Bassa bresciana – Vi è un’antica usanza, non ancora completamente scomparsa, nei piccoli paesi di pianura.
”Fare filoss”cioè trovarsi in gruppi di vicini di casa, sul far della sera o dopo cena, per chiacchierare.

La parola deriva forse dal fatto che i discorsi seguono un filo che ricorda il dipanarsi di una matassa di lino, oppure i momenti in cui le donne “filavano” in gruppo, in inverno nelle stalle e in estate sull’aia.

Percorrendo in bici le vie del paese ancora li trovi questi gruppetti di anziani, magari con qualche nipotino, che parlano , discutono, raccontano e sicuramente fanno pettegolezzo.

In mezzo ai profumi del mio paese che si mescolano ai profumi lontani di spezie , fare “ Filoss” è ancora il momento in cui si incrociano le esperienze, vengono narrati gli accadimenti quotidiani, si scambiano le ricette, si danno consigli per i lavori a maglia, si parla di politica, superando tutti gli schieramenti.

E’ il momento in cui si vince la solitudine e per qualche ora si dimentica la televisione .

Tra i gruppi che si ritrovano ve n’è uno per me particolare.Mentre le donne chiacchierano, esce un signore, conosciuto in paese come “il Biondo” (probabilmente per i suoi ricci biondi di un tempo) e si mette a suonare la fisarmonica, vicino all’uscio di casa.

Un tempo rallegrava le feste popolari, invitando le coppie a ballare. Accanto a lui vi è la sua cagnetta, una meticcia che lo ascolta estasiata. Li lega una storia commovente.

Lui l’ha trovata un inverno, mentre passeggiava in campagna, legata ad un albero, abbandonata , stanca, assetata e infreddolita. Inutile dirlo : sono diventati inseparabili. Anch’essa si ritrova in mezzo al “filoss”, aspetta carezze, un pezzo di biscotto e soprattutto la musica e l’attenzione del padrone.