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Pranzo all’Hotel Savoy e cena al Grand Hotel per la delegazione magiara, guidata da Alberto Berzeviczy che, a Gardone Riviera, trovava, alla fine di ottobre del 1929, generosa ed ufficiale accoglienza di agapi fraterne nelle due prestigiose e sopravvissute sedi ricettive, d’alto e qualificato livello alberghiero. “Nel sole smagliante in un’aureola immensa di azzurro”, come si legge da quanto pubblicato in proposito da “Il Popolo di Brescia” di mercoledì 23 ottobre 1929, l’appuntamento era stato approntato fra quanto annunciato ed organizzato per “gli amanti del bello e dello svago”, nel quadro delle manifestazioni “sportivo turistiche”, contenute nel programma della “Settimana del Garda”, particolarmente imperniata però non sulla nautica, ma sulla golfistica.

Localizzazione, a sintesi d’avvio formale dei vari eventi collegati fra loro, era il campo di Golf di Bogliaco, risalente al 1912, dove l’inaugurale “cerimonia ha avuto luogo presso l’elegante e civettuolo chalet che ergendosi a metà campo, l’addossa ad un piccolo colle arabescato di aiuole ricolme di fiori”.

A conferma del clima festante, aleggiante nell’inaugurazione ufficiale, la missione ungherese aveva già suscitato favorevoli ispirazioni di accoglienza e di curiosa benevolenza, fra le locali personalità istituzionali, per essere prima stata accompagnata da Brescia in visita ad alcune fra le località sparse lungo il Benaco veronese e, da quelle sponde, compierne quindi la semi elissi di bellezza paesaggistica, ripiegando a ponente la dirittura dell’itinerario indirizzato infine su Gardone Riviera.

Gabriele D’Annunzio, fino dal 1921 dimorante al Vittoriale, situato nella medesima località gardesana, aveva mandato loro un messaggio, quando gli stessi si erano fatti presenti nella visita presso gli spazi aperti, circostanti alla sua villa, caratterizzati da un eclettico stile indulgente su storiche e patrie memorie, nell’essere pure autocelebrative del poeta abruzzese stesso che, in quel tempo, per via della allora recente impresa di Fiume, era chiamato anche “Il Comandante”.

A leggere tale messaggio, sulla tolda della nave Puglia, incastonata fra i declivi dei giardini del Vittoriale, era stato il console della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, membro dell’Accademia d’Italia, Arturo Marpicati di Ghedi, decantando, nella fedele lettura, il testo emblematico dell’essenza letteraria tipica del Poeta che, anche tutt’oggi rivela uno spaccato a possibile esempio della letteratura disseminata dall’illustre autore, in molteplici occasioni, anche a livello epistolare ed oratorio: “Cari Ospiti, sul ponte della mia nave sacra e su la sacra collina ov’è l’arca del purissimo tra i miei morti eroi, non potete voi essere oggi i messaggeri della Speranza imbelle, ma i sostenitori dell’implacabile Volontà. Della Vostra grande Causa io fui difensore primo in Occidente: io che primo ebbi il coraggio di vilipendere Woodrow Wilson e mi mostrai poi sempre il più sprezzante avversario del trattato iniquo che vi straziò. Altri ungheresi vennero al Vittoriale; e non ebbero da me consolazioni vane ma aspri rimproveri per non avere obbedito alla parola di Sandror – Petoefi: Su in piedi, o Magiari!. Questa è oggi la parola stessa della Vostra terra. Voi non potete avere requie, non potete dormire, non potete indugiarVi, finchè non abbiate rivendicata tutta quanto la Vostra terra. Soltanto allora, forse, ritroverete le ossa di Sandor scomparso nella battaglia; e le porrete fra le vostre reliquie più insigni. Tuttavia, o fratelli, scomparire nella battaglia è il più alto destino. Così sia di me. Le lagrime di questi Ungheresi che mi udirono, riardono oggi nella mia tristezza. A coloro io ricordai il motto inscritto da Mattia Corvino sotto il Diamante da lui assunto per impresa contro l’avversità: durat et lucet. Anche ricordai il motto del re Bela: dum infirmor sustineo. L’una e l’altra sfida della costanza invitta io rinnovello nella Vostra memoria. Non siate infedeli a Voi medesimi. Lottate fino all’estremo, fino a che non siate Voi scomparsi nella battaglia come il Vostro poeta ed eroe esemplare, come Sandor. Chi sopporta il sopruso ed il vituperio, merita l’uno e l’altro. Questo è certo. Ricordatevene. Su tutti in piedi, o Ungari, di là dalla morte!. Stanotte Alessandro Monti ha strappato la Vittoria d’oro dalla mano di pietra che la reggeva, là nella faccia della mia casa. Eccola. A Voi la offro, con dolente ed ardente cuore. I cannoni della nave insanguinata saluteranno il re Stefano Santo, il Re Mattia, Sandor Petoefi, Alessandro Monti, Luigi Kossuth, tutti i confessori della Patria: e l’avvenire prossimo, la rivendicazione prossima. L’arca di pietra su la mia collina avrà più di un sussulto, destinata anch’ella a scoperchiarsi. Inginocchiatevi, come già fecero i primi visitatori, ma senza piangere. In ginocchio, giurate. E partitevene con un cuore più maschio, non nella speranza, ma nella certezza. Addio. Il Vittoriale, 22 ottobre 1929. Gabriele D’Annunzio”.

Undici colpi di cannone, mentre davvero gli ospiti si inginocchiavano fino all’ultimo vibrante eco tonante, erano quindi poi seguiti a frammentare la vitrea declamazione orante che si era fatta verbalmente librante del testo, forse in sé consumato dalla verbosa ridondante evanescenza retorica, ma recante chiare allusioni poetiche e patriottiche alla politica del tempo in terra ungherese.

Al rappresentante della delegazione ungherese, dagli emissari di D’Annunzio, “viene offerta la vittoria dorata che il Comandante ha staccato appositamente dalla mano di una grande statua romana appoggiata presso la facciata della sua casa”.

A documentarne l’avvenuto affresco di un esiguo tratto, parte di un più complesso insieme di fatti, della vita dispiegata in tre lustri abbondanti da parte di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera, è il giornale “Il Popolo di Brescia” che, stretto nella quotidianità di una costante ed ininterrotta cronaca quotidiana, si dilungava, nell’edizione di mercoledì 23 ottobre 1929, ad esplorare ed a raccontare i particolari a proposito di un singolare avvenimento, evidenziato a pubblico discernimento.

Avvenimento di una visita di una delegazione straniera, osservato nel corso di quella proposta aggregativa ideata da Augusto Turati, segretario del partito nazionale fascista, ed organizzata dal segretario federale di Brescia Innocente Dugnani, dal rettore della provincia avvocato Attilio Bertolotti e dall’onorevole Giorgio Porro Savoldi con l’esordiente nome di “Settimana del Garda” dove particolare risalto hanno avuto le gare internazionali del gioco di golf che “ha aperto il ciclo delle manifestazioni gardesane”.

Iniziativa che, nell’essere valorizzata dall’evento celebrativo della “fraternità italo magiara”, era finalizzata a promuovere le già conclamate attrattive paesaggistiche, a risvolto di opportunità turistiche, del bacino lacustre, esplicandosi nello scibile di gare sportive per le competizioni eliminatorie conducenti alle qualificazioni per il desiderato conseguimento della “Coppa Turati”, messa in palio per l’aggiudicata gratificazione del vincitore.

Da circa due mesi, le stesse personalità, al banco della regia dell’appuntamento sotteso ad un agonistico cimento, erano a capo dell’ente turistico del Garda e contestualmente correva voce che, oltre alla “Settimana del Garda”, analogamente si sarebbero pure succedute, con entusiastica cadenza, le rispettive proposte, a seconda della stagione incombente, della primavera, dell’estate e dell’autunno, da coniugarsi singolarmente in diretto accostamento con il nome “del Garda”.

Dell’inverno pare che non se ne facesse menzione, ma a scanso di un irragionevole disinteresse per tale periodo, i citati personaggi, al vertice dell’ente turistico gardesano, davano in quegli stessi giorni notizia alla stampa locale di un’attesa manifestazione tradotta nei termini di un raduno automobilistico con meta Gardone Riviera, da concretizzarsi congiuntamente alla collaborazione dell’Automobile Club di Milano.

Il nome catapultato a tale rimando nel tempo del dicembre a venire, tra lo svanire di un 1929 quasi esanime nel suo ultimo divenire, era annunciato nell’inequivocabile e perentoria titolazione di “Prima mobilitazione radio automobilistica del Garda”, messa quindi in calendario nelle ultime settimane dell’annata ancora in corso.

Ancora una volta, il trofeo previsto recava il nome del bresciano di adozione Augusto Turati, primo dirigente del partito nazionale fascista, dal marzo del 1926 fino all’ottobre del 1930. Contestualmente aderente, come sempre ed a modo suo, al tempo che gli risultava, come agli altri essere, in quei giorni appunto suo, Gabriele d’Annunzio partecipava alla generale tendenza della istituzionale ed organizzativa incombenza, con una propria ideativa intraprendenza della quale, “Il Popolo di Brescia” di sabato 23 novembre 1929, riferiva, nel contesto di un più diffuso articolo dal titolo “Gabriele D’Annunzio ad Augusto Turati per l’avvenire turistico e sportivo del Garda”: “Un’altra notizia che susciterà, negli ambienti sportivi d’Italia e anche dell’estero, la più viva simpatia ed il più schietto entusiasmo, è il messaggio che Gabriele D’Annunzio ha inviato in questi giorni ad Augusto Turati, avvertendo il gerarca del partito di volere mettere in palio nelle future gare motonautiche che assumeranno questa volta importanza assai accentuata per il loro carattere internazionale, una coppa bellissima e di quelle che solo il Comandante sa approntare. Dice tra l’altro il messaggio del Comandante ad Augusto Turati: ….So che vigorosamente proteggi la vita del nostro lago e le sue gare nautiche. Ti annuncio che in tuo onore offrirò una Coppa per la rapidità pura (già celebrata nel mio libro di Alcione). Arrivederci. Ti abbraccio. Tuo Gabriele D’Annunzio”.

“Rapidità”, musa ispiratrice per una versatilità levatrice, non solo per D’Annunzio, ma anche per la sempre più diffusa mentalità del tempo che accoglieva, a riscontro del mutante corso, intrapreso dai mezzi di locomozione in circolazione, la notizia di una novità riguardante gli interessati alle vetture a motore, in nome della curiosamente detta “battaglia dell’automobile”, mirata alla “elevazione del tenore di vita civile del cittadino bresciano al livello indispensabile”.

Il citato quotidiano, di sabato 23 novembre 1929, informava della prossima apertura della prima “Scuola Guida per automobili” a Brescia, da parte del locale Automobile Club, “perché questo mezzo di trasporto e di lavoro e di trazione entri – soprattutto nelle campagne – nell’uso comune. E’ per tutti i rapporti benefici nel campo del lavoro, che la Scuola Guida, istituita dall’Auto Club Bresciano, sarà salutata con viva simpatia, non disgiunta dalla speranza di constatare al più presto gli efficaci risultati”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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