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Alle 6 del mattino al casello dell’autostrada una domenica d’inverno ci sono solo tenaci temerari che affrontano il freddo per mete lontane, nessun lavoratore o pendolare, ma personaggi avvolti da giacche e pantaloni colorati in partenza per monti innevati. Una ciurma di sportivi che al tardo pomeriggio cede il posto macchina all’incontro di amanti clandestini…

Nessuno parla, troppo freddo e gli occhi ancora avvolti in un velo di sonno, la direzione è svelata dalle attrezzature: sci per le piste, piccozze per gli alpinisti, entrambi per sci-alpinisti. Faccio parte dell’ultimo gruppo. Sono in attesa degli amici nell’alba carica di fumi d’acciaio delle esalazioni del tondino bresciano, il nostro destino è il cuore delle piccole Dolomiti vicentine, una coda dolomitica dei monti pallidi patrimonio dell’Unesco.piccole dolomiti

Il punto di partenza per la nostra escursione è poco sopra Recoaro Terme, malinconica stazione termale sul viale del tramonto, sovrastata dai picchi delle piccole Dolomiti, poco frequentate e conosciute, ma scrigno di fascino e di storia.

Ci arrivi salendo la Val Dagno, avamposto del nord-est operoso e produttivo, una vallata pianeggiante con una miriade di capannoni, fabrichette e agglomerati commerciali al posto delle margherite, che hanno l’alone del sudore del lavoro sotto le ascelle anche la domenica mattina.piccole dolomiti

Le piccole Dolomiti della stessa “pasta rocciosa” delle sorelle maggiori, sono incastonate come gemme tra l’altopiano dei Monti Lessini e l’altopiano di Asiago, a delimitarle ad est, come una sentinella, c’è il monte Pasubio.

Il Pasubio è il massiccio più noto, è stato teatro di cruenti scontri durante la prima guerra mondiale che ha lasciato segni indelebili sulla montagna, ancora oggi si possono osservare trincee, gallerie, scavi e resti di baraccamenti.
Montagne vertiginose, con pendii scoscesi verso valle, offrono paesaggi stupendi, ma soprattutto la possibilità di praticare tutte quelle attività sportive tipiche dell’ambiente Dolomitico.balto

La strada stretta che porta al rifugio Cesare Battisti (1265 metri di altitudine) in inverno è innevata, sci ai piedi e si sale dal laghetto di Marzotto verso il rifugio, in un paesaggio di struggente bellezza. Silenzio, nessun impianto di risalita violenta la vallata dolomitica. Quassù gli stretti canali che tra una guglia e l’altra sono chiamati vaj, stretti ed impervi solchi scavati dall’erosione dell’acqua e particolarmente suggestivi, trattandosi a volte di profonde incisioni con pareti rocciose.

I vaj scaricano neve pericolosa, ne difendono la wilderness, ma la nostra salita è ben riparata nell’ampio vallone. Un filare di bosco fitto di faggi fa corona prima di uscire tra i mughi chini sotto la neve, per tracciare la nostra via di salita che s’avvicina alla vertigine delle pareti. Il sole sale e colora di rosa le piccole dolomiti.piccole dolomiti

Il tempo dei pionieri dei monti pallidi è passato, su quelle pareti sono scritte leggende alpinistiche di leggendari personaggi, come Gino Soldà, partigiano, alpinista e guida alpina, maestro di sci, olimpionico a Lake Placid nel 1932, un ragno delle piccole dolomiti che nel 1954 partecipò alla mitica spedizione italiana al K2.
Umili eroi gli alpinisti di quel tempo, sgobbavano tutta settimana per passare il giorno di “riposo” a sfaticare aggrappati a strapiombanti pareti rocciose, con poca attrezzatura, una corda di canapa e tanto coraggio. Senza ne gloria ne sponsor, appiccicato al maglione di lana infeltrita nessuna pubblicità ma il sudore e una passione sfrenata per la montagna.

La nostra via sale verso il varco che divide le guglie dolomitiche
in direzione della vetta del Carega (2259 metri d’altitudine) che svetta oltre il rifugio Fraccaroli. La salita è ripida sino alla sella, unico che non da cenno di stanchezza è il mio fedele cucciolo che corre, salta nella neve, avanti e indietro beffandosi del mio sudore e del mio ansimare mentre cerco di mantenere un’andatura rispettabile. Si sfiorano le pareti graffiate dalle tenaci mani di Gino Soldà, il panorama è spettacolare poi il vajo si stringe, stretto tra i filari di roccia pallida.

Quando la neve lascerà il posto ai crocus i monti pallidi
si vestiranno dello splendido abito della primavera, sarà il momento di ritornare per arrampicarsi sulle ardite vie di Gino Soldà al Baffelan, ma ora è il momento d’invertire la rotta e godersi la sciata. Balto, il mio cucciolo è già pronto e scalpitante.

Molto belle le piccole Dolomiti con i colori della primavera, offrono scorci molto suggestivi e hanno la particolarità di poter essere facilmente raggiunte anche dall’escursionista non molto allenato, permettendo un approccio sportivo dedicato a tutti, dall’appassionato ed esperto arrampicatore in cerca di emozioni, alla famiglia in vacanza e in cerca di relax. Essendo i primi rilievi che si incontrano salendo dalla pianura veneta, nelle giornate più serene offrono meravigliosi panorami sui paesi sottostanti, sul mare Adriatico e addirittura agli Appennini.

Per informazioni sugli itinerari e sulla sicurezza:

CAI Valdagno
Corso Italia n. 9/C Valdagno tel. e fax 0445/407201 in orario di apertura: giovedì ore 20.30 – 22.30 sabato ore 17.30 – 18.30
CAI Sezione di Recoaro Terme
Casa del Parco CP 8136076 Recoaro Terme

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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