Una foto di gruppo, più l’immagine di una “collinetta sormontata da una torretta”: tutto questo corrisponde al Coro La Mirabella, simbolicamente rappresentato dal caratteristico emblema sagomato che modella i principali riferimenti ai quali una pluriennale tradizione canora si appella.

E’ il fronte ed il retro visivo di una pubblicazione illustrata che, a tale corale di Paderno Franciacorta, dedica un resoconto significativo, rispetto ai nove lustri abbondanti del proprio vibrante timbro espressivo, dettagliato nel risultato di un’iniziativa editoriale, sviluppata in una perdurante testimonianza culturale.

“Amici del Coro La Mirabella”: è il nome, tratto dallo statuto di fondazione, proprio dell’apprezzata associazione che è referente delle prerogative descritte nelle circa trenta pagine di una esclusiva trattazione pertinente.

Ho voluto dipingere la storia che stiamo costruendo ora, perché troppo spesso dimentichiamo, o meglio non guardiamo con attenzione, un mondo che è pieno di vitalità e che deve farci onore”: scrive, fra altre considerazioni, il presidente del coro, Battista Salogni nella prefazione dell’opera memorialistica che, in un’ottica divulgativa, riassume le peculiarità tratte dal percorso di una significativa testimonianza d’aggregazione, ispirata alla fedele interpretazione di una plurale armonia costitutiva.

Quell’armonia polifonica che percorre repertori sia sacri che profani della produzione canora, legata ai motivi più disparati: da temi ieratici e solenni, a contesti, invece, indugianti sulla celebrata condivisione rispetto a quei contenuti che vi si trovano immessi dalle circostanze e dalle emozioni con le quali, in altrettante prerogative, possono apparire evocati i maggiori snodi cruciali del vivere.

Ad esempio di questa versatilità, è la precisazione delle prime fasi relative al costituirsi, in una specifica formazione, degli esponenti di questo coro: “(…) Era l’anno 1972 quando un gruppo di cantori della corale parrocchiale Padernese, insieme con il maestro Paolo Vianelli, decise di formare un gruppo che potesse cantare canti popolari e, in particolare, quelli legati alla tradizione Alpina. Non vi era ancora nessun nome e nessuna divisa e le prove del gruppo si svolgevano presso l’oratorio. (…)”.

Nella peculiarità del “coro spettacolo”, con la proposta di una contestuale interpretazione cabarettistica, come anche nei “canti popolari bresciani”, in tale genere sviluppati, su altro versante, in aderenza ad una più vasta ed antica tradizione polifonica, e nel “canto gregoriano e greco ortodosso”, l’incedere sperimentale del coro ha conosciuto feconde stagioni di riuscite prestazioni, giunte ad effetto anche per il tramite del mirato apporto dei rispettivi maestri del solerte sodalizio, nelle persone di Paolo Vianelli, Francesco Troli e Gilberto Gorini, secondo un mandato fiduciario anche ricoperto, per breve tempo, dalla cantante Elena Ravizza, “sostituita poi dal maestro Gino Cavalleri, già direttore della corale della parrocchia di Villa d’Erbusco e del coro Alte Cime di Erbusco”.

A lui subentra, con il giro di boa del nuovo millennio, il maestro Sergio Franchi, con “l’inserimento nell’organico di voci femminili”, insieme al convergere delle attività rielaborate nel dare ulteriore impulso allo studio delle opere del primo periodo Barocco ed al definire una possibile compenetrazione delle manifestazioni canore sia da parte della poesia che delle meditazioni a tema, come pure per mezzo degli “spazi strumentali e vocali gestiti dal maestro Franchi al pianoforte, da Daniela Fucha al violino, da Alice Mafessoni al flauto e dalle voci di Gitti Claudia, Braccia Luana, Angelica Paletti, Rosa Coccoli, Lucia Metelli e Balbi Adele”.

Costante strategia di applicazione, per ogni avvicendamento operativo d’azione, è, fra altri aspetti, “l’apprendimento delle varie tecniche corali, legate alla vocalizzazione e alla respirazione con la collaborazione di Angelica Paletti”, mentre, per ciò che, invece, concerne “l’esegesi dei testi ed il loro legame con la liturgia”, tale specifico contributo di approfondimento è svolto dal presidente Salogni, al vertice del coro, in un ruolo che, nella veste, invece, di presidente onorario è ricoperto da Battista Vivenzi.

Nella pluridecennale storia di questa ininterrotta sequela d’impegno, dedicato alla disciplina che ne contraddistingue la caratterizzazione più genuina, è emersa pure la collaterale manifestazione di una spontanea impronta di convergenza, strutturatasi nel territorio d’appartenenza della medesima istituzione, per il tramite del realizzarsi di “un’associazione denominata “Amici del Coro”, con 201 persone aderenti, formatasi nel 1996 e terminata nel 2000”.

Un aspetto, insieme ad altri ancora, che concorre a profilare la poliedrica sostanza di una realtà percepibile anche come congiunzione di distinte corrispondenze di prossimità, sia sul piano di una vocazione personale che di una talentuosa educazione ad una sinergia d’afflato sociale, tanto portavoce di un ricco substrato culturale, quanto interprete di un eclettico misurarsi con i contenuti di un folcloristico retaggio tradizionale, dando forma espressiva a quel vasto repertorio in cui la natura umana è il paradigma naturale di un messaggio d’interazione sensoriale con i diversi elementi che vi si possono scorgere in una interessante dinamica particolare.

Tra soprani (Rosa Coccoli, Lucia Lancini, Angelica Paletti, Marina Vianelli), contralti (G.Pietro Archetti, Adele Balbi, Marinella Cavalieri, Giuliano Franchi, Alberto Manenti), tenori (Luciano Franchi, Diego Mafessoni, Battista Salogni, Carlo Zanini) e bassi (Fiorenzo Bosis, Edoardo Buffoli, Angelo Saleri), nell’ulteriore insieme documentaristico di ciò che al coro è reputato congeniale, questa pubblicazione, nel congiungerne le parti salienti, pare testualmente motivata dal fatto che “la storia è fatta di attimi, momenti vissuti, esperienze, sensazioni. Il tempo pare allontanare, dal nostro pensiero, il ricordo di fatti, persone, nomi. E’ importante, invece, ed essenziale recuperare la dimensione della memoria. Ripercorrere il nostro passato significa rendere omaggio e riconoscenza per tutti coloro che hanno costruito la nostra storia. Ognuno è stato importante ed essenziale e verso tutti va il nostro ringraziamento. (…)”.