi, il 29 luglio 1878, un vasto movimento prefettizio disposto dal ministero Cairoli determina il trasferimento di Scelsi a Pesaro-Urbino, in sostituzione del prefetto tanto stimato da Zanardelli, Tommaso Arabia che è destinato a Brescia. (…)”.

A proposito di Scelsi, Napoleone Vazio, Capo della Divisione I del Ministero dell’Interno, suo contemporaneo, scriveva che “(…) è un valente, attivo e coraggioso amministratore, almeno fino al 1885, epoca in cui fu colpito da malattia. E’ un funzionario energico anche se dai modi bruschi, non sempre è all’altezza dei suoi compiti, talora per mancanza di tatto, talora per esitanza. Ha di sé un’idea esagerata che non sa nascondere; è troppo loquace tanto da diventare uggioso. La sua opera è utile in quelle province dove regna la quiete”.

Per la presunta mediazione di Crispi, diviene prefetto di Bologna, come, anni più in là, del capoluogo toscano, dal momento che “(…) la carriera di Scelsi procederà parallelamente ai successi ed agli insuccessi politici di Crispi: con Crispi al potere è richiamato in servizio nel 1887 e nominato senatore nel 1890; con Crispi in disgrazia è costretto a dimettersi nel 1891 e nel 1896”.

Passerà a miglior vita nel 1902 ricordato fra le pagine del Corriere della Sera come il “decano dei prefetti del Regno”.

Nell’accostamento, qui, tracciato con il suo omologo, sembra che, nell’esperienza dell’altro, si tramandino altri aspetti rimarchevoli di servizio “(…) A Brescia città nella quale rimane dal 19 aprile 1876 al 13 febbraio 1878, per Salaris si delinea fin dai primi giorni del suo ingresso in prefettura una situazione estremamente difficile. Di fronte ai propositi di revanche della Sinistra (dopo il voto parlamentare del 18 marzo 1876) nei confronti dei moderati (da oltre sedici anni protagonisti indiscussi della scena politica bresciana), il prefetto, pur ascoltando le ragioni dei vincitori, non intende tollerare abusi o richieste fatte con la forza. La determinazione con la quale egli si oppone alle richieste più estreme dei progressisti nasce dalla convinzione che il passaggio di potere tra “destri e sinistri” nella provincia deve avvenire gradualmente, nel rispetto della legge, e senza dare l’impressione agli sconfitti di trovarsi di fronte a un “regolamento di conti”. L’atteggiamento prudente e in un certo senso “garantista” di Salaris (presumibilmente condiviso sia da Nicotera che da Depretis) suscita l’ira dei zanardelliani, sempre più sconcertati di fronte alla sua “scarsa malleabilità”. Nelle elezioni politiche del 1876, il prefetto interviene personalmente indirizzando il voto sui candidati del gruppo “centrista” della sinistra bresciana, disponibile a collaborare con i moderati. La vittoria di Gerardi nel I Collegio cittadino, favorita proprio dalle “manovre” di Salaris ha un evidente colore trasformista, particolarmente sgradito al gruppo dirigente della “Provincia di Brescia”, organo di stampa di Zanardelli. Il tormentato periodo bresciano si conclude il 14 febbraio 1878 quando Crispi, nuovo ministro dell’Interno nel II governo Depretis, invia Salaris a Bari. (…)”.

Come, a riguardo, risulta, nel merito di quel periodo specificato nel testo afferente “L’evoluzione storica della figura del Prefetto”, divulgato nel sito del Ministero degli Interni, (  ) tale dinamica rientrava nel fatto che “(…) Iscritto per la nomina. La stessa discrezionalità aveva il Governo nel trasferire i Prefetti da una sede all’altra o nel destituirli. La scelta dei Prefetti avvenne, fino alla fine dl Governo aveva la più ampia discrezionalità nella scelta dei Prefetti, nessun requisito era pel secolo, nominando, specialmente nelle città più importanti, eminenti uomini politici, donde la denominazione di “prefetti politici” e, nelle sedi minori, funzionari provenienti dalla carriera prefettizia, cioè consiglieri di prefettura o sottoprefetti, denominati “prefetti amministrativi o di carriera”. Dagli inizia del secolo XX, la scelta cadde prevalentemente sui funzionari della carriera prefettizia. (…)”.

In tale contesto, ancora secondo quanto focalizzato nel saggio già precisato, dedicato da Luisa Cucchiella ad un approfondimento sulle diverse tracce a possibile lettura di queste distinte pertinenze di servizio, rispettivamente attribuite all’uno ed all’altro, entrambe figure, a loro tempo, preposte anche alla prefettura bresciana “(…) Nel caso di Salaris, possiamo osservare come, il suo disciplinato legame con l’esecutivo non esclude la ricerca, in alcune particolari circostanze di uno spazio nel quale esercitare autonomamente le funzioni di rappresentante della provincia nell’interesse della sua popolazione. In occasione degli scioperi agrari che scuotono le campagne bolognesi nel periodo 1883 – 1886, Salaris comprende le motivazioni alla base del malessere della protesta bracciantile: bassi salari, malnutrizione e pessime condizioni di vita. Negli scioperi del 1883 che investono la zona del Basso Bolognese, interviene personalmente come mediatore, riuscendo a convincere i proprietari terrieri a concedere gli aumenti salariali richiesti dai contadini. (…)”.