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Brescia – “Polistirolo”, mentre, invece, si tratta del “colesterolo”, “black and decker”, anziché il “pace maker”, “tricicli”, al posto dei diversamente espressi “trigliceridi”, “ernia letale” mutuata da quella “iatale”, “morbo di Pakistan” usato per indicare il “Parkinson” e via discorrendo.

Parole storpiate o ricliclate, fra quelle ormai d’uso comune e divenute anche stereotipate, nel campo medico-scientifico, a cui risultano, a diverso titolo, ispirate.

Ne scaturiscono, a volte, anche controversi e clandestini neologismi, privi di quella riconosciuta valenza accademica da manuale che, ad un certo qual genere di frasario lessicale, impongono una manifestazione popolare, nel più ruspante modo di ricorrere alle parole, proprie di un dato ambito settoriale, come nel caso, ad esempio, di “dialista”, usato per significare “dializzato” e di “acido urco” subentrato al posto di “urico”.

L’assonanza, con una specifica parola originale, sembra, in alcuni casi, giocare brutti scherzi ed il modo, con cui lo stesso vocabolo appare nella sua versione finale, va da sé, secondo chi lo pronuncia, mediante quell’estemporaneità che si nutre anche delle sollecitazioni e delle emozioni avvertite in una vissuta interazione sociale.

Interventi tanto di soccorso, oppure, d’altro genere, sia programmati che ingenerati in sede egualmente di erogazione dei servizi sanitari, sembrano, in pari modo, concorrere a suscitare, nei pazienti, quei termini da loro utilizzati che, secondo alcuni di essi, risultano un poco ostici, durante le rispettive esperienze nelle quali appaiono circostanziati, entro la gamma degli errori dove possono risultare sommariamente testimoniati.

Tale gamma è sviluppata nel libroHo la vagina pectoris – I malanni secondo i pazienti“, titolo, già oltremodo notevolmente allusivo del caustico genere ironico e divertito con cui certi modi di esprimersi sono stati effettivamente raccolti, nella somma di quelle improvvide costruzioni lessicali per il tramite delle quali sono stati fedelmente recensiti e, quindi, pubblicati.

In questo risultato editoriale, realizzato in un agevole formato tascabile da “Stampa Alternativa“, si contestualizza, in una formula interlocutoria, la tematica che vi è sviluppata attraverso la specificità di una rispettiva citazione, intrisa da una malcelata mediazione canzonatoria: “Si può sorridere o addirittura ridere di malanni? E per di più nei locali di un pronto soccorso di un grande ospedale metropolitano? Le descrizioni dei sintomi fatte dai pazienti, puntigliosamente raccolte da medici e infermieri, testimoniano che è possibile“.

A cura di Claudia Garabello, Luisa Lanza e Cristiano Marchetti, quanto della realtà, pare, a volte, abbia involontariamente a superare la fantasia, si esplica in una elencazione aneddotica presentata senz’altra indicazione potenzialmente comica, se non quella, a presa diretta, di una data espressione fedelmente riportata in una sorta di surreale sfumatura istrionica, grazie al raffronto, in altri casi, della stessa singolare affermazione, apparsa in una dimensione dialogica, posta in relazione allo svelamento dei termini che le risulterebbero, al contrario, meglio confacenti.

Stralci di comunicazione sembrano pure, a volte, offrire la possibilità di un destabilizzante riscontro di interpretazione, rispetto a quanto può essere, invece, interrogativamente sottoposto al vaglio di una inderogabile attenzione: “Cosa le capita?” chiede l’infermiera. Risposta del paziente: “Mi capita quello che mi succede“. Punto.

La mente, forse altrove, prigioniera di ciò che può anche insistentemente rappresentare causa di confusione, anche sul versante di una contumace ed implicita caratterizzazione, pare che, a volte, possa fare valere i primi termini istintivi usati per esprimere una percepita condizione: “Ho sentito come una ruota che girasse nella pancia”, “Ho avuto il vomito senza vomito”, “Ho paura che stanotte muoio di nuovo”, “Mi mancano diversi pezzi del corpo”, “Mi sento il cuore che rotola verso il basso e poi risale” e, fra altri ancora, “Ho comprato un paio di scarpe che mi hanno morsicato il piede”.

Da questi casi, ad altri, si ritorna su ulteriori forme di questa subentrata compenetrazione, fra il tema sanitario e quello di una personale espressione, circa quanto lamentato, attraverso una propria esternazione.

Ad esempio ad un tale specialista, la precisazione pare, invece, che sia stata rivolta come “Abbiamo portato nostra madre per un’emorragia emorragica”, mentre qualcun altro, seguendo un proprio percorso, ha avuto il piglio di spiegare che “Voglio una visita ai reni perchè voglio sapere come sono i polmoni”.

Nei corteggiati meandri della scienza curativa, sull’altare del bene della salute perseguito in una perentoria risoluzione esclusiva, l’incrocio dei sensi e dei termini corrispondenti pare abbia pure favorito il poter dire “Mi hanno dato lo sciroppo tassativo”, in relazione ad una tosse che, per qualcun altro, era lamentata come “abbaiante”, a differenza d’altrui sventura, nella quale era ritenuta, invece, testualmente, “vuota” e che dire, anche in piena estate, di una lamentata “ernia di Natale”?: forse che trattasi di “ernia inguinale”.

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Mio marito ha avuto l’ictus cereale (cerebrale)

Mi hanno operato al cuore ed ora ho il black and decker (pace maker)

Ho un po’ di sifilide (sinusite) al naso.

Ho le arachidi (ragadi) anali.

Ho fatto la bio spia (biopsia) al fegato.

Ho l’alluce calvo (valgo).

Ho preso l’aspirina incandescente (effervescente)

Ha la semenza senile (demenza).

Ho fatto il clisma opale (opaco).

Mi hanno messo gli ingranaggi (drenaggi) per il pneumotorace.

Ha un trauma cranico alla testa detto da un ambulanziere

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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